IL PARLAMENTO E’ DAVVERO LO SPECCHIO DEL PAESE?

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di Alberto Venturi

Il Parlamento rispecchia il Paese come il Paese rispecchia il Parlamento, ma è un riflettersi ‘dinamico’, in costante evoluzione, con continue influenze.

Del resto il Parlamento è forzatamente l’italico specchio, perché eletto dal ‘popolo’ democraticamente; ma anche la gente è lo specchio delle sue istituzioni perché viene quotidianamente forgiata dall’azione governativa e dalle conseguenze delle leggi adottate. Si cambiano a vicenda. Con una sostanziale differenza rispetto al passato, oggi è l’Italia ad essere migliore dei suoi rappresentanti, mentre un tempo la classe politica era un gradino più alta e più avanti, in particolare culturalmente, costituendo uno specchio ‘migliorativo’ e innovativo della nazione. La sua azione legislativa portava allo sviluppo civile e al progresso sociale, pur con tutte le contraddizioni possibili. Oggi Roma riflette i peggiori vizi nostrani per cui, quotidianamente, la sua azione legislativa e di guida della nazione contribuisce ad abbassare, non a elevare i cittadini, ad allontanare, non a coinvolgerli.

C’è l’Italia sana, quella di Michele Ferrero, per intenderci, quella che il mondo ci invidia perché unisce impresa, cultura, qualità di vita, legame con il territorio e la sua gente..

C’è anche l’Italia malata delle scorciatoie e dell’illegalità, della tangente, della raccomandazione, della casta, dell’interesse spicciolo, del ‘pro domo mea’.

Oggi il Parlamento riflette soltanto questa seconda e non vale l’osservazione che ogni frammento dello specchio rimanda l’immagine del tutto che ha di fronte, perché invece ci mostra la faccia degli Italiani che piace meno (Beppe Severgnini: “Chi siede in Parlamento non è mica un marziano, e’ semplicemente un italiano come un altro che ha avuto successo”) e noi assomigliamo sempre più a quelli che ci piacciono meno.

Per interrompere il circolo vizioso del sempre peggio dovremmo valorizzare quei momenti, come l’elezione del Presidente della Repubblica, nei quali la nostra classe istituzionale dimostra qualche dote, fra tanti vizi e prestare meno attenzione alle sceneggiate, viste durante l’ultima battaglia in Senato. Ogni giorno c’è un intenso lavoro istituzionale che non attira i media; proviamo a scoprirlo, a distinguere fra panino giornalistico di tre righe, da un progetto o una proposta di legge articolata, motivata, documentata perché altrimenti ci apparirà soltanto l’Italia ciarlatana, caciona, rissosa, illegale, immatura, come la si trova soltanto negli stadi, anch’essi specchio della nazione. Ma ci dovrà pure essere qualche differenza fra un’arena di calcio e la Camera dei Deputati o il Senato?

di Gianni Galeotti

Posto che lo sia mai stato, almeno così come lo aveva auspicato Togliatti nel ’52, oggi il Parlamento mi sembra tutt’altro che lo specchio del Paese.

 

Liste elettorali bloccate, leggi elettorali incostituzionali, legittimate da governi di nominati, hanno di fatto annullato la rappresentatività popolare delle più alte istituzioni democratiche, rendendole sempre meno specchio di un Paese.

 

Se già ieri il Parlamento Italiano eletto democraticamente, con tanto di voti di preferenza dei candidati, rappresentava un riflesso forse appannato e imbruttito dell’Italia ma comunque reale, oggi che il Governo non è più eletto dal popolo sovrano, ed il Parlamento generato da elezioni svolte sulla base di una legge elettorale incostituzionale, con liste bloccate dalle segreterie dei partiti che hanno di fatto regolarmente escluso, anziché valorizzare e premiare, i candidati migliori e realmente espressione del territorio, il Parlamento ha ridotto all’osso la sua rappresentatività.

 

Questo processo è diventato un circolo vizioso.

 

La degenerazione di un Parlamento sempre meno rappresentativo e specchio del Paese, ha incrementato la sfiducia e la disaffezione dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni.

 

Ciò si è tradotto in astensioni storiche dalle urne che hanno abbassato, se non annullato ulteriormente la rappresentatività reale delle istituzioni e delle assemblee elettive. Un processo degenerato e degenerante che ha ridotto sempre più i margini di democrazia e, appunto, di rappresentatività; un processo che avrà nella riforma del Senato un altro tassello, capace di segnarne il punto di non ritorno.

 

Il nuovo Senato secondo la riforma ‘benedetta’ anche dal patto Renzi-Berlusconi, non sarà più espressione del voto popolare ma delle scelte dei consiglieri regionali a loro volta scelti dai partiti ed eletti, nel caso dell’Emilia-Romagna, solo dal 37% dei cittadini aventi diritto.

 

Così come successo per le Province, né eliminate né riformate come promesso, succederà per il Senato.

 

E’ in atto un sistematico processo di smantellamento dei principi democratici che stanno alla base della rappresentatività delle istituzioni. L’esatto contrario di ciò che servirebbe per avere un Parlamento realmente specchio del Paese. 

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