Il partito della Nazione

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Il Partito Democratico, figlio (senza nome) del Partito Comunista, pare abbia perso contatto con la realtà quotidiana, che sia privo di empatia, avulso dalla comunità. Dall'altra, a fronte di un centro destra friabile come una torta sbrisolona, i Cinque Stelle si sono fatti portavoce di un malessere, comune a tanti, integenerazionale ed interculturale.

La sintesi della tornata elettorale è semplice. il duopolio centrodestra – centrosinistra, piaccia o meno, non esiste più. due delle principali città italiane, tra cui la capitale, ovvero Torino e Roma, sono da ieri governate dal Movimento Cinque Stelle.

L’impressione, forse quasi una certezza, è che il Partito Democratico, figlio (senza nome) del Partito Comunista, pieno di sezioni e circoli nel paese, abbia perso contatto con la realtà quotidiana, che sia privo di empatia, avulso dalla comunità ed interessato non all’essere ma all’apparire.

Dall’altra, a fronte di un centro destra friabile come una torta sbrisolona, i Cinque Stelle si sono fatti portavoce di un malessere, comune a tanti, integenerazionale ed interculturale; hanno raccolto voti sia da giovani laureati, sia da pensionati con licenza elementare.

Forse il Pd dovrebbe interrogarsi su cosa voglia dire essere partito della nazione, perché l’unico gruppo che si professa movimento pare esserlo più di tutti.

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