Il rilascio di Silvia Romano

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Con l’arma del panico, del dubbio e della solitudine, si può sconvolgere anche una mente preparata e ferma. Una schiera di leoni da tastiera l’ha insultata, eppure è evidente che sta eseguendo un copione che gli è stato ficcato in testa. Inaccettabili sono anche le parole gioiose di certi musulmani italiani, che dovrebbe nettamente rigettare questa sua falsa conversione e trattarla per quello che è: il frutto bacato del suo terrore.

 


L’ultimo romanzo scritto da Ian Fleming, dedicato a James Bond, s’intitola: “L’Uomo dalla Pistola d’Oro” e uscì otto mesi dopo la morte dell’autore, nel 1965. Questo libro inizia con il ritrovamento di 007, dopo che lo si era dato per morto. Era caduto in mano ai russi, che stranamente lo liberano. Quando si ripresenta davanti al suo capo, M, James Bond tenta di ucciderlo con una penna avvelenata. I russi gli avevano fatto il lavaggio del cervello.
Questa storia mi è tornata in mente vedendo Silvia Romano scendere dall’aereo. Se i russi avevano potuto fare il lavaggio del cervello a un duro come 007, cosa non si può fare a una ragazzina neolaureata, mandata allo sbaraglio in Africa? Con l’arma del panico, del dubbio e della solitudine, si può sconvolgere anche una mente preparata e ferma.
Una schiera di leoni da tastiera l’ha insultata, eppure è evidente che sta eseguendo un copione che gli è stato ficcato in testa. Inaccettabili sono anche le parole gioiose di certi musulmani italiani, che dovrebbe nettamente rigettare questa sua falsa conversione e trattarla per quello che è: il frutto bacato del suo terrore. Lo show messo in atto dal “Primo Raccomandato” e dal “Ministro degli Eteri” è stato vergognoso per il nostro Paese, una cosa mai vista prima.
Siamo certi che le hanno ordinato di vestirsi così, di professarsi musulmana e a parlare bene dei suoi carcerieri. Controllarla anche dopo il rilascio è facile, basta che le abbiano mostrato degli altri ostaggi e poi le avranno detto che se, dopo il rilascio, lei parlerà, gli taglieranno la gola. Oppure le hanno mostrato delle foto di sua madre mentre fa la spesa alla mattina, per farle sapere che non sarà sicura neppure a casa sua. Un loro referente in Italia può essere andato sotto a casa, aver seguito la madre e poi averla fotografata con il telefonino. Con tutti gli immigrati che abbiamo di origine somala, questo è uno scherzo da ragazzi.
La storia della conversione e dell’abito può solo essere un tentativo di difesa da lei messo in atto, o consciamente e inconsciamente, per proteggere sé stessa, i suoi familiari o altri ostaggi. Per questo va seguita da uno psichiatra e dai servizi segreti, e poi lasciata in pace.

 

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