Il reddito di cittadinanza andrebbe toccato

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Il reddito di cittadinanza va forzatamente toccato, perché la sua introduzione fu affrettata
e senza la necessaria struttura, poi mai realizzata, per evitare che furbetti e persone davvero
bisognose finissero nello stesso calderone

Giuseppe Conte ha detto: “Se verrà toccato il reddito di cittadinanza la nostra opposizione non sarà dura, ma sarà durissima. Non faremo sconti” ed è il riconoscimento, viste le percentuali al sud, come proprio lì stia una percentuale importante del successo elettorale del M5S.

Ma il reddito di cittadinanza va forzatamente toccato, perché la sua introduzione fu affrettata e senza la necessaria struttura (poi mai realizzata) per evitare che furbetti e persone davvero bisognose finissero nello stesso calderone.

E’ sbagliato di contro volere abolire il reddito di cittadinanza perché ci sono in Italia milioni di persone in forte difficoltà economica e non mi va bene l’anticipazione che ho letto sul sito Money, di uno spacchettamento pensato da Fratelli d’Italia, che prevede il sostegno economico a chi non può lavorare, mentre gli altri avrebbero la possibilità di prendere parte a corsi di formazione e di essere assunti grazie a incentivi statali. Ma chi abita in zone dove il lavoro latita o il lavoro c’è ma a condizioni non dignitose? Semplicistica era stata l’attuazione del M5S, altrettanto semplicistica mi sembra questa pensata.

 Quindi il reddito di cittadinanza va salvato, a tutela del crescente numero di poveri e proprio per salvarlo va inevitabilmente ‘toccato’ e riformato. Mi dispiace che Giuseppe Conte riduca il problema ad uno slogan, proprio lui che lo introdotto e avrebbe avuto il tempo di correggerlo.

E qui viene il difficile perché significherebbe avere dei centri per l’impiego in grado di controllare l’accesso al lavoro e tutor per seguire chi fatica ad inserirsi a causa di fragilità personali. Significherebbe dovere incentivare la lotta al lavoro nero, facendo nel contempo emergere quelle attività accessorie come piccoli lavoretti e servizi alle persone.

Si toccherebbero troppi interessi per cui finirà ancora che il reddito di cittadinanza rimarrà com’è, lasciando come utopistica idea il concetto che ‘io comunità ti aiuto se tu ti aiuti e se tu rispondi aiutandoci’ per cui al reddito deve corrispondere, nella misura del possibile, un servizio per gli altri. Ma siamo nel mondo dei sogni.

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Una risposta

  1. Reddito di cittadinanza o voto di scambio ?
    Non mi meraviglio del fatto che Giuseppe Conte abbia detto: “Se verrà toccato il reddito di cittadinanza la nostra opposizione non sarà dura, ma sarà durissima. Non faremo sconti”
    Ricordo infatti che il RdC ha consentito a Conte di gridare alla vittoria perché il M5S, pur dimezzato nei consensi elettorali rispetto al marzo 2018, rappresenta il terzo partito nel nuovo parlamento. Conte sa che senza il Rdc il suo movimento sarebbe scomparso dalla scena politica italiana facendo la fine di tutti i movimenti qualunquistici della storia.
    Tutto si può dire dei pentastellati ma non che non mantengano le promesse. Quella più eclatante e suggestiva era l’abolizione della povertà . Di certo non possiamo pensare che la miseria dei 780 euro dell’immorale, demenziale e diseducativo Reddito di Cittadinanza, dispensati a cani e porci, anche a quelli che , lavorando in nero o facendo loschi affari, vanno in giro con SUV , sfoggiano capi di vestiario griffati e si dichiarano impossidenti, possa dare la felicità abolendo una povertà più che sospetta. V’è da dire però che la vera abolizione della povertà è quella che riguarda loro che , scelti dal mazzo attraverso la piattaforma Rousseau in ragione inversamente proporzionale al grado di cultura, alla competenza ed alla professionalità , da anni in qualità di senatore o deputato o addirittura di sottosegretario, ministro e persino vice premier occupano scranni in parlamento ai quali sono più attaccati dei politici della prima e seconda repubblica.
    E non c’è da meravigliarsi : la riduzione allo stato laicale dismettendo i panni di onorevole sarebbe a dir poco dolorosa. Tornare allo status di disoccupato, sottoccupato e fannullone a reddito zero sarebbe un suicidio. Rimarrebbe il Reddito di Cittadinanza almeno sino a quando non ci si renderà conto che non è immaginabile un salario senza lavoro in attesa di un posto che non ci sarà mai .
    Per questo rinunciare a quasi 15 mila euro al mese sarebbe una vera follia, un cupio dissolvi che non appartiene alla cultura dei nostri politici di prima, seconda e terza repubblica.
    Ecco spiegato il motivo per cui qualcuno ,all’indomani delle elezioni politiche del marzo 2018 , mettendo da parte l’inutile e pericoloso fardello dell’affinità ideologica, andava per forni per cercare alleanze. Ma non per cuocere il miserrimo Reddito di Cittadinanza, comunque utile per vincere le elezioni, ma le ben più sostanziose prebende parlamentari per la nuova casta.
    Ricordo però che un tentativo di umanizzazione del RdC è stato fatto nell’autunno del 2019 : è stato emanato il decreto 22 ottobre 2019 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che dava attuazione alle disposizioni di cui all’art. 4 del decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4 relativo alle misure urgenti per contrastare la povertà (RdC), convertito, con modifiche, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26.
    Con quel decreto a partire dal 2020 i beneficiari del Reddito di cittadinanza erano tenuti a svolgere lavori di pubblica utilità per il Comune di residenza. Si trattava , in sostanza, di lavori socialmente utili, definiti PUC, da svolgere in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni.
    I lavori di pubblica utilità potevano riguardare, ad esempio, la manutenzione del verde, l’assistenza alle persone anziane o a portatori di handicap, la tutela di aree pubbliche, l’assistenza all’organizzazione di iniziative culturali o formative ect.
    Il decreto sanciva che chi percepisce il Reddito di Cittadinanza e ha sottoscritto il Patto per il Lavoro o il Patto per l’Inclusione Sociale deve rendersi disponibile a svolgere lavori di pubblica utilità e a partecipare ai PUC nel Comune in cui risiede; la mancata adesione ai PUC da parte di uno dei componenti il nucleo familiare avrebbe comportato la decadenza dal Reddito di Cittadinanza.
    Tale disposizione, fatta eccezione per pochissimi Comuni, è però rimasta sulla carta e quasi generalmente inattuata.
    Vi sarebbe da dire anche che nella legge istitutiva del RdC e nelle norme attuative non sono state incluse disposizioni atte a scongiurare l’inevitabile tentativo di tanti furbetti di ottenere il RDC senza averne diritto .
    Non saprei dire se questa è trascuratezza o dimenticanza voluta.
    Sta di fatto che così come concepito ed attuato il RdC , in assenza di controlli capillari, non elimina la povertà ma incoraggia il vizio e la nullafacenza.
    Ricordo che l’art, 1 della nostra costituzione recita che l ‘Italia è una repubblica fondata sul lavoro, non sull’assistenza.

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