Il principe della risata

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In zona Tempio-Stazione già una decina di attività gestite da immigrati. E ora l’amministrazione ha un’idea: fare del cinema Principe un nuovo centro multietnico.

Una ne fanno, cento ne pensano.

Il fatto è che molto spesso sia l’una messa in pratica, sia le cento immaginate non hanno affatto come esito il miglioramento della vivibilità della zona Tempio-Stazione, ma, al contrario, l’effetto di peggiorarne ulteriormente la fruibilità per i residenti.

Solamente in Viale Mazzoni ben otto sono le licenze concesse a immigrati per attività commerciali e, tra queste, tre dovrebbero avere finalità ricreative.

Dovrebbero, perché in pratica sono divenuti poli di attrazione per tossicodipendenti e spacciatori che di ricreativo, per i residenti, non hanno alcunchè.

Ma ai nostri integerrimi amministratori cosa viene in mente, per migliorare la situazione?

Anziché cercare con ogni sforzo di reperire i fondi per la realizzazione del Museo Ferrari, tanto per esprimere in concreto un po’ di riconoscenza a colui che regalò alla propria città il reparto di risonanza magnetica del Policlinico e la cui casa natale è indegnamente divenuta un alloggio abusivo per balordi, anziché pensare a sorvegliare costantemente le attività “multietniche” già presenti per eliminare i disagi che attualmente rendono assai precaria la vivibilità della zona per i residenti, anziché pensare a un recupero funzionale del fabbricato delle Poste e del Cinema 7B (anch’esso, pare, di imminente chiusura) in Via Niccolò Dell’Abate, che fanno?

Pensano, pare, di trasformare il vecchio Cinema Principe, in disuso e anch’esso diventato meta di senza fissa dimora, in un nuovo centro multietnico.

Se non fosse per il disgusto che una simile proposta provoca a chi in questa zona ci vive ogni giorno e sta sperimentando gli effetti di un’eccessiva concentrazione di circoli gestiti da immigrati, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate.

Ma mi faccia il piaciere!” diceva il grande Totò, il Principe della risata.

Comprendiamo bene che una simile idea è stata partorita dalla mente di politici e non da quella di attenti e lungimiranti urbanisti, ma se l’immaginazione e l’inventiva dei nostri amministratori non riesce ad elaborare nulla di migliore, si indica un concorso di idee per un organico recupero di tutto il quartiere (magari aperto anche agli studenti universitari e ai residenti), con tanto di premio finale.

La si smetta con architetti stranieri che di Modena non conoscono il genius locie con la partecipazione ai progetti da parte dei cittadini, che altro non è se non una trovata per mascherare la mediocrità di progettisti pagati profumatamente e sfruttare gratuitamente lavoro e idee altrui.

E si vedrà quante possibili soluzioni più utili e interessanti scaturiranno per riportare il quartiere alle condizioni che gli dovrebbero competere.

 

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