Il Sacro Sepolcro lo chiudiamo noi!

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E’ vero che un Luogo, nella fede, è prima di tutto un luogo dell’anima, quindi ovunque, ma chiudere il Santo Sepolcro, che lo si renda inaccessibile volontariamente per protesta contro chi può averne soltanto un pensiero artistico, storico e/o commerciale, mi sembra un gravissimo errore.

 


Qualcosa non mi quadra nella scelta degli ortodossi, cattolici ed armeni di Gerusalemme di chiudere al pubblico il Santo Sepolcro, per protestare contro una legge in discussione al parlamento israeliano sulla possibilità di espropriare terreni appartenenti alle istituzioni religiose e di applicare tasse alle loro attività commerciali.

Il sindaco di Gerusalemme rassicura: «I luoghi di preghiera sono esenti da tasse municipali. In merito non c’è alcun cambiamento e così continuerà ad essere» e si domanda invece, con qualche ragione, perché le attività commerciali come alberghi, sale di ricevimento e altre attività, seppure di proprietà religiosa debbano essere esenti. 

Più difficile da capire resta la possibilità, prevista dalla legge, di espropriare i terreni venduti dalle Chiese dal 2010, quindi intervenendo in modo retroattivo, in cambio di compensazioni per le società che hanno acquistato il terreno. Mi si dice che a Gerusalemme stanno cercando in ogni modo e con leggi molto sbrigative di togliere le case ai non-ebrei, di fatto portando avanti una pulizia etnico-urbanistica.

Israele, con l’appoggio non disinteressato del presidente Trump, ha intrapreso una strada pericolosa di contrapposizione su tutti i fronti, da quello politico a quello religioso, in balia di una destra pronta a mostrare il pugno di ferro, a suo modo diventando uno stato ‘teocratico’, dove l’identità con una fede è totale e la sua difesa necessaria fin oltre la sopraffazione.  

Nulla di nuovo. Invece resto stupito, non capisco e non approvo la contromossa di chiudere il Santo Sepolcro per protesta perché quel luogo è, in estrema sintesi, la ragione stessa della presenza cristiana a Gerusalemme, meta di milioni di pellegrini da tutto il mondo, costretti così a pagare il prezzo di una contesa stato-chiese determinata dal denaro, seppure foss’anche ingiustamente preteso.

Cattolici, ortodossi ed armeni possono legittimamente avviare qualsiasi iniziativa di protesta, anche clamorosa, ma chiudere il Santo Sepolcro è una follia sotto tutti i punti di vista, una forma inutile di Aventino e la negazione di quanto gli stessi Francescani scrivono: “Gerusalemme ha per i cristiani un cuore: la basilica sul Calvario e la Tomba di Cristo, memoriali degli ultimi eventi della vita terrena del Dio che si è fatto uomo per la nostra salvezza, è morto e il terzo giorno è risuscitato secondo le Scritture. Sono i Luoghi Santi di Cristo per eccellenza, definiti dai Padri centro e ombelico della terra, le sorgenti da cui l’uomo attinge salvezza e vita. I due Luoghi Santi sono correlati e inseparabili, come lo è il mistero pasquale della morte e risurrezione di Gesù Cristo che qui si è compiuto e che si compie incessantemente”.

E’ vero che un Luogo, nella fede, è prima di tutto un luogo dell’anima, quindi ovunque, ma che lo si renda inaccessibile volontariamente per protesta contro chi può averne soltanto un pensiero artistico, storico e/o commerciale, mi sembra un gravissimo errore. E non credo gli Israeliani si stracceranno le vesti, pur rischiando di rimetterci in fatto di visitatori, ma meno Gerusalemme sarà capitale delle religioni monoteistiche e più facilmente potrà diventare la capitale dello stato; quello che loro vogliono!

 

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