Il monumento e l’accumulatore

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Ritorna il Conte inspiegabilmente affabile con la Signora Sindaco di Milano:o è solo sprezzante galanteria?

Tornavo bel bello dalla passeggiata in Corso Vercelli, e, giunto circa a metà del corso, ho svoltato in una stradicciola per raggiungere la stazione Pagano della MM.

Poco dopo, in prossimità di uno slargo, sono rimasto senza fiato. Un cippo, un monumento di dimensioni inusitate si stagliava nel cielo azzurro, quel cielo di Lombardia, così bello quand’è bello, così splendido, così in pace.

Non conoscevo quell’opera imponente: mi sono avvicinato per ammirarla e leggere la targa che sfavilla nel centro del masso.

“Qui, davanti alla sua casa, mentre si recava al lavoro, il 17 maggio 1972, il Commissario Luigi Calabresi cadde vittima del terrorismo.

Milano 17 maggio 2007”

In alto, prima di principiare lo scritto, lo stemma del Comune di Milano.

 

Che dire, Signora Sindaco? Complimenti per l’equilibrio delle parole: concise, veritiere, espressive dello spiacevole accadimento.

Certo quel “cadde vittima del terrorismo” se lo poteva anche risparmiare: si fa presto a dire “cadde vittima”. Vittima? In fondo il Destinatario delle pallottole non fece nulla per evitarle, inoltre, tremebondo, aveva volto le spalle ai valorosi combattenti comunisti. Costoro che altro potevano fare, se non compiere comunque il loro nobile, coraggioso gesto?

E poi “vittima del terrorismo”: che parole grosse Signora! Terrorismo mi pare francamente eccessivo. Si è trattato di un atto di giustizia, altro che terrorismo. In fondo furono in tanti a presagire con desiderio la sua morte. In molti, fra gli ottocento e passa firmatari della condanna a morte, esultarono inneggiando alla giustizia proletaria quando il sogno si avverò.

A qualche metro di distanza dal monumento, nel luogo esatto dell’esecuzione è posto un accumulatore, abbandonato chissà da chi. Un involucro contenente piombo e acido solforico, poco più grande della targa splendente. Un simbolo, forse, della garbata mansuetudine e dell’amore prorompente che albergava nel cranio dei generosi combattenti comunisti.

 

Scusi, Signora, invece di parlare di vittime e di terrorismo, perché, in nome della par condicio, non fa dell’accumulatore un bel monumento in onore dei prodi combattenti comunisti che hanno compiuto il nobile gesto, così come è stato fatto in piazza Fontana per Giuseppe Pinelli?

La conosce, vero, quella bella lapide? Recentemente è stata ricollocata a fianco di quella municipale e riportata al primitivo veritatis splendor dagli studenti e i democratici milanesi. Ricorda Signora? Ha incisa questa bella frase:

a giuseppe pinelli ferroviere anarchico ucciso innocente nei locali della questura di milano il 16 .12 . 1969 – gli studenti e i democratici milanesi.

 

Che altro dire Signora, se non farLe i più sentiti complimenti?

Complimenti per il monumentale cippo dedicato al Commissario: circa 50 cm. di altezza e una targa di circa 20 cm. di lato.

Permetta ancora un suggerimento, se me lo consente: invece di quell’accumulatore messo lì, in mezzo alla lingua di marciapiede senza neanche un piedistal
lo, intitoli una sala di Palazzo Marino a Bompressi Ovidio il braccio, a Sofri Adriano la mente, Pietrostefani Giorgio l’altra mente, eroicamente fuggito in Francia.

Anzi, già che c’è, dedichi una sala a ciascuno di loro.

Codesti sono atti aulici, luminosi, multicolori, che danno lustro e merito a chi li compie e rendono giustizia alle vittime autentiche, ossia a quei poveri comunisti, gi-ottisti etc. sempre ingiustamente accusati di terrorismo, di devastazioni in piazza, di omicidi.

Coraggio Signora Sindaco, non è difficile. Lo hanno fatto anche a Montecitorio per Giuliani Carlo, lo faccia anche Lei.

Garantisco che, oltre a quello, scontato, di alcuni illustri inquilini dei Palazzi romani, avrà sicuramente il conforto di personaggi di rango: da Sua Beatitudine Mieli Paolo a Sua Santità Scalfari Eugenio, da Sua Teatralità nobeliscente Fo Dario a Sua Eminenza semiotica Eco Umberto, e così via.

Tutti onesti, intelligenti, coraggiosi firmatari di allora. Tutti ancor oggi rigorosamente orientati verso il luminoso sol dell’avvenire.

Non aggiungo altro, per ora: il disgusto e il ribrezzo me lo impediscono.

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