Il referendum secondo Sarpedonte

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Forse è vero quanto si dice in giro. Bossi e Berlusconi già sapevano di perdere e l’Unione non ha mai dubitato un attimo della vittoria del NO. La posta era alta perchè questo referendum confermativo aveva più valenza politica delle politiche stesse. Quì ci si giocava non l’identità degli amministratori ma la struttura stessa dello Stato: quella Costituzione basata sul centralismo e sull’assistenzialismo andava perpetrata a tutti i costi.Come hanno risposto gli “”italiani””?Basta guardare un attimo alle regioni che più di altre hanno votato per la sua salvaguardia. Chi si aspettava che a fare la parte del leone per il NO fossero le solite regioni del centro, rosse per antonomasia, come l’EmiliaRomagna, Liguria, Marche, Toscana, si è dovuto ricredere: c’è chi ha fatto meglio di loro, e quì sta la sorpresa. Nelle regioni succitate il NO si è imposto sul SI nella misura che va dal 171% della Liguria (37% SI-63% NO) passando per il 200% di Marche, Emilia e Abruzzo, fino al 245% della Toscana (29%SI-71%NO). La Sicilia, schierata a destra nelle politiche, totalizza un 233%, la Sardegna ancora meglio, un 262%. Quasi come la Puglia con il suo 278% (26,5%SI – 73,5%NO). Prime tre qualificate, la Campania con un sonoro 305%, la Basilicata nel suo piccolo un grande risultato, il 330%, e infine la Calabria, regione di grandi opere pubbliche mancate, che totalizza un 470% ( 17,5% il SI’- 82,5% il NO ). Non voglio pensare che in queste regioni del Sud siano mancate le indicazioni politiche dei comitati per il SI. E’ più credibile che, sia tra i votanti che tra gli astenuti, sia prevalso il timore di perdere in futuro tutti i benefit di cui da sempre godono. Il federalismo bossiano ha messo la tremarella alle regioni a statuto speciale ( in nessuna ha vinto il SI, nemmeno nel FriuliVeneziaGiulia ) ha cambiato nel giro di pochi mesi il voto allo schieramento di destra, ha evidenziato come i termini devoluzione, sussidiarietà, autonomia, allontanino l’elettorato delle regioni più deboli e storicamente indebitate, quelle dai bilanci da punire, come dice Prodi. Con queste premesse ci sarà da ridere quando il governo vorrà tassare le amministrazioni con forti deficit: in quell’italia i debiti contratti sono inesigibili. A ben vedere, l’infelice esclamazione del senatore Speroni nell’immediato dopo voto ( “”Gli italiani fanno schifo”” ) trova sponda oggi in un articolo sportivo apparso in germania sul Der Spiegel, dove l’uomo italiano ( chiamato a caso Luigi Fiorello ) viene descritto come una forma parassitaria che non può vivere senza un animale al quale succhia più che può. “”Il suo obiettivo primario nella vita è l’ostentazione continua di affaticamento – scrive Der Spiegel – e il suo animale ospite preferito è la MAMA, una nutrice tettona che gli lava i calzini e gli cucina ogni giorno la pasta con un bel sugo denso, un mammone che rimane in casa fin oltre i 30 anni per poi sposarsi una bella ragazza che riuscirà a trasformare in breve tempo in un’altra mamma tettona alla quale non presterà più nessuna attenzione, tutto preso dal lucidare la sua Fiat e parlare di auto e di calcio””. E’ lo stesso giornale che negli anni di piombo dedicò una copertina indimenticabile all’italia: una pistola posata su un piatto di spaghetti. Le proteste sono subito fioccate e la testata ha dovuto presentare le sue scuse e correggere l’articolo. Ma il grosso resta. Questa è ancora l’immagine che ha di noi buona parte dell’Europa, e temo che, tra cinque anni, le cose non siano migliorate.

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