Il mio disprezzo parte da molto lontano

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Dal braccialetto scaramantico di Maria agli scandali di “calciopoli”, dalle notti trionfali di Berlino alle bare azzurre di Forattini…Considerazioni in agrodolce sul calcio e sul mondo dello Sport in generale...
art. di J.Vol.

Il mio disprezzo parte da molto lontano.

Sono passati moltissimi anni da quando ho avuto il mio primo voltastomaco; non era stato originato da abuso alcoolico e non era riconducibile ad eterogenea infezione ma dovuto ad un torto, una di quelle situazioni in cui vorresti essere il Robin Hood dei poveri, nelle quali accetteresti l’amicizia di John Rambo, situazioni diversamente agevoli nelle quali anche Superpippo avrebbe fatto comodo. Non so se in qualche modo sono in possesso di un amuleto “”iellifero”” come il braccialetto scaramantico di Maria, ma direi che non mi sono mancate le occasioni per rivivere quella sensazione. La conosciamo tutti, la viviamo tra le angosce giovanili, durante i primi contatti con il modo esterno, rappresenta uno dei primi riscontri di quanto il mondo sia ben diverso da come ce lo siamo immaginati.

Di tutte le emozioni il disprezzo è tra i sentimenti più completi, comprende tantissima rabbia unita da una lacrima di delusione alle quali si aggiunge malcelata invidia da condire con un pizzico di odio. Maggiori le capacità di controllo minore è la percezione del nostro disagio; maggiori le capacità espressive maggiore è l’impatto emotivo di chi la reazione osserva oppure subisce. Immaginiamo  quale emozione prova il povero canuto calciatore azzurro alla visione del disegno di Forattini. Ha ragione Maria quando ci sprona ad avere reazioni così forti non solo per le futilità calcistiche ma soprattutto per le cose importanti; sicuramente un fallimento personale è molto più grave rispetto alle emozioni che i calzoncini ripieni di superficialità ci hanno regalato sui campi sudafricani; è vero, dovremmo urlare “”andate a lavorare””, “”vergogna””, “”restituite il maltolto”” a chi, per esempio, finge disabilità pretendendo pensioni truffaldine.

Ma le difficoltà individuali ed i truffatori dei quali siamo vittime sono i nostri problemi reali, con i quali ciascuno di noi si confronta singolarmente. In questo caso si parla di un minimo comun denominatore che è sotto gli occhi di tutti; si tratta dello sport nazionale, parliamo di individui che, ad ogni modo, ci rappresentano.

Una figuraccia fatta a titolo personale ha un peso, diversamente ripartito tra il disagio personale (elevato) e l’impatto che questo ha sulla società (infinitesimale). Quando chi ci rappresenta si dimostra inetto, inefficace e delude è normale l’indignazione di chi in quella figura crede oppure ha voluto crederci, sia che si tratti di Forze dell’ordine, Medici, Avvocati, Giudici, figuriamoci loro che condividono lo scenario pubblico con i meno blasonati politici….

Questi signorini hanno preteso l’onore di rappresentarci, impettiti d’orgoglio hanno rifiutato un onere, quello di fare una degna rappresentanza, di prodigarsi al meglio per mantenere e, se possibile, rendere maggiore il nostro orgoglio. Ed invece no, niente orgoglio, solo vergogna, non certo per essere stati eliminati da ultimi del girone, ma per il modo in cui questa eliminazione si è realizzata…Come da titolo il mio disprezzo viene da molto lontano e avevo faticato a trattenere il mio personale disprezzo per questa Nazionale, per questo gruppo di uomini mandati alla deriva da “”un mezzo capo”” (concordo con il Dott. Crepet[1]) non tanto per gli uomini quanto per il modo in cui questo harakiri si veniva a delineare. Non mi voglio soffermare in modo particolare sui personaggi, farò riferimenti ai fatti, alle casualità, ma anche e soprattutto alla storia.

Quello che più mi è dispiaciuto, in ambito puramente calcistico, è stato il modo in cui era arrivato il quarto titolo, la quarta stella. L’Italia del pallone vantava un credito con i mondiali dopo la grave ingiustizia subita nel 2002 con Trapattoni in panchina[2]; L’Italia del pallone aveva un enorme debito con chi si era risvegliato frastornato dopo lo scandalo di calciopoli. Mentre tutta l’Italia fremeva e sognava una vittoria, un cumulo di uomini, “generazione di fenomeni”, si è imbarcato per la trasferta tedesca.

Quella vittoria è stata un toccasana per l’Italia del tifo, per i delusi del campionato e delle vittorie “”macchiate”” che si sono riuniti sotto la festa del mondiale. Quella vittoria è stata un bene per l’economia del calcio, per la Nazionale che ne tratto benefici di immagine, merchandising e diritti televisivi; benefici anche per i Club privati. Quella vittoria è stata un toccasana per il morale di tutti noi, non solo per il titolo ma soprattutto perché ottenuto contro gli amati/odiati sanculotti, l’odiatissimo vicino di casa che condivide con i nostri eroi il colore della maglia. Quella vittoria è stata un bene per la storia e le statistiche, a quattro anni di distanza dalla immeritata esclusione del 2002.

Ma siamo stati inferiori ai francesi perché sebbene a loro sia toccato l’onore di vincere Mondiale 98 ed Europeo 2000, noi, nemmeno il tempo di gustare il titolo, eravamo alla ricerca di un CT con la scadenza di liberare la “sporca panchina” dopo Euro 2008, in tempo per il torneo tuttora in corso…

Il fuggi fuggi del cittì fresco campione del Mondo, pronto a dileguarsi prima dell’Europeo, ci ha costretto ad un capro espiatorio, un traghettatore che dovev
a eseguire un compitino mentre “il vaso di ferro” assaporava il ritorno sulla panchina per i mondiali successivi. Questa è l’impressione che molti “CT da bar” hanno avuto: uno scalda panchina che eviti una figuraccia europea al CT Campione del Mondo. È comprensibile (non condivisibile) che un pavido che vince il mondiale non voglia vedersi vanificata la gloria a meno di 24 mesi di distanza. Molto meno comprensibile la debacle Mondiale di chi,  meno di 24 mesi prima si era (ri)presentato esclamando “”Sono molto, molto, molto felice. E sono molto motivato. Alla prossima settimana””. See… Addio… bene ha fatto chi ha preferito non chiedere troppo alla buona sorte quest’anno!

Oggi abbiamo assistito alla ennesima realizzazione del motto cinese  a Maria  molto caro, il nostro Cittì dell’Europeo 2008 (ed io con lui) ha avuto modo di vedere passare il cadavere del suo “nemico” sotto il ponte e non ha esitato a togliersi i famosi sassolini che pesavano come macigni. È ancora una volta in fuga il nostro vecchio ct, ora con minori onori, smascherato, ridimensionato.

Ma ci va bene così, siamo italiani, ci hanno portato sul tetto del mondo, ci siamo beati di aver messo nel sacco gli odiati francesi che ci avevano castigato con il Golden goal nell’europeo 2000, stavolta è toccato a loro soffrire. Poco ci importa del momento storico, poco contano gli errori arbitrali a nostro favore (gli australiani ancora reclamano), poco contano le polemiche sterili, non ci interessa la meschinità degli insulti rivolti al “Pied Noir” (termine con il quale vengono indicati, per estensione, tutti i cittadini francesi di origine nordafricana) : siamo campioni, prendiamo a man bassa tutti i complimenti.

Abbiamo vinto, e questo è l’importante; del rispetto delle regole, della lealtà, del torto che il meschino fa a chi gareggia sportivamente ce ne ricordiamo solo quando siamo noi a subire il torto, quando non siamo noi i più furbi. Ci sarebbero moltissimi esempi, ne cito il più recente della F1; l’inglesino Hamilton supera furbescamente la safety-car, riceve sanzioni tardive e un buffetto allora chiediamo il rispetto delle regole, parliamo di campionati falsati. Fingiamo di non sapere che il fatto, nella sua gravità, avrebbe avuto risvolti insignificanti se al nostro spagnolo fosse stata applicata una tattica decente (Nota: la Ferrari di Fernando Alonso torna ai box con due giri di ritardo rispetto ad Hamilton che provvede al pit-stop all’ingresso della safety-car. In questo modo il ferrarista rientra in decima posizione ed Hamilton secondo).

Sarà perché non mi coinvolge emotivamente in prima persona ma trovo di estrema bellezza sportiva la “vendetta” tedesca nei confronti dell’Inghilterra che non solo è stata eliminata, non le è stato convalidato un gol regolare, bello e molto importante. Destino irriverente… nel mondiale ‘66 i sudditi di sua Maestà avevano battuto proprio i teutonici per un gol regolare non convalidato… Ma tutto questo oramai passa in secondo piano, si esce di scena cupi non per la sconfitta sportiva ma per il ridotto introito economico e non si festeggia più per l’agonismo ma per l’ingaggio.

Eppure il calcio, lo sport in genere è sopratutto questo, errori umani di chi deve garantire la regolarità che, prima o poi, si “compensano”, fanno storia, statistica e anche morale.
Povera Italia, terra senza stato, stato senza inno, inno disprezzato dal popolo, popolo così mal rappresentato.
Questo mi viene da scrivere per quanto riguarda il Calcio, del quale non credo che Maria non sia una estimatrice; molto probabilmente la sua fede calcistica non dimostrerà competenza in materia[3], ma al cuor non si comanda e quale che sia va rispettata. Sicuramente è amante della sportività e della lealtà, delle partite piacevoli da vedersi perché i giocatori ci mettono agonismo e non vigliaccheria o tatticismi meschini, sia che si tratti di fallo tattico che di melina. E questo  dimostra il suo apprezzamento per la partita dei professionisti del “”toda gioia, toda bellezza””.
Si tratta di paesi in via di sviluppo, di antichi paesi poveri che non sono economicamente omologati, paesi in cui il popolo non è ancora stato educato alla pubblicità ed ai giochi di chi è capotreno del progresso, hanno moltissimi problemi sociali, ma nonostante questo sono dotati di una forza propria, un ottimismo ed una personalità che non li rende statue di neve sotto al sole di fronte alle avversità alle difficoltà. Personalità che  non li rende tutti utili allo stesso modo, ma indispensabili per chi, come noi, ha bisogno di qualcuno che ci faccia sognare.

Dimostrano in ogni situazione la forza, il vigore che non sono in grado di descrivere, vorrei fossimo sufficientemente umili da imparare da loro, direttamente, fosse anche solo vedendoli tirare quattro calci ad un pallone. Ci dimostrano quanto onore ci sia nel rappresentare il proprio paese, come la buona esibizione sia motivo di orgoglio non solo personale, ma dei milioni di cuori che sono con te. Purtroppo però il gap si sta colmando, importano i nostri vizi dimenticano le loro virtù…

Alcuni calciatori di paesi “poveri” hanno dimostrato la propria ricchezza di spirito condividendo il loro successo economico con i bisogni del proprio stato. Cito i primi due che la memoria mi consente: Georges Weah e Javier Zanetti.  Non devo certo elogiare io i loro meriti umani…
Purtroppo a noi risulta strano, il nostro calcio non è più solo uno sport, è soprattutto immagine, economia, marketing, risultati economici e statistici con poca passione calcistica o sportiva in genere. I nostri “eroi” indossano le magliettine felici sul cerchio di centrocampo non per esigenze della società civile, ma della società che li ha arruolati. Tuttavia hanno la necessità di esportare la residenza, pubblicizzare prodotti commerciali e terminare la propria “povera” carriera all’ombra di barili di petrolio… e si irritano se osi “scucirgli” un euro…

A proposito, un pensiero al Ministro Calderoli il quale, unico sodd
isfatto di questa debacle, credo abbia mantenuto fede al grido del “”Ride bene chi ride ultimo””… quantomeno niente premi ai giocatori/dirigenti (spero!)

Non è finito il male con l’arrivo del nuovo CT, poiché il male non era “colpa” di una sola persona o di un piccolo manipolo di uomini. Sicuramente è finito un periodo e ne inizia uno nuovo con chi ha dimostrato, in più di una realtà, in più di una occasione, il proprio valore. Questa è una “meritata panchina” CT, come se la era meritata qualche anno fa Donadoni. Non ci porterai subito alle stelle, non ci riempirai i TG di inutili e boriose conferenze stampa al pari di coloro che sono prematuramente scomparsi dal Mondiale (Domenech, Dunga, Maradona. Tutti mettoni in dubbio la propria permanenza in panchina…) ma di sicuro saprai trasmettere a molti di noi il tuo stile, la tua classe, la tua educazione ed il rispetto che ci insegneranno nuovamente a provare emozioni piacevoli. Allora, forse, ricominceremo a dare la giusta importanza non solo a risultato finale ma anche all’impegno, a fare cori più miti, forse potremo avere reazioni gradevoli, che partono dal pallone fino a raggiungere la sfera personale e privata. Forse, perché in fin dei conti siamo pur sempre italiani…





[1] Intervista sul n. 232

[2] L’arbitro Byron Moreno è diventato famoso durante il Campionato in Corea e Giappone durante il quale fu designato per la partita degli ottavi di finale fra Corea del Sud e Italia, partita in cui gli azzurri vennero eliminati dopo il golden goal messo a segno dall’attaccante sudcoreano Ahn Jung-Hwan, ma l’arbitro ecuadoriano espulse Francesco Totti nei tempi supplementari e annullò un gol regolare a Damiano Tommasi, sempre nei tempi supplementari.

[3] Inter (NdR)

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