Il nemico che trattiamo da amico (2)

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“PAGINE MEMORABILI DEL GIORNALISMO ITALIANO”[…] Può essere un terrorista che si sposta per organizzare o materializzare un massacro, può avere addosso tutto l’esplosivo che vuole: nessuno lo ferma, nessuno lo tocca. Così si concludeva il brano dell’articolo di Oriana Fallaci sul numero 207 di Bice . Proseguiamo con la pubblicazione di un altro brano tratto dal medesimo articolo.

  […] Un nemico che appena installato nelle nostre città o nelle nostre campagne si abbandona alle prepotenze ed esige l’alloggio gratuito o semi-gratuito nonché il voto e la cittadinanza. Tutte cose che ottiene senza difficoltà. Un nemico che protetto dalla Sinistra al Caviale e dalla Destra al Fois Gras e dal Centro al Prosciutto ciancia, appunto, di integrazione e pluriculturalismo ma intanto ci impone le proprie regole e i propri costumi. Che bandisce il maiale dalle mense delle scuole, delle fabbriche, delle prigioni. Che aggredisce la maestra o la preside perché una scolara bene educata ha gentilmente offerto al compagno di classe musulmano la frittella di riso al marsala cioè «col liquore». E-attenta-a-non-ripeter-l’oltraggio. Un nemico che negli asili vuole abolire anzi abolisce il Presepe e Babbo Natale. Che il crocifisso lo toglie dalle aule scolastiche, lo getta giù dalle finestre degli ospedali, lo definisce «un cadaverino ignudo e messo lì per spaventare i bambini musulmani». (Parlo, s’intende, dell’arabo con la cittadinanza italiana che mi ha denunciato per vilipendio all’Islam. Che contro di me ha scritto un lercio e sgrammaticato libello dove elencando quattro sure del Corano chiede ai suoi correligionari di eliminarmi, che per le sue malefatte non è mai stato o non ancora processato). Un nemico che in Inghilterra s’imbottisce le scarpe di esplosivo onde far saltare in aria il jumbo del volo Parigi-Miami. (Parlo, s’intende, dell’arabo con la cittadinanza inglese che per puro miracolo beccarono sulla American Airlines).

Un nemico che ad Amsterdam uccide Theo van Gogh colpevole di girare documentari sulla schiavitù delle musulmane e che dopo averlo ucciso gli apre il ventre, ci ficca dentro una lettera con la condanna a morte della sua migliore amica. (Parlo, s’intende, dell’arabo con cittadinanza olandese che probabilmente anzi spero verrà condannato all’ergastolo e che al processo ha sibilato alla mamma di Theo: «Io non provo alcuna pietà per lei. Perché lei è un’infedele»). Il nemico, infine, per il quale trovi sempre un magistrato clemente cioè pronto a scarcerarlo. E che i governi eurobei (ndr: non si tratta d’un errore tipografico, voglio proprio dire eurobei non europei) non espellono neanche se è clandestino. Continua anche il discorso sul Dialogo delle due Civiltà. Ed apriti cielo se chiedi qual è l’altra civiltà, cosa c’è di civile in una civiltà che non conosce neanche il significato della parola libertà. Che per libertà, hurryya, intende «emancipazione dalla schiavitù». Che la parola hurryya la coniò soltanto alla fine dell’Ottocento per poter firmare un trattato commerciale. Che nella democrazia vede Satana e la combatte con gli esplosivi, le teste tagliate. Che dei Diritti dell’Uomo da noi tanto strombazzati e verso i musulmani scrupolosamente applicati non vuole neanche sentirne parlare. Infatti rifiuta di sottoscrivere la Carta dei Diritti Umani compilata dall’Onu e la sostituisce con la Carta dei Diritti Umani compilata dalla Conferenza Araba. Apriti cielo anche se chiedi che cosa c’è di civile in una civiltà che tratta le donne come le tratta. L’Islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani. È incompatibile col concetto di civiltà.

Oriana Fallaci

Il Corriere della Sera, 15 settembre 2006


Mi sono reso conto, anche leggendo alcuni astiosi commenti, che la prosa di Oriana Fallaci turba e infastidisce alcuni nostri Lettori. Me ne dolgo, ma credo che, seppur illividiti dalle loro convinzioni e dal loro credo ideologico, non possano disconoscere la grandezza di questa giornalista, del suo stile nitido, consequenziale e talora tagliente. Se così non fosse me ne rammarico ancor di più, ma continuerò a pubblicare i suoi articoli, come farò con quelli di altri che considero maestri del giornalismo italiano.

Consentitemi ora una breve digressione. Sul fatto che la Fallaci sia “ignorantissima e bugiardissima”, secondo la definizione che ne diede il Citati, ritengo non vi sia molto su cui disquisire: l’accusare l’avversario di essere bugiardo o bugiardissimo è tipico di chi fa uso sistematico della menzogna per fini puramente ideologici. La prova, quand’anche ve ne fosse bisogno, risiede nella pervicace negazione dell’evidenza circa il terrorismo islamico attuale e trascorso, nei patetici “distinguo” fra le varie connotazioni dell’Islam, nel tentativo puerile e perfido di far ricadere sulle vittime le colpe degli aggressori: tutte forme più o meno subdole di negare la verità, ovvero di essere mendaci. C’è stato (e c’è tuttora), ad esempio, perfino qualcuno che afferma che la responsabilità del crollo delle Twin Towers non sia da attribuire al terrorismo islamico.

Il faut mentir comme un diable, non pas timidement, non pas pour un temps mais hardiment et toujours. […] Mentez, mes amis, mentez. Il en restera toujours quelque chose [1] : infatti qualcuno disposto a dar credito a simili sub-idiozie si finisce col trovarlo sempre.

Ora, se si ha la faccia tosta di mistificare anche la verità dei fatti di attualità, sfidando platealmente la solare realtà, figuriamoci se non si può applicare la medesima tecnica ai fatti storici. Li si travisa, li si mistifica, li si ingigantisce o li si minimizza fino a sottacerli a seconda della convenienza. Ove necessario si ricorre all’interpretazione e ai commentari (all’esegesi e poi all’epesegesi per i cultori del parlar forbito), fino a distorcere la verità del fatto storico per piegarlo all
a tesi ideologica prestabilita.

La storia dell’Islam fin dalle sue origini è intrisa di sangue, di conquiste attuate con la forza delle armi, di imposizione del Corano agli “infedeli”: questo è un fatto storico inconfutabile e il Citati lo sa, ma poiché, per usare le sue parole, non è, come noi cerchiamo penosamente di essere, una persona perbene, egli tenta di screditare insultando [2] , mente e nega, nega e mente.

Ma queste sono considerazioni che riguardano un tizio che nulla ha a che fare con i maestri del giornalismo italiano.


[1] “Bisogna mentire come un demonio, non timidamente, né solo di sfuggita, ma arditamente e sempre. […] Mentite, amici miei, mentite. Qualcosa resterà sempre.” Lettre à Thiriot du 21 octobre 1736. Arouet François Marie, detto Voltaire, principe dell’Illuminismo e gran maestro dell’arte di mentire.

[2] Il pezzo pubblicato su la repubblica il 2 sett. 2005 esordisce così:Stamani, 31 agosto 2005, ho letto sui giornali che il 27 agosto scorso papa Benedetto XVI ha ricevuto, a Castelgandolfo, Oriana Fallaci. Non mi permetterei mai di commentare o di criticare i colloqui del papa. Il papa può, anzi deve, ricevere tutti gli esseri umani, soprattutto i miserabili, i peccatori, gli empi, i malati di mente.” Forse questo signore crede che non si sia capaci anche noi di ripagarlo con elogi come: “miserabile, malato di mente, affetto da Alzheimer”, oppure dicendogli: “ignorantone, impari come si scrive ‘Castel Gandolfo’ e studi quando si deve scrivere ‘per bene’ e quando ‘perbene’”. Il fatto è che noi siamo su un piano diverso: un baratro di stile ci divide da questo signore e per questo non ci abbassiamo a scrivere codeste cose.

 

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