Il rischio della comodità

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Ci sarà ben qualcuno che possiede e gestisce le enormi banche dati ricavate dall’uso dei computer! E se qualcuno decidesse di usarli per fini che noi non condividiamo o addirittura contro di noi?


Stanno avvenendo cambiamenti pesantissimi che incidono sulla nostra libertà. Ma poiché avvengono continuamente e gradualmente non ce ne rendiamo conto appieno. Cioè, capiamo che cambiano i nostri strumenti di lavoro e le nostre abitudini, ma stentiamo a prevederne le conseguenze.

 

Prendiamo il computer. Tutto ormai passa da lì. Il nostro lavoro e il nostro tempo libero. Il computer sta diventando la nostra memoria. Wikipedia ha sostituito enciclopedie  e libri vari. Google è il motore di ricerca che ci risparmia il tempo e la fatica di andare a cercare questo o quello. Ma così sa che cosa abbiamo cercato, cioè i nostri gusti, le nostre tendenze politiche, i nostri interessi. Idem i social-networks. Anche il Telepass è un piccolo terminale di un più grosso computer che sa tutti i nostri movimenti. Così il cellulare, il bancomat, la carta di credito. Alla faccia della mai tanto così sbandierata privacy. Non che tutto questo non sia utile. Ci fa vivere più velocemente, annulla le distanze, ci fa stare in contatto col mondo.

 

Ma tutto ha un prezzo. In questo caso riceviamo comodità in cambio di libertà.

 

Senza rendercene conto. Eh sì, perché dobbiamo chiederci: chi controlla tutto questo? Ci sarà ben qualcuno che possiede e gestisce le enormi banche dati ricavate dall’uso dei computer! Sapere è potere. E se qualcuno decidesse di usarli per fini che noi non condividiamo o addirittura contro di noi?

 

Una semplice considerazione: la carta stampata viene gradualmente sostituita dalla comunicazione informatica. I giornali e i libri on line sono il futuro. Da secoli la memoria collettiva è affidata ai libri. Ce ne sono di varie tendenze, che ci trasmettono diverse letture dei fatti e dei personaggi del passato. Di libri ce ne sono un po’ dappertutto: nei conventi benedettini, nelle biblioteche, nelle case private. Dalla pluralità degli autori e delle notizie in essi contenuti risulta la memoria collettiva. Ma se oggi tutto viene affidato all’impalpabile memoria del computer, che ci dicono risiede in una nuvola (cloud), e se domani qualcuno decidesse di cancellarla toccando un tasto, ecco che ne saremmo privati.

 

La memoria è tutto. Sia a livello individuale che collettivo. Pensa a chi ha l’Alzheimer: è totalmente inabile e non può fare niente perché manca della memoria. Lo stesso vale per un popolo: senza la memoria perde la propria identità, non sa più chi è, è in balia degli “altri”. Ne vale la pena?

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