Il nuovo PSI e il PdL

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Intervista al dott. Giovanni Bertoldi segretario provinciale del Nuovo Partito Socialista Italiano che ci parla della marcia convinta verso il nuovo Partito delle Libertà, ma a condizione che…

Dott. Bertoldi, a che punto è la gestazione  del nascituro Partito delle Libertà? Si parla di qualche incomprensione. Vuole parlarcene?

 

Il Nuovo PSI ha aderito alla costituente nazionale che darà vita al Partito della Libertà. Ma a mio parere non si tratterà di un’operazione né semplice, né breve. Questa fase transitoria sarà determinante per definire gli assetti tra le varie componenti e per stabilire le regole interne. Si tratta del processo di rinnovamento politico più importante dei prossimi anni. Qualche contrapposizione in questa fase è del tutto fisiologica e si è realizzata puntualmente  in tutte le operazioni di fusione pregresse, PD compreso.

A livello modenese il Nuovo PSI ha sempre dimostrato la più ampia disponibilità alla collaborazione, al fine di raggiungere i comuni obiettivi che già da tempo ci vedono impegnati, pur nel rispetto delle distinte identità e formazioni: favorire il cambiamento della guida politica dei nostri territori e rafforzare la presenza di soggetti politici e di personalità politiche capaci di incarnare questo cambiamento.

Certamente in alcune occasioni è capitato che i nostri desideri si scontrassero con alcune posizioni conservatrici, interne alla nostra coalizione. Malgrado ciò, non dobbiamo perdere di vista l’obiettivo finale che è e resta quello di favorire l’avvio, anche a Modena di una nuova stagione politica, nell’interesse di tutti i cittadini di questa città.

 

Cosa la rende così convinto della capacità di queste persone di essere il “cambiamento per il “socialista doc”?

 

Il 90% dell’elettorato di tradizione socialista vota stabilmente PDL e questa cultura riformista è ben rappresentata da Berlusconi e da Tremonti. Questa affidabilità elettorale non la riscontriamo, né nella destra né nell’elettorato di estrazione cattolica. Anzi possiamo affermare che la maggior parte degli elettori del PDL sono di cultura o matrice socialista e liberale.

Venerdì scorso ero a Milano per la presentazione della ristampa  di alcuni scritti di Turati. Erano presenti  le personalità più significative e rappresentative  dei socialisti riformisti aderenti al progetto del PDL (Cicchitto, Caldoro, Stefania Craxi, Pilitteri, Tognoli, ecc.). Si sono succedute molte relazioni di notevole livello,  in una sala gremitissima con tanta gente in piedi. Si tratta di  segnali che ritengo indicativi di una rinnovata attenzione per questa area. Ma  vorrei aggiungere un ulteriore elemento di riflessione. Alcuni indizi mi fanno pensare che si stia dando avvio ad nuovo processo di integrazione tra i riformismi storici di questo Paese, quello socialista e quello cattolico. Questo incontro potrebbe generare impulsi e spinte di rinnovamento inaspettati. La migliore politica italiana nel dopoguerra si è realizzata proprio quando queste due culture, pur partendo da presupposti diversi, si sono adoperate insieme per modernizzare il Paese. Il socialista riformista è colui che non vive nell’utopia di cambiamenti impossibili, ma che fa le alleanze utili a realizzare il progresso e il rinnovamento della società.

 

Lei condividendo la cultura politica di Berlusconi  e di  Tremonti  in automatico in poltica estera è per Sarkozy, per la Merkel,  per i Popolari europei contro i socialisti europei.

Secondo lei ora Pietro Nenni e Betino Craxi  in politica estera come sarebbero schierati?

 

In questo momento il  Partito Socialista Europeo, non incarna la sinistra moderata di ispirazione social-democratica, perchè negli ultimi anni è andato via via trasformandosi nel partito dei post-comunisti.

Questo processo ha preso avvio  dapprima con l’entrata del PCI nei primi anni 90 (grazie all’intercessione di Craxi!) e poi
con l’entrata di tutti i partiti post-comunisti dell’Europa dell’est. Oggi l’ala più riformista e moderna del Parlamento europeo è rappresentata proprio dai partiti che afferiscono al Partito Popolare Europeo. La tradizionale casa per la sinistra social-democratica, è stata occupata dalla sinistra marxista e radicale!  Ne consegue che a mio parere oggi la scelta da parte di Craxi o di Nenni, non sarebbe di sedere tra i banchi del PSE.

 

Quale sono le caratteristiche somatiche dei militanti e dei vostri elettori e di conseguenza del Nuovo PSI?

 

I nostri militanti ed elettori non sono né reduci né degli idealisti visionari. Si tratta di persone che sono fedeli a valori che si sono sempre rivelati validi in oltre un secolo di storia.

Dopo il fallimento del collettivismo (a seguito del crollo del muro di Berlino) e con il tracollo dell’utopia del liberalismo selvaggio (di cui siamo testimoni in questi giorni con la crisi di un intero sistema economico), il socialismo democratico rimane l’unico “-ismo” ancora credibile: il giusto equilibrio tra regole e libertà.

I socialisti modenesi sono distribuiti capillarmente su tutto il territorio e hanno dimostrato anche durante le ultime elezioni politiche di impegnarsi a fondo e lealmente per raggiungere i migliori risultati possibili in una Provincia che per motivi storici può considerarsi poco incline al cambiamento.

Nella  costruzione del nuovo progetto politico, portiamo in dote i nostri valori di giustizia e libertà, una visione del mondo aperta al progresso e una cultura politica, che ci contraddistingue ben più dei modesti risultati elettorali conseguiti e che ci consentirà di apportare una ventata di freschezza e di modernità nella coalizione.

La nostra forza è rappresentata dalla ragione, dalla moderazione, dall’inappagabile desiderio di fare riforme e di promuovere la società e dalla qualità della nostra classe dirigente, che sa fare politica ed è forte di una alta capacità amministrativa, soprattutto a livello locale.

 

Siete dunque lanciati con il vento in poppa verso una ambiziosa operazione?

 

Purtroppo i più recenti sviluppi del percorso costituente ed il metodo per le “”nomination”” delle candidature ai vertici delle istituzioni locali, non pare rappresentino un “”felice”” punto di partenza, ma, come detto, la strada del rinnovamento è irta di ostacoli. Il nostro obiettivo deve essere di riaggregare tutti i riformisti e i liberali: è la lotta tra il vecchio e il nuovo che si rinnova. Penso che per non essere stritolati da Forza Italia e Alleanza Nazionale dobbiamo farci promotori di una  rete di soggetti diversi. Mi riferisco non soltanto ai Cattolici Liberali di Giovanardi, alla DC di Rotondi, ai Repubblicani, a Rinascita Socialdemocratica, ma anche agli elettori dello SDI di Boselli, che dopo la sconfitta elettorale sono ormai allo sbando e subalterni al PD.

 

Mi scusi ma intravedo una vistosa contraddizione in quello che sta dicendo

Lei rappresenta un partito riformista diponibile a formare un nuovo soggetto politico  con altri partiti che Lei definisce di forte matrice liberale. Sulla carta dovrebbe essere il Tempio delle garanzie e dei diritti civili. Invece lei ci parla di rinnovamento irto di ostacoli. Dove si  annida l’incogruenza?

 

Certamente all’interno dei soggetti che stanno convergendo per costituire il Partito della Libertà, c’è un’area liberale e riformista molto ampia; non nascondo che siano presenti anche forze conservatrici. Non diversamente dal Partito Democratico, in cui pure si confrontano anime conservatrici e riformiste. Soltanto che, esattamente come avveniva nel vecchio PCI, continua a prevalere la cultura comunista e cattocomunista, notoriamente conservatrice, mentre le forze riformiste sono relegate ad essere nettamente minoritarie e impedite sul concreto di influire sui processi politici interni al partito.

Che la coalizione elettorale che ha prodotto il Governo Berlusconi abbia un’anima riformista è emerso sin dall’inizio della legislatura: un’azione di governo che sta mettendo mano a contesti considerati intoccabili e che sta dimostrando di ben condurre il Paese, pur in uno tra i momenti più drammatici per l’economia mondiale nella storia recente. Questa capacità di operare viene riconosciuta anche dai cittadini, visto il gradimento confermato dai sondaggi.

 

Quali sono le condizioni minime che ponete  per aderire al PDL?

 

Il Nuovo PSI aderirà a tutti gli effetti e con tutti i diritti ai comitati costituenti a livello nazionale, regionale e a livello provinciale e senza entrare dalla porta di servizio, alla pari degli altri soggetti politici e con la dignità che è dovuta per la storia e la cultura politica che rappresenta. Un Partito della Libertà che non vedesse la presenza dei socialisti riformisti risulterebbe monco e non avrebbe senso, ma soprattutto mortificherebbe un elettorato fedele alla leadership di Berlusconi.

Pertanto una nostra presenza senza diritto di voto e senza un adeguato spazio politico, non sarebbe ipotizzabile, anche perché non in linea con la rappresentatività del Nuovo PSI a livello nazionale, dove i nostri rappresentanti  siedono a pieno titolo nel novero dei soggetti costituenti.

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