Il PROTOCOLLO SULL’ANTIFASCISMO

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Il PROTOCOLLO SULL’ANTIFASCISMO 

 

Invece di preoccuparsi delle aziende che chiudono, della delocalizzazione del lavoro all’estero, delle multinazionali che giocano con la pelle dei lavoratori (il caso Embraco è l’ultimo esempio in ordine di tempo), e dello sfruttamento del lavoro nero per finire agli anziani che non arrivano alla fine del mese, la triade dei sindacati modenesi si riunisce per firmare un protocollo anti-fascista con il Comune.

Non si può che concordare se si tratta  di essere contrari alla ricostituzione del partito fascista.  La Costituzione infatti  recita” E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” .

Il problema si pone quando qualcuno si erge a giudice  per definire fascista un movimento o una qualsiasi aggregazione che esprime valori e principi contrari alla sinistra medesima.

Più volte quale esponente di Forza Italia mi sono sentita etichettare “ Fascista”.

Non vorrei che il protocollo portasse alla negazione del principio della libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della costituzione – Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

In un passato recente tanti nostri attivisti sono stati intimoriti, se non aggrediti, solo per la loro appartenenza a un partito inviso alla sinistra più radicale. I recenti episodi di aggressione ai leali servitori dello Stato, culminati con le immagini che tutti noi ricordiamo del Carabiniere a Piacenza, caduto a terra e selvaggiamente picchiato, sono frutto di una campagna elettorale dove la sinistra senza argomenti, è messa alle corde dal programma di Silvio Berlusconi, per risollevare l’Italia.

Forse, i sindacati sono smemorati e hanno dimenticato che in 10 anni nella nostra provincia hanno abbassato la saracinesca 3.600 aziende. Nel comune di Concordia meno il 22% a Mirandola meno il 13%.   

 
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