Il signor Castità (seconda parte)

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“Pagine memorabili del giornalismo italiano”Bice propone ai lettori un florilegio degli articoli scritti da alcuni Maestri del giornalismo italiano.Da come essi hanno descritto e interpretato l’avvenimento, emergono e ritornano alla luce pagine memorabili che narrano di eventi indimenticati e si scoprono, in altre pagine, avvenimenti ignorati o sepolti dalla coltre del tempo. Il tutto scritto con maestria inarrivabile.

 

Intervista di Oriana Fallaci ad Alfred Hitchcock. Ne esce un ritratto umano del regista davvero sorprendente. Sempre che l’attempato volpone non abbia saputo celare con eleganza la sua vera indole alla curiosità della giovane giornalista.

Alberto Broglia

 

Il signor Castità (seconda parte)

 

Oriana Fallaci : Signor Hitchcock, si rende conto che i suoi insegnamenti e i suoi film servono ai crimini? Lo sa che anni fa, ad Ankara, un giornalista uccise un diplomatico servendosi di una rivoltella nascosta nella macchina fotografica: esattamente come nel suo film Inviato speciale?

 

Alfred Hitchcock : Sì che lo so. E ne fui assai lusingato. Oh, non so cosa darei per sapere tutte le volte che mi hanno imitato. Il guaio è che ogni giorno avviene un delitto perfetto: quello che non è scoperto. Non essendo scoperto il delitto, io non so se mi hanno imitato. Però tre anni fa, a Los Angeles, un tale che aveva ucciso tre mogli disse di aver ucciso la terza dopo aver visto Psycho. I giornalisti mi telefonarono: «È contento, ora?», «No» risposi. «Non ha detto dopo quale altro mio film ha ucciso la seconda. Magari la prima l’ha uccisa dopo aver bevuto un bicchiere di latte.» Dal bicchiere di latte alla rivoltella. Quante volte è successo.

 

Certo lei spara la rivoltella come un campione, signor Hitchcock, e durante la guerra si è comportato come un demonio.

 

Io non ho mai preso in mano una rivoltella né una qualsiasi altra arma. Ignoro perfino cos’è il grilletto e non ho mai fatto il soldato. Quando scoppiò la Prima guerra mondiale, grazie a Dio, ero troppo giovane. Quando scoppiò la Seconda, grazie a Dio, ero troppo vecchio. A caccia non ci sono mai andato. Quanto alla gente che va a caccia… Lei non andrà mica a caccia, per caso? ! ?

 

Veramente… sì.

 

Lei è una criminale, una irresponsabile, una donna senza cuore. My God! Io posso guardare un cadavere fatto a pezzi senza battere ciglio ma non posso sopportare la vista di un uccello morto. Troppo straziante. Non posso nemmeno vederli soffrire, gli uccelli, stancarsi. Durante la lavorazione del mio film, dove ho impiegato millecinquecento cornacchie ammaestrate, c’era un rappresentante della Società protettrice degli animali e allorché diceva: «Ora basta, signor Hitchcock, credo che gli uccelli siano stanchi», io smettevo subito. Io ho la massima considerazione degli uccelli e, film a parte, trovo giustissimo che essi si prendano quella vendetta sugli uomini. Da centinaia di secoli gli uccelli sono perseguitati dagli uomini, uccisi, messi in pentola, in forno, allo spiedo, usati come penne da scrivere, piume per i cappelli, trasformati in agghiaccianti soprammobili impagliati… Tale infamia merita
un castigo esemplare.

 

Capisco. In altre parole, il suo film ha un profondo significato filosofico e morale. Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te eccetera eccetera.

 

Nemmeno per sogno. Se c’è una cosa che io non saprò mai fare, questa è girarmi il colletto e assumere il ruolo di predicatore. Io, quando la gente mi chiede cosa ne penso dei film che danno lezioni filosofiche e morali, rispondo: non credete che insegnare la filosofia spetti ai filosofi e insegnare la morale spetti ai preti? La gente non va mica al cinema per ricever sermoni: se fosse così, anziché pagare il biglietto dovrebbe versare l’obolo alla mascherina e farsi il segno della croce prima di sedere in platea. La gente va al cinema per divertirsi. E paga molto per divertirsi. La moralità, sa, è molto meno costosa del divertimento.

 

Eppure so che lei tiene molto alla moralità, perlomeno ad un certo tipo di moralità. Non ha mai divorziato, la sua vita è netta di scandali; e so che un giorno, essendo capitato alle Folies Bergère con sua moglie, se ne andò dicendo: «Questo è un mondo di perdizione».

 

No, no. La storia è diversa e assai più divertente. Avevo trentun anni, ero sposato da cinque, e scrivevo la sceneggiatura di un film su una giovane coppia che fa il giro del mondo e di conseguenza va alle Folies Bergère dove, nell’intervallo, quelle ragazze fanno anche la danza del ventre. Poiché non avevo mai visto questa danza del ventre e non riuscivo nemmeno ad immaginare di che si trattasse, dissi a mia moglie andiamo a Parigi e ci andammo. Incluse le Folies Bergère .

 

Venne l’intervallo e chiesi a quello che credevo fosse il direttore, un tipo in smoking, se potevamo vedere la danza del ventre. Il tipo disse venite con me e ci caricò su un tassì. Il tassì si allontanò subito verso vie tortuose, ma io e mia moglie eravamo innocenti e non capimmo. Poi il tassì si fermò dinanzi a una casa che era una di quelle case e… Bè… Insomma… io e mia moglie non eravamo mai stati in posti come quelli, capisce, così restammo terrificati a guardare, capisce, mentre quelle ragazze facevano certe cose che non erano proprio la danza del ventre, capisce. Finché io esclamai: «Ma questo è un mondo di perdizione!» Avevo trentun anni. E non ero stato che con mia moglie.

 

Capisco. Certo, oggi, giudicherebbe la faccenda in modo diverso.

 

Oh no! Ho sessantaquattr’anni e posso giurare di non aver mai conosciuto altra donna fuorché mia moglie. Né prima né dopo il matrimonio. Mi sposai che ero vergine, lo giuro, e il sesso mi ha sempre interessato pochino. Io non capisco quelli che perdono tanto tempo dietro al sesso: il sesso è una roba da bambini, da cinematografo, infine una gran scocciatura. E siccome io ho sempre evitato le scocciature… Ricordo il giorno in cui mi capitò di scrivere il film Da donna a donna: la storia di un tale che ha un’amante a Parigi ma batte la testa, perde la memoria, e si mette con un’altra che gli dà un figlio. Bene: avevo ventitré anni, non ero mai stato con una donna, e non avevo la minima idea di come facesse una donna ad avere un figlio. Tanto meno avevo l’idea di cosa facesse un tale quando stava con la sua amante a Parigi o quando stava con un’altra che gli dava un figlio. E così…

 

Ora lo sa, signor Hitchcock?

 

Ora sì. Ho una figlia di trentacinque anni e tre nipotini. Detto fra noi, sono nonno. Però, se pensa che mia figlia nacque quando avevo quasi trent’anni e solo allora capii che i bambini non si trovano sotto i cavoli… Lei non ci crederà, nessuno mi crede mai, dicono che lo faccio per inventare un personaggio, ma fino a ventiquattr’anni non ho assaggiato un gocci
o di alcool, fino a venticinque non ho fumato un sigaro. Ero timidissimo, più timido d’oggi, se raccontavano storielle sporche arrossivo come una ciliegia, sicché i miei amici le raccontavano sempre quando non c’ero e se arrivavo dicevano: «Silenzio, arriva Hitchcock». Quanto a mia moglie, l’ho sposata perché me lo ha chiesto. Viaggiavamo e lavoravamo insieme da anni e non l’avevo mai sfiorata con un dito.

 

Ma come mai? Non le piacciono le donne, signor Hitchcock?

 

Sì, che mi piacciono: e più degli uomini. Infatti con loro son meno timido che con gli uomini. A un uomo, per esempio, queste cose non le direi mica. Però mi piacciono per parlarci, per mangiare: non per ragioni di sesso. Quando la gente mi chiede: «Signor Hitchcock, perché le protagoniste dei suoi film son sempre bionde? Ha dunque un debole per le bionde?». Io rispondo non so, dev’essere un caso, o il fatto che sono signore e fin da bambino ho sempre creduto che le signore fossero bionde, mia moglie è bionda. Io il debole non ce l’ho per nessuno, né per le bionde né per le rosse né per le brune, e le donne sexy… Lo sa quali sono le donne più sexy, insomma più legate al sesso? Le nordiche. Si vede che il freddo le scalda. Consideri le inglesi: sembrano tutte maestre di scuola, ma guai al poveretto che se ne trova una in un tassì. Come minimo ne esce spogliato.

 

Scusi, sa: ma lei come fa a sapere queste cose, signor Hitchcock?

 

Che discorsi! Ascolto la gente che parla, mi informo. Ovvio che sono informazioni di seconda mano. Anche i chimici sanno che mescolando una certa polvere con un’altra polvere si salta in aria. Ma non lo sanno mica perché sono saltati in aria.

 

Troppo giusto. Sua moglie le sarà molto grata, signor Hitchcock?

 

Lo spero. A parte il fatto che in trentasette anni non le ho mai fatto un corno, nemmeno col pensiero, io sono un marito come se ne trovano pochi. Pensi che, siccome noi abbiamo soltanto una domestica a ore, mia moglie fa la cucina. Quando prepara il mangiare, però, io la aiuto e dopo mangiato lavo sempre i piatti. Li lavo, li asciugo, e li metto a posto.

 

Complimenti. Se divorzia, la sposo io.

 

Grazie, fa sempre piacere sentirsi desiderati. Però, se mi sposa, non si faccia illusioni: per me uno stracotto vale più di un bel nasino e a una moglie chiedo anzitutto d’essere brava in cucina. Lei è una buona cuoca? Mia moglie è una cuoca eccellente, e io sono goloso da morire. Le cose che mi rendono maggiormente felice su questa terra sono mangiare, bere e dormire. Dormo come un neonato, bevo come un otre, ha visto che faccia rossa?, e mangio come un maiale. Anche se questo mi fa assomigliare sempre di più a un prosciutto. Giorni fa, camminando per New York, mi vidi riflesso in una vetrina e, prima di riconoscermi, cacciai un grido di spavento. Poi gridai a mia moglie: «Chi è quel prosciutto che cammina?». Non volevo crederle quando lei rispose: «Sei tu, caro».

 

Suppongo che non le capiti spesso urlar di spavento. Addestrato com’è a far paura agli altri, la paura deve esserle del tutto sconosciuta.

 

Al contrario: sono l’uomo più pauroso e più vigliacco che mai le capiterà di incontrare: tutte le sere mi chiudo a chiave in camera come se dall’altra parte dell’uscio ci fosse un pazzo pronto a scannarmi. Ho paura di tutto: dei ladri, dei poliziot
ti, della folla, del buio, della domenica… Quella della domenica è una paura che incominciò quando ero bambino e i genitori mi mettevano a letto alle sei per andarsene al ristorante. Alle otto mi svegliavo, i miei genitori non c’erano, c’era solo quella luce bassa, quel silenzio di casa vuota e brrr! Non a torto, sposandomi, dissi a mia moglie: la domenica sera vorrò sempre una bella cena con tanta luce, tanta gente, e tanto rumore. Quella dei poliziotti invece è una paura che mi venne verso gli undici anni. Ero salito su un autobus ed ero sceso al capolinea: senza soldi per riprendere l’autobus. Tornai a piedi e giunsi a casa dopo le nove. Abitavamo nel quartiere di Soho, a Londra, mio padre era commerciante di polli. Mio padre aprì la porta e non disse nulla. Non un rimprovero, nulla. Si limitò a darmi un biglietto e a dire: portalo a Wattson. Wattson era un poliziotto, amico di famiglia. Non appena ebbe il biglietto mi chiuse in una cella strillando: «Così finiscono i ragazzi cattivi che tornano a casa dopo le nove». Brrr! Sono passati cinquantatré anni ma tutte le volte che vedo un poliziotto io mi metto a tremare. E poi ho paura della gente che litiga, della violenza. Io non ho mai litigato con nessuno e non so cosa sia fare a pugni. E poi ho paura delle uova. Anzi, più che paura, disgusto. Quel coso bianco, tondo, senza buchi, che poi si rompe e dentro c’è un coso giallo, tondo, senza buchi…! Brrr! Ha mai visto niente di più orrendo di un tuorlo d’uovo che si rompe e spande il suo liquido giallo? Il sangue è allegro, è rosso. Ma il tuorlo è giallo, schifoso. Non l’ho mai assaggiato. E poi ho paura dei miei film. Io non vado mai a vedere i miei film. Io non capisco come faccia la gente a vedere i miei film.

 

Questo è abbastanza illogico, signor Hitchcock. Del resto, anche i suoi film sono illogici. Dal punto di vista della logica, non uno di essi sta in piedi.

 

D’accordo. Ma cos’è la logica? Niente è più stupido della logica. La logica è il risultato del ragionamento, il ragionamento è il risultato delle esperienze, e chi ci dice che le nostre esperienze siano le giuste? Il mio cane non capisce la musica, Bach lo annoia da morire. Ciò significa che il mio cane è illogico? Significa solo che le sue esperienze sono diverse da quelle di Bach. Io non do nessuna importanza alla logica. Nessuno dei miei film è basato sulla logica. I miei film sono basati sul suspense, non sulla logica. Datemi una bomba: e Cartesio va a farsi friggere. Niente è migliore di una buona bomba per creare suspense. Dico suspense, non sorpresa.

 

Erudisca me e chi ci legge, signor Hitchcock. Ci spieghi il suspense.

 

 

Oriana Fallaci

 

 

( Tratto da: Oriana Fallaci – Gli antipatici – pagg. 254 e segg . – RCS Libri 1ª ed. 1963 – 3ª ed. 2009 )

 

La 1ª parte è stata pubblicata su Bice n° 226

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