Il prezzo dell’onestà

Condividi su i tuoi canali:

“Pagine memorabili del giornalismo italiano”Bice propone ai lettori un florilegio degli articoli scritti da alcuni Maestri del giornalismo italiano.Mario Cervi descrive con esemplare lucidità ed ammirevole sintesi, doti sempre più rare, il delitto efferato di Guido Rossa, assassinato perché era un uomo onesto e un buon cittadino.

“Pagine memorabili del giornalismo italiano”

Bice propone ai lettori un florilegio degli articoli scritti da alcuni Maestri del giornalismo italiano.

Da come essi hanno descritto e interpretato l’avvenimento, emergono e ritornano alla luce pagine memorabili che narrano di eventi indimenticati e si scoprono, in altre pagine, avvenimenti ignorati o sepolti dalla coltre del tempo. Il tutto scritto con maestria inarrivabile.

 

Mario Cervi [1] descrive con esemplare lucidità ed ammirevole sintesi, doti sempre più rare, il delitto efferato di Guido Rossa, assassinato perché era un uomo onesto e un buon cittadino.

 

Alberto Broglia

 

Il prezzo dell’onestà

 

Guido Rossa [2] è stato assassinato perché era un uomo onesto e un buon cittadino. Basta questo, nell’Italia d’oggi, per rendersi colpevoli di tradimento agli occhi delle Brigate rosse, e per subire una condanna a morte, spietatamente eseguita. Rossa non si era limitato a enunciare declamatoriamente, come molti fanno, il suo ripudio e la sua ripugnanza per i metodi dei terroristi di sinistra: aveva tradotto queste prese di posizione in un gesto concreto, che gli è costato la vita. Ha dimostrato con i fatti che la tessera del partito comunista, la militanza sindacale, la ideologia rivoluzionaria, non potevano in alcun modo significare cedimento, indulgenza o anche soltanto passività di fronte alla propaganda e alle azioni di movimenti che confondono la lotta politica con il crimine. Notiamo per inciso che la vendetta contro Guido Rossa vanifica le giustificazioni inconsistenti con cui il «postino» delle Brigate rosse Francesco Berardi aveva sostenuto in processo di non essere collegato ai gruppi eversivi. È possibile che il Berardi non sappia chi ha sparato contro Rossa, che testimoniò a suo carico. Ma sa chi ha ordinato di sparargli.

Rossa è stato «giustiziato» perché «delatore»: ma è stato «giustiziato», crediamo, anche perché altri possibili «delatori», che hanno modo, nell’interno delle fabbriche, di captare i comportamenti sospetti e gli atteggiamenti fanatici di chi è legato alle Brigate rosse, o a formazioni analoghe, siano dissuasi dal denunciarli. I terroristi pretendono omertà da coloro che chiamano compagni, e che pure non esitano ad uccidere: se non la ottengono con il richiamo ideologico della solidarietà classista e rivoluzionaria, la impongono con la paura. È, la loro, una tecnica malvagia e purtroppo, temiamo, efficace. Ogni vittima nella magistratura, nella polizia, tra i dirigenti o i quadri intermedi dell’industria, ora anche tra i sindacalisti, diventa un monito feroce: non condannate, non arrestate, non punite, non segnalate, siate sordi e ciechi perché chi sente e vede rischia la pelle.

Su questo piano il
terrore paga, spesso. Il coraggio non è una merce che abbondi sul mercato dell’umanità, in nessun luogo. Ma noi speriamo che la ragione prevalga sull’istinto, facendo capire che, sull’esempio di Rossa, solo una reazione civica al ricatto della paura può sconfiggere i biechi profeti di un mondo peggiore. Essi hanno goduto in passato di molte, di troppe attenuanti e discriminanti politiche e anche giudiziarie. Non è tempo di recriminazioni, questo. Ma bisogna pur ricordare che vi fu un lungo periodo durante il quale alcune bugie demagogiche parvero assurgere al valore di dogmi. Si asserì, allora, non solo che la eversione era unicamente di destra, ma che il terrorismo non poteva in alcun modo nascere e prosperare tra le file dei lavoratori, tutti democratici, pacifici, disciplinati sotto la guida delle grandi confederazioni sindacali. Si trattava di melense costruzioni retoriche, che ignoravano la realtà, la vita, la storia, la natura umana. Che negavano la evidenza delle violenze più clamorose.

Sempre in aderenza a queste edificanti bugie non si volle mai ammettere che nel comportamento dei più forsennati agitatori di fabbrica, i campioni dei cortei facinorosi, delle aggressioni ai «crumiri», dei picchettaggi «duri», v’era il germe di una degenerazione e di uno stravolgimento del rapporto sociale. I sindacati coprirono questi estremisti, negli stabilimenti e nei tribunali: i sindacati trascinarono in giudizio — facendole condannare — le aziende che, per sapere chi si mettevano in casa, per evitare di diventare — come è accaduto alla Sit Siemens — covi del terrorismo, tentarono un vaglio dei nuovi assunti. Eppure proprio nelle schiere di coloro che trasformavano la fabbrica, con pretesti sindacali, esclusivamente in un fronte di lotta, sono stati reclutati in larga parte i cecchini dei movimenti guerriglieri. Ma si insistette nel legittimare tutto questo in nome della logica e della legalità di massa, sottovalutando la carica devastatrice e inquinante che la violenza porta fatalmente con sé. I falsi dogmi sono stati cancellati con il sangue, che ha costretto molti a convertirsi alla verità. Per questa verità Guido Rossa è morto.

 

Mario Cervi

 

Il Giornale giovedì, 25 gennaio 1979

 

Numerose e grevi sono le considerazioni che emergono e che dovrebbero fare riflettere sul “clima” che incombeva in Italia e sugli errori, di portata allora impensabile, che furono commessi a causa di codardia, ignavia, cecità e di molto altro.

 

A. B.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Visit Castelvetro!

Il nostro territorio, la vostra scoperta! Mercato ToscanoDomenica 3 DicembreVia Sinistra Guerro – Castelvetro di Modena Una giornata dedicata allo Shopping in via Sinistra Guerro a Castelvetro di