Il Pd ha un deserto da attraversare sperando che sia pieno di gente

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A differenza dei grandi eremiti che nella solitudine cercavano la verità, il deserto che dovrebbe
attraversare il Pd è pieno di tanta gente, di tutta la gente, non da indottrinare, ma da ascoltare
per capire quanto siano diversi il modo di ragionare della gente comune, le sue esigenze,
le sue priorità, i suoi problemi.

Il direttore di Domani, Stefano Feltri, in un suo editoriale ha scritto che occorre “chiudere il Pd per salvare la sinistra”, perché è stato soltanto “la spartizione di un potere sempre più piccolo tra due oligarchie, gli ex Ds e l’ex Margherita, che sono ancora ben distinte e riconoscibili nelle filiere di riferimento”.

“Non si tratta di cambiare segretario, nome o facce, ma di archiviare un progetto politico, quello di uno schieramento progressista costruito intorno a un grande partito tradizionale”. “E’ diventato un soggetto respingente”.

Situazione difficile perché cancellando il Pd si cancella l’unica forza di sinistra ancora strutturata nel territorio, seppure a brandelli, contenitore di valori, sogni e speranze portati avanti da militanti della base, sia ex comunista che ex democristiana. Non si butta via un simile patrimonio.

Di contro salvare il Pd significa inevitabilmente affidare il cambiamento alla classe dirigente che lo ha portato alla attuale situazione. Difficile sperare che funzioni.

Il Pd dovrà attraversare il deserto per ritrovare se stesso, ma a differenza dei grandi eremiti che nella solitudine cercavano la verità, il deserto che dovrebbe attraversare il Pd è pieno di tanta gente, di tutta la gente, non da indottrinare, ma da ascoltare per capire quanto siano diversi il modo di ragionare della gente comune, le sue esigenze, le sue priorità, i suoi problemi.

Letta, in una lettera agli iscritti ammette: “In questa campagna scandita da insidie e veleni, si sono manifestati evidenti i limiti della nostra proposta ed è emersa una mancanza molto grave di capacità espansiva nella società italiana. Sono limiti che ci obbligano a un confronto serissimo e sincero tra di noi”. “Per questo dobbiamo essere pronti a rimettere tutto in discussione. Ora possiamo farlo, dopo potrebbe essere troppo tardi”.

Annunciando un Congresso Costituente aperto a tutti, Letta pone l’obiettivo di “arrivare presto a un nuovo Pd e a una nuova leadership”. Ma a gestirla sarà forzatamente l’attuale leadership. Sarà in grado di cambiare se stessa? Forse, se attraverserà il deserto pieno di italiani.

Dipenderà se all’invito del Pd risponderanno tutti coloro che si sentono appartenere alla sinistra , ovvero, citando Wikipedia, che sostengono l’eguaglianza sociale: “I suoi aderenti, in genere, percepiscono alcuni membri della società come svantaggiati rispetto ad altri, e ritengono che ci siano disuguaglianze ingiustificate che devono essere ridotte o abolite. Secondo il professore emerito di economia Barry Clark, i militanti di sinistra affermano che “lo sviluppo umano prospera quando gli individui si impegnano in relazioni cooperative e reciprocamente rispettose che possono crescere solo quando vengono ridotte differenze eccessive di status, potere e ricchezza”.

Se non partecipano loro il Pd può anche rinnovare la vetrina, ma fra pochi anni chiuderà bottega.

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