Il movimento degli studenti nella scuola modenese

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Bice propone ai suoi lettori il pensiero di Stefano Severino protagonista referente dell’istituto Corni di Modena nei sit in e nei presidi tenutisi tra gli studenti nelle ultime settimane in città.

“La scelta dello strumento referendario può essere un boomerang perché potrebbe smorzare, alla lunga, la protesta degli studenti e per il rischio di non raggiungere il quorum” : premette lucidamente Stefano Severino studente del Corni e rappresentante d’istituto ricandidato alle elezioni del 9-10 novembre,

 

Perché la scelta referendaria non ti sembra la soluzione migliore attualmente?

 

Perché è uno strumento che acquisirebbe subito un determinato colore politico e noi giovani studenti, anche se nella maggior parte, siamo tutti tendenzialmente di sinistra, intendiamo mantenere il movimento di protesta fuori dalle secche di una politicizzazione che tanti di noi non vediamo di buon occhio. In piazza Grande non si sono viste sventolare bandiere di partito o di  sindacato: siamo stati noi i protagonisti e promotori della contestazione, siamo noi, assieme ai professori, le prime vittime di questi tagli indiscriminati già approvati nella scorsa estate in finanziaria: ecco non ci troviamo di fronte ad una riforma della scuola. Non è una riforma scolastica è solo ed esclusivamente una manovra economica calata dall’alto senza interlocuzione con nessuno degli attori o protagonisti dell’intero sistema di istruzione pubblica in Italia.

 

Le opinioni e le modalità della protesta collimano tra voi studenti oppure ci sono divergenze nel merito?

 

La maggior parte degli studenti per ora sembra ritenere l’occupazione delle scuole lo strumento di protesta più idoneo, ma io ritengo che sia una scelta, a sua volta, antidemocratica, perché andrebbe a ledere il diritto allo studio ed all’apprendimento per studenti contrari all’occupazione, quegli stessi diritti allo studio che i tagli in finanziaria e la legge Gelmini intendono conculcare. Noi studenti non condividiamo le posizioni del Pd che avversa tutti i provvedimenti previsti dalla legge Gelmini: secondo tanti tra noi il ritorno del voto in condotta e la conseguente possibilità della bocciatura è una decisione positiva. Noi non condividiamo le forti critiche mosse dalla sinistra e da alcuni media al ritorno del voto in condotta: è sbagliato dire sempre solo e comunque no su tutto, rischieremmo di assumere posizioni antidemocratiche col rischio di demonizzare il nemico che non è un nemico ma è e deve essere un interlocutore. Finora il governo, la maggioranza e la Gelmini non hanno chiesto la nostra opinione, ma non vuol dire che noi dobbiamo poi arroccarci su posizioni antidemocratiche.

 

Quali altre opinioni che provengono da altre organizzazioni studentesche voi condividete?

  

Condividiamo il tema della lotta ai baroni universitari portata avanti da gruppi studenteschi vicini ad An, è giusto che il merito sia il criterio di assunzione e valutazione negli Atenei italiani sia per gli studenti come per i docenti. Però adesso stiamo vagliando diverse proposte di modifica sui tagli e sulla legge Gelmini corredate dalle firme di buona parte degli studenti italiani da inviare al Presidente della Repubblica. Intendiamo coordinarci creando una sorta di catena tra le scuole delle varie città d’Italia: ora siamo in stretti rapporti con una scuola vicina al Senato di Palazzo Madama di cui non ricordo il nome in questo momento: è giusto coordinarci e sondare le nostre opinioni democraticamente. Naturalmente tutti siamo contrari ai tagli che penalizzerebbero attività come l’informatica e le ore di laboratorio, indispensabili nelle scuole tecniche.

 

Avete formulato proposte alternative per la riforma degli atenei e delle scuole?

 

Sì, stiamo elaborando tutta una serie di proposte che firmeremo e sottoporremo al mondo politico di maggioranza ed opposizione, credo che il ferro si debba battere oggi finchè è caldo e formulare soluzioni condivise, per il resto il ricorso al referendum rischia di politicizzare troppo il problema, di ritardarlo smorzando coi mesi l’entusiasmo degli studenti, per non parlare del rischio reale di non raggiungere il quorum su una questione così importante: è sbagliato dire “basta, abroghiamo tutto con un referendum”, infatti il recente continuo ricorso ed abuso della soluzione referendaria in Italia ed il traguardo difficile del mancato quorum ha svilito questa risorsa istituzionale. Le risposte bisogna darle ora, subito e non fra due anni.

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