Il quarto compleanno di Bice

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Bice compie quattro anni (il primo numero uscì il 18 ottobre del 2005) e due parole credo si possano spendere. Editoriale del Direttore Alberto Broglia

Prima di tutto desidero ringraziare i Lettori. Voi siete la nostra energia e la nostra soddisfazione. Non importa che siate dissenzienti o consenzienti, critici o plaudenti, silenziosi o assidui nel commentare: ci seguite con attenzione e con dedizione e questo ci conforta e ci fa molto piacere.

Il secondo ringraziamento va alla Redazione che con ammirevole abnegazione dedica molto più tempo di quanto possiate immaginare alla lettura di commenti, di articoli, di giornali e di notizie nonché a redigere i testi da pubblicare.

Il terzo ringraziamento va a tutti coloro che ci inviano gli articoli da pubblicare in Agorà: rubrica sempre vivace, varia, ricca di argomenti.

Il quarto ringraziamento non c’è, perché non mi pare vi sia più alcuno altro da ringraziare, visto che Bice non ha sponsor, mentori o finanziatori più o meno occulti.

Possiamo tuttavia sottolineare ancora che Bice in questi quattro anni ha raccolto simpatie, soprattutto da parte di Voi Lettori, certamente molte di più di quanto si potesse anche con ottimismo immaginare.

Ma ha raccolto anche tanta, tanta noncuranza, talora anche ostentata.

Bice non è un quotidiano, non viene stampata, quindi non toglie nulla a nessuno. Molto spesso diviene cassa di risonanza per eventi o situazioni locali e non solo locali. Quando si cita una notizia o un articolo viene sempre indicato il riferimento da cui è stata tratto, quando è possibile con il link per consentire la lettura del testo al completo. Bice, per chi lo ignorasse, viene letta anche fuori dalla nostra provincia, e, seppur sporadicamente, anche fuori dall’Italia e dall’Europa.

Oltre ai testi che ci vengono inviati da Autori esterni ci sono gli articoli scritti dalla Redazione: Dante Fontechiari e Agostina Zecchin. Non dovrei essere io a dirlo, ma lo dico ugualmente: molti, per non dire tutti quei testi sono alto livello, per acume, contenuti, equilibrio e, perché no, anche per l’impeccabile sintassi e per il lessico appropriato.

Non uno di questi articoli, che io sappia, e sarei molto lieto di essere smentito, è stato ripreso almeno in parte da qualche quotidiano o settimanale. Non che questo fatto turbi i nostri sonni, tuttavia non ne comprendiamo fino in fondo il motivo.

E poi ci sono i Signori politici. Senza distinzione di colore e di appartenenza posso dire che la stragrande maggioranza di coloro che, a vario titolo, operano nel mondo della politica, o ignora Bice o fa mostra di ignorarla, avvolgendola in una spessa coltre di nebbia: a Milano, con buona pace degli abitanti fra Secchia e Panaro, si direbbe “gh’è una scighèra che la se taja cont’el cortel [1] . Anche questo fatto sfugge alla nostra capacità di comprensione.

La voce della politica in questa città è sostanzialmente afona, monocorde: difetta sempre più di contenuti originali e credibili; non è più squillante, chiara, comprensibile ed autorevole. In città al confronto e alla dialettica politica si è sostituito un prevedibile e scontato sovrapporsi di vociare nel quale la volgarità prevale sulla nobiltà della politica. Non riesce a prendere quota un dibattito di sostanza e non perchè manchino i cervelli, ma perché si è smarrito l’obbligo morale per le migliori teste pensanti di spendersi per la polis,l’imperativo di mantenere alto e vivace il livello del dibattito nell’Agorà (A proposito da sola l’Agorà di Bice questa settimana ha superato i cinquemila contatti). Bice, nel limite del possibile,  non desisterà dal ricercare ed evidenziare  ai soggetti politici e alle persone di buona volontà  quella strada perduta.

Le due parole che mi ero ripromesso sono diventate assai più numerose, per cui mi fermo qui.

Nel 2010 Bice compirà cinque anni: mi piacerebbe scrivere un editoriale di soli ringraziamenti.

Vi ringrazio per l’attenzione.

 


[1] Traduco : c ’è una nebbia che si taglia con il coltello”. Lo “o” si pronuncia “u”.

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