Il sei in condotta allo studente di Carpi per critiche alprogetto di alternanza scuola lavoro

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Il sei in condotta allo studente di Carpi che ha criticato il progetto di alternanza scuola lavoro è un atto vergognoso, una intimidazione gravissima.

 

Quanto accaduto a Carpi, dove uno studente dell’ITIS “Da Vinci” è stato punito con il 6 in condotta per aver espresso critiche al progetto di alternanza Scuola-Lavoro, è a dir poco vergognoso.

Che un istituto scolastico minacci e limiti la libertà di espressione di uno studente con metodi che hanno tutte le caratteristiche di una intimidazione è gravissimo.

Nel comunicato del Preside si fa riferimento a un non meglio identificato pregiudizio ideologico del ragazzo. A noi pare che di ideologico (e della peggior ideologia) vi sia unicamente l’atteggiamento di chi vuole una scuola fatta di tanti soldatini obbedienti, sottomessi e silenziosi, disposti ad accettare in silenzio, qualsiasi cosa. Questo sarebbe il modello di cittadino che le nostre scuole formano? La repressione del dissenso è un metodo che credevamo appartenere ad altri periodi della nostra storia. Nel merito politico troviamo inoltre preoccupante che con l’alibi dell’educazione si metta a tacere un grido d’allarme che conferma, ancora una volta, come il sistema dell’alternanza sia nei fatti fallimentare. Lo sfruttamento denunciato dal post dello studente è infatti purtroppo un dato reale, frequente e diffuso anche nel nostro territorio. Da oltre 3 anni aspettiamo ancora l’uscita di una “carta dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola-lavoro”, che dovrebbe mettere per iscritto alcuni diritti essenziali per qualunque studente. Tutto ciò si somma a molteplici problematiche. Non essendo infatti specificate dalla Legge 107 le modalità di svolgimento, viene spesso lasciata ampia libertà alle scuole, costrette a cercare posti in qualsiasi realtà lavorativa ove sia possibile inserire i propri studenti, con il risultato che spesso non vi è alcuna continuità tra il percorso formativo e il luogo di lavoro o le mansioni assegnate.

In un contesto come il nostro inoltre questo sistema di “formazione” sta disabituando in modo allarmante gli studenti ad una visione che vede nel lavoro e nella tutela dei diritti un passo essenziale e imprescindibile per un miglioramento delle nostre condizioni e della nostra società.

In attesa che venga istituto il reato di “lesa alternanza” noi continueremo a batterci contro un modello che ci vorrebbe tutti “rotelle diligenti” di un ingranaggio neo-liberista, umiliati, repressi ed educati a tacere.

 

 

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