Il nuovo blasone della nostra città

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Non c’è mai limite al peggio specialmente quando la  città di Modena è governata da
decenni dai trinariciuti comunisti

La foto di copertina potrebbe diventare il nuovo blasone della nostra città.

Le probabilità sono buone, visto che il nostro Sindaco Gian Carlo Muzzarelli unitamente alla sua intelligente nonché capace giunta di comunisti hanno deciso di gareggiare con il Sindaco di Roma e la sua compagine al fine di vincere la medaglia d’oro della monnezza abbandonata. Qualcuno potrebbe obbiettare che in fondo trattarsi solo di un problema di educazione civica, ormai purtroppo non più insegnata.

I professori, in effetti, preferiscono farsi gli affari loro perché più tesi a evitare di prendersi un pallino in testa o uno schiaffo da un genitore che crede di avere come figlio un novello Albert Einstein, quando invece ha un ignorante con la patente, in casa. Fatto questo dovuto preambolo, andiamo avanti. Durante la settimana appena trascorsa, ho incontrato un assessore della precedente amministrazione, quella del Sindaco Giorgio Pighi.

Anche lui comunista, ma se vogliamo, meno peggio dell’attuale. L’ho salutato volentieri e lui ha contraccambiato e devo dire che il gesto mi ha fatto piacere, anche perché, durante il periodo della professione, non lo avevo certo trattato molto bene. Apro una parentesi. L’unico articolo in suo favore, mi capitò di scriverlo alla fine della carriera anche perché se non sei di sinistra, nei giornali modenesi (ma questo è un vezzo di gran parte dell’informazione), fai fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.

Ti perdonano il congiuntivo sbagliato, una grammatica un po’ zoppicante, ma il pensiero libero, no. Quello, te lo fanno pagare.  Ecco spiegato il perché sui quotidiani o sulle emittenti televisive locali trova spazio solo la notizia, senza mai un commento, anche se la decisione presa dall’amministrazione comunale è una boiata clamorosa. In verità, questo dovrebbe essere lavoro per l’opposizione, ma nella nostra città, quest’ultima, sembra essere scomparsa dai radar.

Così, sui quotidiani si può leggere che i trinariciuti pensano di chiudere Corso Canalchiaro alle machine dalla mattina alla sera, anche ai residenti, senza che si alzi una protesta da parte di chi sarebbe dedicato a farla.  Ora, senza offesa, ma nella testolina dell’opposizione, in cui sicuramente scarseggiano le famose celluline grigie, come dice Hercule Poirot, si ha una vaga sensazione che girare per Modena la sera non è assolutamente rassicurante? Personalmente, non so da quanto tempo è che, con mia moglie, siamo usciti per una cena in un ristorante del centro. Per evitare rischi, preferisco arricchire gli osti e i proprietari di pizzerie raggiungibili in macchina. Per il sottoscritto vale sempre il detto, “prevenire e meglio di curare”. Quindi, quando calano le luci del giorno, se non lo sono già, rientro a casa. Altra perla che ho notato, è la riqualificazione del manto stradale di via San Pietro, “ importante” arteria cittadina, con quattro negozi in croce (uno dei quali apre un giorno sì e due no), con un via vai di persone e di ciclisti che la Galleria di Milano ci invidia! L’unico movimento che si può vedere, è solo quello dei soldi che escono dal conto corrente del Comune verso il quello dell’azienda che ha in appalto i lavori. Poi, i ciclisti, tarlo mentale dei nostri amministratori.

Qualche giorno fa sono stato fermato da un negoziante di viale Jacopo Barozzi che mi chiedeva come procedere per una petizione al Sindaco per spostare la ciclabile sul lato opposto della via dove non esistono attività commerciali (e io aggiungo, da distruggere). A grandi linee gli ho spiegato l’iter, ma ho aggiunto che è più facile vedere un asino volare che togliere dalla testa di un comunista il tarlo che la proprietà privata è un reato. Loro sognano ancora le immagini dei milioni di cinesi in bicicletta ai tempi dei tre porcellini: Mao, Lin Biao e Ho Chi Ming, così li definivo quando ero giovane. Basta vedere le strettoie realizzate in via Emilia Ovest e anche in altre strade per far posto a ciclabili di dubbia utilità (per non dire completamente inutili), visto il raro passaggio dei novelli Pantani attenti a fare la gimkana per evitare i sacchi della spazzatura abbandonata.

Ma quello che fa più saltare la mosca al naso a tanti modenesi che vedono il degrado della città aumentare, è la totale mancanza delle opposizioni, come sopra detto, che non trovano qualche euro dal loro compenso (che va dal gettone di presenza in Comune, al lauto stipendio di senatore o di onorevole), per fare un manifesto di protesta. Magari, con la foto di copertina.  Personalmente, nella mia giovinezza lo facevo togliendo soldi dal mio stipendio, che non era certo quello di coloro che occupano gli attuali scranni, di cui spesso sono inconsapevoli del perché li occupano.

Che siano un po’ tirchi o un po’ morti fame? Decida il lettore.

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