Il neo prelato ed il Crocifisso al seggio

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SIMBOLI RELIGIOSI L’esibizione

Caro Romano, gradirei da lei una spiegazione. Anche questa volta qualcuno ha chiesto di togliere il crocifisso da una sede elettorale e, al diniego del presidente di seggio, non ha votato. Mi domando: o la persona in questione è un credente e ha ancora nelle orecchie la frase di don Camillo «Dio ti vede, Stalin no», o è un ateo e allora non capisco che timori possa avere per una suppellettile in più nel seggio. Esistono secondo lei altre spiegazioni?
Paolo Bocconi

 

L’e-mail è stato pubblicato il 13 aprile 2006, sull’indipendente quotidiano “Corriere della Sera” ed il Romano cui è indirizzata la missiva è Sergio Romano. Per chi non lo conoscesse a fondo, il preclaro professore, pozzo senza fondo di profonda ed autentica kültüra, è stato direttore generale degli Affari Culturali del Ministero degli Esteri (1977-1983) e dopo essere stato rappresentante alla NATO (1983-85), dal settembre 1985 è stato ambasciatore a Mosca, durante i cruciali anni della perestrojka (chissà come deve avere sofferto il brav’uomo), ha insegnato nelle università di Firenze, Sassari, Pavia, Berkeley e Harvard. Dal 1992 al 1998 è stato professore di Storia delle relazioni internazionali alla Bocconi di Milano. È dottore “honoris causa” dell’Institut d’Études Politiques di Parigi, dell’Università di Macerata e dell’Istituto di Storia Universale dell’Accademia delle Scienze della Russia.

Gli mancava la nomina ecclesiastica.

L’illustre ex feluca, deciso ad intraprendere anche questa carriera, vola leggiadro su un brano del Vangelo e così risponde all’incauto provocatore:

 

“La persona che ha protestato contro la pubblica esibizione di un simbolo religioso potrebbe essere un cristiano che ha letto Matteo 5,6: «Quando poi pregate, non fate come gli ipocriti che amano pregare in piedi nelle sinagoghe e negli angoli della piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: essi hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre nel tuo segreto, e il Padre tuo che vede nel segreto ti darà la ricompensa ».

Corsera, 13 aprile 2006

 

A parte l’innocente refuso (si tratta di Mt. 6:5 : cap. 6° versetto 5 e non viceversa), il nostro grand’uomo dovrebbe sforzarsi di leggere un poco più per esteso il testo sacro cui si riferisce, e, facendosi eventualmente aiutare nell’esegesi da qualche porporato (noblesse oblige: a cotanta sapienza si addice un principe della Chiesa), dovrebbe anche evitare di fermarsi alla superficie di poche parole e cercare di cogliere il significato più profondo.

Io, non avendo alcuna veste, mi limiterò a riportare alcuni altri versetti, affinché qualche sedicente cristiano non persista nel credere alla tesi vacua ed ipocrita propugnata dall’emerita feluca.

Va da sé che queste mie parole non hanno, né hanno la pretesa di avere, efficacia né udienza alcuna presso chi cristiano non è.

 

Inizierei con il Vangelo di Marco:

 

Marco  13:10  Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le genti.

 

Marco  13:13 Voi sarete odiati da tutti a causa del mio nome, ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.

 

Secondo il sapiente ex ambasciatore, che cosa potrà significare “è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le genti?”: che dobbiamo nascondere i Crocifissi? E che dobbiamo anche astenerci dal nominare l’odiato termine?

Quanto al versetto 13:13 credo sia comprensibile a prima vista.

 

Ora proseguiamo con il Vangelo di Luca:

 

Luca 12:8 Inoltre vi dico: Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio;

Luca 12:9 ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.

 

Comprende preclaro professor Romano, ex ambasciatore e scriba del Corriere della Sera? Qui non si tratta di essere in chiesa o in casa propria: si tratta di riconoscere “davanti agli uomini”, senza distinzione di luogo o ambiente. Visto che ama citare le Scritture, non dimentichiamo un brano di Giovanni:

 

Giovanni 18:20 «Ego palam locutus sum mundo»: Io ho predicato pubblicamente al cospetto di tutti, risponde Gesù a Caifa, quando si avvicina il momento di dare la Sua vita per noi.
E, tuttavia, vi sono sedicenti cristiani che si vergognano di manifestare «palam» ovvero “apertamente”, venerazione al Signore. In termini ecclesiatici si chiama “rispetto umano”: ricorda dal catechismo il nostro sapiente e külto professore, candidato neo prelato?

Tuttavia, visto che il Suo Evangelista preferito sembra essere Matteo, eccoLa accontentata: vediamo qualche altro versetto oltre a quello che Lei, con tanta sagacia, ha voluto enucleare. Poco prima di Mt. 6:5 è scritto:

 

Matteo 5:15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.

Nessuna chiosa: si tratta di un’allegoria alla portata di tutti, non Le sembra?

 

Poi viene il versetto che Lei ha dottamente citato:

 

Matteo 6:5 Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

 

Forse qui un eminente principe della Chiesa, molto più autorevolmente di quanto non possa fare io, Le potrebbe chiarire che la condanna è rivolta alla vacua ipocrisia dell’esteriorità, che è cosa ben diversa dalla devozione alla Croce ed al Crocifisso. Devozione che si può (non si “deve”, badi bene, si “può”) manifestare ovunque, anche guardando un campanile, la facciata di una chiesa, una cappelletta: oppure Ella pensa che si debbano abbattere campanili, chiese e tabernacoli pur di non urtare la suscettibilità di atei, marxisti, cattocomunisti (imberbi o adulti che si professino) etc. etc. fino a giungere ai cari confratelli islamici?

    

Più avanti, al cap. 7, troviamo:

 

Matteo 7:23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.

 

Il concetto, se non Le fosse sufficientemente chiaro, è ripreso al cap. 23: fatto curioso, s’intitola: Ipocrisia e vanità degli scribi e dei farisei. Dopo il preambolo si enumerano le “sette maledizioni a scribi e farisei”: non le citerò tutte, ne basta una sola:

 

Matteo 23:13 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci.

 

Comprende professor Romano, illustre emerita feluca ed autorevole scriba del quotidiano più indipendente della nazione? Bastava che Lei si sforzasse di leggere un poco più oltre, e forse, anche senza la guida di un eminente principe della Chiesa, avrebbe compreso.

 

Dimenticavo un ultimo versetto del Suo prediletto Matteo:

 

Matteo  7:6 Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

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