Il Sindaco di Nardo’ vuole chiudere l’ANPI

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Nardò è comune gemellato con la mia Fiorano e anche per questo patisco quell'accusa , oltre ad essere iscritto all'Anpi.


E’ stata ripresa da diverse testate l’uscita del sindaco di Nardò Pippi Mellone: “”Chiudiamo l’Anpi di Lecce, è un pericolo per la democrazia””: Nardò è comune gemellato con la mia Fiorano e anche per questo patisco quell’accusa , oltre ad essere iscritto all’Anpi.
Perché dovrebbe chiudere? “”L’Anpi e compagni l’articolo 21 della Costituzione non dovrebbero usarlo per sciacquarsi la bocca a giorni alterni – dichiara il sindaco – ma tenerlo sempre presente, farne un modo d’agire quotidiano. Non chiedere un giorno la chiusura di CasaPound e il giorno dopo scandalizzarsi se qualcuno chiede la chiusura dell’Anpi”.
Ma dipende cosa fa CasaPound e cosa fa l’Anpi e le differenze dell’agire sono sotto gli occhi di tutti.
Ha invece un po’ di ragione, ma ciò non motiva la chiusura, quando ricorda come “”l’Anpi abbia protestato per la mozione approvata dal Consiglio comunale di Lecce per intitolare una via a Norma Cossetto, la giovane istriana barbaramente uccisa dai partigiani titini. Usando anche in quell’occasione parole gravissime che infangano la memoria della martire”.
L’Anpi deve riconoscere che sulle Foibe è calato per troppo tempo un silenzio di parte e contribuire a chiarire tutti gli aspetti di quella brutta pagina, comprese le cause che la provocarono e le conseguenze sui profughi. La destra sta strumentalizzando le Foibe perché le è stata data l’opportunità e un ingiusto silenzio dà voce a tutte le urla, compresi gli urli sguaiati.
E non ha in questo caso ragione il presidente della regione Puglia Emiliano a sostenere che “”L’Anpi si è guadagnata il diritto all’esistenza perenne col sangue dei partigiani di tutti gli orientamenti politici che lottarono e vinsero la guerra di Resistenza””: Niente ha diritto all’esistenza perenne; deve continuare a guadagnarsela ogni giorno, però ha ragione quando dichiara: “”Non si chiude la sede e non si spegne la voce di chi non si condivide, ma solo di coloro che ricostituiscono il partito fascista e usano la violenza come metodo di lotta politica””.
E fin qui siamo all’uscita provocatoria, per me stupida, di un sindaco e la risposta arroccata di una associazione.
Mi perdo invece nei meandri dell’assurdo quando scopro che Pippi Melone è un fedelissimo di Emiliano (Pd) e può nel contempo tranquillamente dichiarare: “”Sull’Anpi come su altre questioni non abbiamo identità di vedute. Lo stesso vale con la Lega o altri partiti. In un’amministrazione civica in cui ci sono numerose sensibilità, io ho una formazione di destra, sono cresciuto in Alleanza Nazionale e Azione Giovani”.
Per come la vedo io, emiliano e non Emiliano, nella questione meridionale da affrontare, c’è che anche il modo che si ha di intendere la politica.

 

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