Il Novi Sad dimostra la nostra difficoltà ad ‘accogliere’

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Un gruppo di profughi asiatici e africani ha eretto le tribune dell’ex ippodromo cittadino, sede del mercato settimanale, a proprio dormitorio, usufruendo della mensa di Porta Aperta per un piatto caldo. 

Se vogliamo affrontare il tema dell’immigrazione accodandoci agli slogan leghisti, basterà citare il gruppo di profughi siriani che si è rifiutato di andare in Lussemburgo, pretendendo invece come destinazione la Germania o la Svezia perché ci sentiamo tranquilli nella risposta: “Avete due possibilità: il Lussemburgo o la Siria. Scegliete voi”.

Se invece vogliamo affrontarlo ponendoci delle domande e chiedendo risposte, programmi, strategie alle nostre istituzioni, possiamo partire dal Novi Sad di Modena, dove risulta evidente la nostra incapacità di accogliere, monumento vivente al fallimento del sistema di diritti-doveri, basato su leggi diventate talmente complesse e numericamente spropositate da trovarvi di tutto e il contrario di tutto.  Potrebbe essere la performance di un artista moderno se non fosse animata da povera gente invece di attori; è la summa delle assurdità, inconcepibili in una nazione moderna, in una regione come l’Emilia-Romagna, in una città come Modena.

Un gruppo di profughi asiatici e africani ha eretto le tribune dell’ex ippodromo cittadino, sede del mercato settimanale, a proprio dormitorio, usufruendo della mensa di Porta Aperta per un piatto caldo. Già il fatto che persone debbano rivolgersi a una associazione di volontariato per sfamarsi dovrebbe farci inorridire e invece è normalità; che poi persone debbano dormire in una tribuna è altrettanto inaccettabile, ma che questa tribuna diventi la residenza accettata da un giudice che condanna due tunisini ai domiciliari, è assurdo perfino in base alle leggi: sono clandestini o profughi o immigrati regolari? Nel primo caso può esserci solo il rimpatrio. Come fanno a risiedere in una non casa? Si ipotizza che abbiano sottoscritto un regolare patto con la proprietà, altrimenti il magistrato dovrebbe agire. Avendone raccontato i giornali, come possono non intervenire la polizia municipale, la polizia, i carabinieri, il Prefetto, il Comune?

Il Comune e le associazioni di volontariato cercano una soluzione, in base a quanto leggo sulla Gazzetta di Modena, studiando come non rimanere impigliato in lacci e laccioli burocratici e di competenza. Si cerca un luogo con un minimo di idoneità per dare loro un rifugio notturno, non una ‘residenza’ e speriamo venga individuato al più presto; però rimane insoluto, almeno nella mia testa, il problema di fondo, sul come affrontare il fenomeno delle migrazioni con un sistema di diritti-doveri in grado di tutelare tutti: cittadini, rappresentanti delle istituzioni, operatori, migranti.  Bisogna che sia possibile altrimenti riempiremo il nostro mondo di muri; non tanto quelli di cemento che si superano, ma quelli culturali che invece non si abbattono e stiamo attenti a ritenere che, risolta la vergogna del Novi Sad, il problema sia superato. Semplicemente non ci viene sbattuto in faccia, ma l’accoglienza ai migranti rimarrà emergenza per molto tempo ancora, forse per sempre.  Però, perché negli anni Sessanta alcuni comuni modenesi hanno sopportato una immigrazione del 100%, del 200% e oltre, rispetto alla propria popolazione, mentre oggi non siamo in grado di accoglierne il 15% in più?

 

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