Il Nuovo PSI dell’Emilia Romagna

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Al Segretario Regionale Giovanni Bertoldi che lo indica come l’unico erede della tradizione del Socialismo Italiano abbiamo rivolto alcune domande di approfondimento

Si è tenuta a Bologna una conferenza stampa per la presentazione del Nuovo PSI dell’Emilia Romagna e del simbolo rinnovato del partito. Erano presenti i rappresentanti nazionali e  tutti i Segretari Provinciali della Regione.

Il segretario regionale Giovanni Bertoldi ha voluto sottolineare che da oggi esistono soltanto due soggetti che si possono definire socialisti ed il loro posizionamento è finalmente chiaro, senza ondeggiamenti e ambiguità: da una parte il Nuovo PSI alleato della Casa delle Libertà, che mantiene come simbolo il garofano rosso e dall’altra la Costituente Socialista (composta prevalentemente da ex comunisti come Angius, Turci, Grillini o da amici di Prodi, come Boselli e Villetti) alleata dell’Unione, che adotta come simbolo la rosa.

Di qui, secondo Giovanni Bertoldi , parte il difficile compito di mantenere forte e viva nel paese la presenza della cultura e dei valori del socialismo liberale e della socialdemocrazia, alternativi come sempre alla cultura cattocomunista e dogmatica incarnata dal Partito Democratico.

Dopo queste puntualizzazioni abbiamo chiesto chiarimenti che ci sembravano obbligati dall’esigenza di capire passaggi non sufficientemente chiari.

 

Segretario Bertoldi, quali sono le caratteristiche  sostanziali di  un “socialismo liberale”che voi proponete distinguendovi dagli altri socialisti di Boselli? Liberalismo e socialismo non sono due affermazioni antitetiche?

 

Il socialismo liberale è antitetico  all’ideologia comunista che prevede il controllo dello Stato su qualunque attività umana e sulla vita delle persone. E’ proprio per questo  che a suo tempo i padri storici  del socialismo italiano Turati, Matteotti e Rosselli hanno fatto della difesa della libertà dell’individuo la loro bandiera. D’altra parte l’epitaffio che Bettino Craxi ha voluto sulla sua tomba dice: “La mia libertà equivale alla mia vita” ed è indicativo sulla considerazione che i socialisti italiani hanno del concetto di libertà come espressione di valore inalienabile dell’individuo. E’ per questo che i socialisti si sono sempre battuti contro tutti i totalitarismi, indifferentemente che si trattasse di  fascismo o di comunismo (a partire dalla ferma condanna dell’invasione dei carri armati dell’armata rossa in Ungheria, che altri, compreso il  nostro attuale Presidente della Repubblica, hanno condannato solo recentemente).  A parole i socialisti di Boselli dicono le nostre stesse cose,  ma in pratica sono supini e permanentemente  alleati alla cultura comunista presente anche nel Partito Democratico che prosegue senza soluzioni di continuità dal   PCI, alla “cosa”,  al PDS, ai DS.

 

Quale è la differenza quindi che intercorre  con  un socialismo così detto  riformista?

 

Il socialismo riformista è quello che noi del Nuovo PSI intendiamo rappresentare. E’ quello teorizzato da Turati e che di oppone ai massimalisti rappresentati oggi dalla Sinistra Arcobaleno ma anche da una buona parte del Partito Democratico.  Il socialismo riformista ha trovato la sua attuazione  nel dopo guerra e con i governi di centro-sinistra degli anni 70- 80 grazie alle leadership di Nenni,  Saragat e Craxi. Questi momenti sono stati i più fertili e felici per l’Italia, perché le uniche vere riforme sociali e di costume vennero attuate proprio grazie alla determinante forza propulsiva e propositiva dei socialisti.

Con la sinistra che è oggi al Governo del Paese e  di cui è alleato Boselli,  non solo non si fanno riforme, ma si è tornati indietro, perché le forze conservatrici e reazionarie sono prevalenti. L’Italia si sta impoverendo, sempre più ingabbiata in una cultura catto-comunista che soffoca le energie del Paese. Proprio per contrastare questa egemonia ideologica supportata dai veri poteri forti (magistratura, banche, cooperative, sindacati, cultura, buona parte del mondo economico-finanziario, i maggiori giornali),  siamo convinti  alleati di  Forza Italia e del cosiddetto Popolo delle Libertà, allo stesso modo in cui ieri eravamo alleati della DC. Forza Italia, infatti, è portatrice di valori liberali con la quale si può fare un periodo di alleanza per realizzare alcune riforme liberali di cui questa società ha urgentemente bisogno. Questa alleanza non significa essere asserviti a Berlusconi, né rinunciare alla nostra identità.

 

Lei definisce il neonato Partito Democratico come  già macchiato di un suo peccato originale:  cattocomunista e dogmatico

Lei sa che “comunistelli da sagrestia” erano così definiti  quei democristiani che peroravano un governo con i socialisti di Pietro Nenni.

Quindi ci furono nel nostro paese politiche frutto di  intese  catto-socialiste e altre di tipo catto-comunista.

In cosa consisteva la differenza sostanziale tra i due “catto” oltre i  nominalismi?

 

Il PD altro non è che la confluenza della cultura comunista e cattocomunista ovvero l’insieme delle due culture dogmatiche per eccellenza che ideologicamente si fondono e sono in continuità con la sinistra democristiana dossettiana ed il vecchio PCI.

Queste due culture hanno, a mio parere,  rappresentato il maggior ostacolo alla crescita e allo sviluppo del periodo progressista e riformista in Italia.  Le intese catto-socialiste avvennero, invece,  tra l’ala liberale del cattolicesimo e l’ala riformista del partito socialista, che rappresentavano i contesti ideologici e programmatici più fertili per elaborare le proposte che avrebbero poi dato slancio al Paese, permettendo i momenti apicali  di progresso e modernizzazione .

Le intese catto-comuniste, avendo alla base vecchie culture  reazionarie e conservatrici, hanno determinato ieri, come oggi, un rallentamento delle spinte evolutive.

Per semplificare, il cattolicesimo sociale punta a una politica tendente ad avere attorno a se società povere, perché è sostenuto proprio dalla povertà, mentre  il socialismo liberale favorisce un capitalismo illuminato. La concretizzazione di questi due concetti la vediamo realizzata  nel continente americano: da un lato abbiamo l’america latina che è dominata da una cultura cattolica, vicina alla teologia della liberazione, che vede masse di poveri e la ricchezza detenuta da pochi; all’estremità opposta troviamo l’America del Nord dove è predominante una cultura cattolico-liberale, in cui c’è maggiore ricchezza, maggiore progresso, ma anche migliore distribuzione del reddito. Perciò l’incontro tra cattolicesimo dossettiano e comunismo è estremamente pericoloso, perché trova futuro e sostegno nelle culture povere e a arretrate .

 

Lei ritiene la politica del socialista Zapatero in realtà il frutto di  un governo di deriva illiberale, così come lo definiscono i suoi alleati della CDL?

Mentre quello del  Sarkosy è il  moderno interprete di un socialismo liberale?

 

Zapatero in campagna elettorale è stato il fautore di inflessibili proclami massimalisti, più vicini all’estrema sinistra che non alle idee di  un leader laburista. Ma gli sono bastati pochi mesi di governo per capire che doveva venire a più miti consigli e la sua politica è diventata improvvisamente meno rigida. Facendo i conti con la realtà e abbandonando per strada le tentazioni estremiste a suo tempo professate, si è avvicinato ad una politica social-democratica moderna sulla scia del suo grande precursore Gonzalez, che rappresenta la migliore tradizione socialdemocratica europea. Anche gli amici della Casa della  Libertà si sono resi conto che Zapatero non c’entra niente con il cattocomunismo italiano.

Sarkosy, invece,  non ha nulla a che fare con il socialismo,  esattamente come Zapatero, non ha nulla a che fare con la cultura comunista, anche se qui in Italia, cercano di spacciarcelo come tale.

Se Zapatero può essere collocato all’interno di una tradizione socialista di sinistra,  Sarkosy, all’interno del centro-destra, è un leader ispirato da idee liberali e progressiste .

 

I parlamentari europei del nuovo PSI in quale gruppo si collocano nel parlamento di Strasburgo?

In quello dei Socialisti europei dove probabilmente confluiranno anche Boselli e Co , oppure nel gruppo dei democristiani (PPE) dove ambisce di entrare la  CDL?

 

Certamente la nostra collocazione è nel Partito Socialista Europeo, tenendo ben presente che all’interno di questo gruppo sono rappresentate posizioni molto diversificate che vanno dall’estrema sinistra post-comunista  a posizioni più moderate e riformiste alla Bler. La nostra ubicazione all’interno del PSE è senza dubbio più  vicina alle posizioni Laburiste

 

 

La lettura storica che voi  date di Garibaldi, con tutto ciò che ne consegue,  è l’esatto opposto della caricatura che ne fa la lega nord con tutto ciò che ne consegue. Da queste divaricanti impostazioni culturali tra voi e la lega nord come può scaturire una politica condivisa per il sud dell’Italia?

 

Non condividiamo le posizioni della lega su Garibaldi. Anzi riteniamo che Garibaldi non sia solo l’artefice dell’unità d’Italia e del Risorgimento, ma che,  al di là delle sue intemperanze rivoluzionarie, sia anche il precursore del riformismo socialista.

Non nego che il Paese abbia grossi problemi di sviluppo in alcune determinate aree, ma ciò non  può essere un pretesto per accentuare divisioni che alla lunga possono solo indebolirci. Ritengo invece che dobbiamo valorizzare la nostra cultura e le  nostre  tradizioni.

 

La politica estera fatta anche di scelte di “campo” da  Bettino Craxi che affinità può  avere con quella agnostica  benevola e accondiscendente,  rivolta sia  all’amico Gorge  che all’amico Vladimir,  fatta da un vostro governo amico?

 

Penso che l’Italia non possa fare politica estera senza  tenere conto dei problemi presenti nell’area mediterranea. Dobbiamo essere un punto di riferimento per il mondo arabo e le sue problematiche, compreso il nodo palestinese. Il dialogo aperto con il mondo arabo e palestinese, non mina il rapporto di  amicizia con il popolo di Israele di cui siamo alleati e sostenitori. La nostra posizione politica è molto vicina a quella rappresentata all’interno dell’internazionale socialista da Perez.

Tutto ciò  non è in contraddizione con il mantenimento di una forte alleanza con gli Stati Uniti. Alleanza che a volte,  può vivere momenti di raffreddamento o di incomprensione, ma che non è in discussione. L’amicizia con Putin è funzionale alla dipendenza energetica che l’Italia ha nei confronti della Russia.

 

Per quanto riguarda la recente proposta di Berlusconi, il vostro partito si dichiara interessato ad un progetto federativo che non mortifichi le identità, respingendo perciò proposte di scioglimento. La vostra vocazione laica e libertaria come si concilia , comunque, con una compagine che innanzi tutto vuole essere di ispirazione cristiana?

 

Siamo interessati a un patto federativo o ad una alleanza elettorale, nel rispetto della più scrupolosa e ferma autonomia. Penso che la formula più interessante possa essere quella del network di partiti, che garantirebbe il mantenimento delle identità che non possono essere cancellate con un colpo di spugna. Ritengo che all’interno di Forza Italia  vi sia una fortissima componente laica, riformista e liberale con cui vogliamo mantenere stretti rapporti.  D’altra parte teniamo ben presente che la maggior parte dell’elettorato del PSI dell’epoca craxiana vota oggi per  Forza Italia.

 

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