Il perdono non abita in Italia

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Un venerdi’ di ordinaria follia per le vie della citta’. Nessun rigurgito fascista, ma una bella dimostrazione della sinistra antidemocratica.

 


Se avvicini un fiammifero alla benzina, spesso, ti bruci. Se poi per spegnere il fuoco creato, invece che acqua, ci butti altra benzina, stai pure sicuro che la fiamma divampa. Ora, quanto successo venerdì sera a Modena, credo che sia il sunto di quanto scritto in apertura. Riepiloghiamo velocemente i fatti. La Terra dei Padri, circolo modenese riconducibile all’area culturale di destra e un’altra associazione, Difendi Modena, organizzano una manifestazione contro la proposta della sinistra per lo ius soli. A prescindere che ci sia un dissenso a tal proposito e che una parte d’italiani (che non erano quelli a manifestare al monumento della Vittoria) non ne senta la necessità, non capisco perché non si debba concedere l’opportunità di una forma di divergenza che la costituzione italiana garantisce. Invece, come già scritto, il “sindaco di tutti” Gian Carlo Muzzarelli, si è messo in testa di salvare la democrazia a Modena cercando d’impedire il pericoloso corteo dell’estrema destra, che si è ridotto poi a un presidio, sposando la tesi che la nostra città non deve essere contaminata da rigurgiti fascisti. Benissimo, fantastico, una genia lata come la ciclabile di viale J. Barozzi.  Peccato che anche questa volta non l’abbia azzeccata. Così, la città è stata offesa dalla violenza gratuita del micro cosmo dell’estrema sinistra, che non si è fatta mancare nulla per rendere una tranquilla serata invernale dedicata più agli acquisti natalizi, in una piccola guerriglia dove a farne le spese, sono stati i cittadini e le Forze dell’Ordine che, forse, avrebbero preferito passare la serata con la famiglia invece che sotto una gelida pioggerellina. Dico questo perché io c’ero al monumento alla Vittoria, è ho visto questi fedeli servitori dello Stato assolvere, prendo a riferimento la frase di Costantino Nigra. – Usi obbedir tacendo … – (lo so tale motto è riferibile ai carabinieri ma la legnata o il sasso non guarda le mostrine), il loro compito. Giovani, meno giovani, donne e uomini che assicuravano la libertà di manifestare le proprie opinioni a tutti quelli che la pensavano in modo diverso da quelli meno pacifici in centro storico. Al monumento c’erano meno di 200 persone. Qualche testa rasata, ma la maggioranza era gente normale. Anzi, qualche giovane visto l’abbigliamento e i capelli, si poteva pensare che avesse sbagliato presidio. Alle 22,30 era tutto finito, meno in centro, dove le forze dell’ordine facevano gli straordinari continuando a prendere insulti cercando di evitare bombe carta e bottiglie. Cosa dire. Forse, se si fossero tenuti i toni più bassi, rimanendo sempre nel dissenso a manifestazioni razziste (ma questo raduno non mi è sembrato tale), si sarebbe ottenuto un risultato migliore.

Tuttavia, nell’eterno dibattito tra fascismo e antifascismo, entra prepotentemente a gamba tesa il morto, anzi i morti. Sono rientrate in Italia dopo un lungo esilio, le salme dei penultimi Sovrani d’Italia. Vittorio Emanuele III di Savoia e la regina Elena nata Petrovic-Njegoš, dinastia regnate del Montenegro. Il re era morto il 28 dicembre 1947 ad Alessandria d’Egitto, dove era stato poi sepolto con gli onori dovuti a un capo di Stato. La regina, invece, era morta a Montpellier il 28 novembre 1952 e ivi sepolta. Le salme sono state poste nel Santuario di Vicoforte, in provincia di Cuneo, nel sabaudo Piemonte da dove partirono i Savoia per creare il Regno d’Italia.  A oggi non è dato sapere se in maniera provvisoria, in attesa di essere sepolte a Roma nel Pantheon (fatto assai poco probabile), dove riposano i primi due Re d’Italia: Vittorio Emanuele II, Umberto I e la Regina Margherita. Apriti cielo! Sono iniziate le polemiche. Sinistra e comunità ebraica sono insorte accusando il Piccolo Re di aver firmato le leggi razziali e di essere responsabile del disastro dell’8 settembre 1943. Naturalmente, come spesso accade, si offre ampio spazio a chi non vuole pietà o poca solidarietà per i vinti. Parliamo di un periodo molto complesso della nostra storia, quindi, abbassiamo i toni e lasciamo il giudizio agli storici.  Quelli con la “s” maiuscola!

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