Il (non) voto

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Un voto come questo, di totale sfiducia nella classe dirigente regionale, incapace di riformarsi, completamente disinteressata rispetto alla realtà, priva della reale volontà di informare il cittadino sul proprio programma elettorale, designa realmente un governatore?

L’elezione Regionale è passata, il fermento che ha creato decisamente no.

Stefano Bonaccini (Pd) è diventato governatore regionale, prendendo il posto del discusso Vasco Errani, con il 49% dei voti; un voto bulgaro nell’Emilia rossa? Pare proprio di no, perché se consideriamo che ha votato solo il 37% degli aventi diritto, questo 49% scende drasticamente ad un 17% sul totale.

Vuol dire che sommando chi non ha votato, schede nulle, schede bianche e chi si è espresso per un altro candidato, questo monte complessivo raggiunge in termini assoluti l’83%. In soldoni, per semplificare ancora il quadro, Bonaccini rappresenta solo un elettore avente diritto ogni 6.

Questo è il vero dato su cui ancora nessuno si è espresso! La domanda che ne consegue sorge spontanea: un voto come questo, di totale sfiducia nella classe dirigente regionale, incapace di riformarsi, completamente disinteressata rispetto alla realtà, priva della reale volontà di informare il cittadino sul proprio programma elettorale, designa realmente un governatore? Credo, e accetto un confronto pubblico, che il punto possa essere prevedere una soglia minima di votanti per poter decretare valido il voto.

 Potrebbe essere individuata nel 40%, ad esempio, non raggiunto il quale la consultazione si debba ripetere, costringendo pertanto i candidati a (ri)spiegarci davvero i loro programmi ed evidenziare le differenze che ci sono tra loro. Io non credo nel Dovere di voto; al mondo tutte le consultazioni con oltre il 95% dei votanti si svolge nei regimi, credo però ci si debba interrogare sulla soglia minima di votanti.

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