Il mio Natale

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Non sono i consueti auguri di Buon Natale.

Non sono i consueti auguri  di Buon Natale.

Questo è il compito in classe di  una   ragazzina di  appena  quattordici anni, coinvolta e partecipe dell’allegria e del consumismo ma anche profondamente colpita dalle ingiustizie umane  che in questo periodo appaiono ancora più stridenti.

Agli occhi dei bambini, alla loro anima pura, al loro idealismo, noi adulti certo sembriamo vacui, meschini,materialisti, crudeli.

Forse hanno ragione. Un buon motivo per cercare di far loro cambiare idea.


Sono qui tra un cioccolatino graziosamente adagiato nel velluto di una scatola fiammeggiante e la benzina che brucia le membra dei bambini di strada che per le loro vie vivono facendo i mangiafuoco.

Sono qui ora, guardo una palla del mio albero, bella, lucida, scintillante e riflessi vedo coloro i cui occhi sono spenti da troppe fatiche ed ingiustizie.

Soffoco quel grido che arde nell’anima e sale nella gola, vorrei urlare, urlare contro quelli che a Natale si scambiano ipocriti sorrisi, regali dati a forza e falsi baci sulle guance.

Ecco, a questi vorrei mostrare ciò che ho visto spingendomi laddove gli altri non si vogliono spingere, guardando quella piccola ombra nascosta dietro la siepe, che osserva rapita i giochi pirotecnici nel giardino l’ultimo dell’anno, figlia della fame e della violenza, il suo cinema è quell’intreccio di luci colorate che si incrociano nel cielo nero che vede nel mio giardino.

Vorrei mostrare quell’uomo le cui ossa sono doloranti e rigide, impregnate di stenti e di freddo, quel freddo che solo lui prova, quel freddo che si insinua nei precordi, li stringe in una morsa che non si allenta più, è il freddo dell’indifferenza, l’indifferenza della ricca signora, i cui fianchi sono avvolti da un visone caldo e morbido.

Tutto questo non lo troverete in paesi o villaggi remoti, nelle epoche più lontane o nei mondi a noi sconosciuti, lo trovate lì, nel buio di un garage abbandonato, nel freddo di notti solitarie trascorse senza amore e senza gioie con nelle orecchie l’eco delle gaie grida di quei signori che brindano per un gioioso nuovo anno.

Potrete trovare questo, e non solo, in un posto a noi vicino, molto vicino, ma troppo spesso dimenticato, lasciato ingiallire come un vecchio libro: il nostro cuore.

 

(Dicembre 2002)   

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