Il Marchese del Grillo

Condividi su i tuoi canali:

Sempre teso il rapporto fra le coalizioni. Perplesso, problematico e diverso l’atteggiamento degli elettori.Articolo a firma D.F.

Siamo in  piena campagna elettorale. Meno  di due settimane ci separano dalla apertura delle urne,  ma tra le forze in campo  si stenta ancora ad entrare nel vivo dei problemi territoriali ed a discutere  di programmi e proposte concrete dato che si tratta di elezioni di interesse  più amministrativo che squisitamente politico. Fino ad ora i partiti con i loro rispettivi leaders ci stanno intrattenendo con altri temi.

A seguito di un imprevedibile problema venutosi a creare  nella presentazione delle liste del Pdl a Milano e a Roma, il loro capo nazionale mediante un’abile e fulminea mossa da giocatori d’azzardo,  rovesciando il tavolo, fece diventare quei due “pasticci” un caso nazionale esplosivo e dirompente. Evidentemente per il leader, concentrare gli sforzi per giungere ad una rapida e ragionevole soluzione che sanasse il problema venutosi a creare, non portava a risultati elettorali soddisfacenti.

Mi chiedo quante liste sono  state  non accolte o respinte dai competenti Uffici circoscrizionali. dislocati su tutto il territorio italiano, in occasione di tutte le scadenze elettorale che si sono tenute dal 1948 ad oggi.

Sicuramente si tratta di un numero cospicuo, eppure nessuno protestò, tutti prendemmo atto e  tra l’indifferenza generale ogni volta si andò oltre.

Comprendiamo che capitando ciò ad uno dei partiti maggiori la cosa non può passare inosservata, ma in questo periodo particolare,  bisognava rendere eclatante quell’incidente anche se dovuto da fredda  burocrazia applicata.

Ci troviamo in un momento storico denso di problemi  vecchi che ancora sono da risolvere mentre quelli nuovi premono con insistenza sull’agenda delle cose da fare . I dubbi sul nostro domani e sul futuro dei nostri figli e nipoti  non si contano più.

Un rifiorire di scandali dovuti ad una dilagante corruzione, favorita anche da collusioni con la politica; una strisciante  insoddisfazione rivolte all’operato del governo per delle aspettative tradite da una parte; una incapacità delle opposizioni di indicare strade alternative credibili e convincenti,

dall’altra parte, facevano e fanno temere alla classe politica un diffondersi di stanchezza nella pubblica opinione per nulla tranquillizzante per gli esiti elettorali.

Berlusconi, ormai memore dell’appagante successo di consensi che riesce ad ottenere ogni volta che drammatizza la contesa fra le coalizioni ha interpretato l’incidente delle liste come una opportunità da non perdere.

Infatti il 12 marzo 2010 i quotidiani italiani pubblicavano i contenuti di un video messaggio che Berlusconi aveva inviato ai suoi Promotori della Libertà: era la chiamata al suo popolo a scendere in piazza , a schierarsi in campo.

“” Scenderemo in piazza. Come sapete lo facciamo molto raramente, ma a Roma dicono così: Quando ci vuole, ci vuole… E questa volta è assolutamente necessario farlo, perchè ora più che mai è importante difendere la nostra libertà e la nostra democrazia“”.

Che il Capo di un Governo legittimamente in carica chiami “la piazza “ per difendere la mia libertà e la democrazia è una barbarie culturale che non capirò mai, ma sopporto mentre contemporaneamente non posso accettare e  giustificare il suo sistematica e ripetitivo insulto al mio rifiuto a farmi massificare.

Come cittadino italiano, devo riconoscere Silvio Berlusconi come mio premier, anche se non l’ho votato, e questo vale anche per  chi governa: Egli è il premier di tutti gli italiani e non solo per coloro che hanno votato il suo partito.

Il fatto poi che non lo abbia votato non significa in automatico che abbia preferito la parte avversa.

Come il sottoscritto moltissimi altri hanno scelto questa strada delle astensioni. Anche se non catalogabili abbiamo ugualmente il diritto di essere rispettati e non obbligati a dover scendere  nello stadio per giocare una partita “ o di qua o di là”  come se in palio ci fosse la nostra sopravvivenza.

Purtroppo c’e ancora troppa sudditanza a sottomettersi a questa lacerante contrapposizione:

Sei rosso o nero? Sei ateo o sei cristiano? Sei liberale o socialista? Sei con o contro il popolo delle libertà?

Quello che qualcuno in  questo paese si ostina a non capire è il semplice dato che non è il popolo, ma una parte di questo (la sua maggioranza relativa) che legittima a governare.

Poi  il governo esplica la sua piena legittimità solo nella misura in cui sa garantire tutto il popolo e non discrimina alcuno anche se appartenente all’opposizione.

“”Pm, sinistra e consulta negano la democrazia”” “”Il gioco della sinistra e dei magistrati che usano la giustizia a fini di lotta contro il nemico politico è sempre più scoperto, sempre più pericoloso. Appena il nostro governo, che è eletto dal popolo, vara una legge a loro sgradita, la impugnano e la portano davanti alla Corte Costituzionale, che immediatamente la cancella. Loro chiamano tutto questo rispetto delle regole. Invece è l’esatto contrario: è la negazione della democrazia, è la negazione del voto e quindi della volontà del popolo.“”

Affermazioni poi così infamanti  sulla Corte Costituzionali sono inqualificabili se pronunciate da un capo di governo.

Mi meraviglia come le altre cariche dello Stato siano rimaste così defilate in proposito, ma poiché anche in politica come nella vi
ta nessuno è eterno portiamo pazienza in attesa del pensionamento di uno statista che se prosegue con gli attuali contenuti sarà ricordato come…

In effetti prima o poi il Premier dovrà passare la mano. Se capitasse domani (per quanto mi riguarda mi auguro che questo non sia nel volere di Nostro Signore)  lascerebbe un’Italia migliore rispetto a quella che ha trovato nel 1994 quando divenne per la prima volta capo del governo ?

Nel 1994 aveva acceso diverse speranze di un futuro più roseo, più libero, più sereno, più giusto. Aveva promesso certezze, perfino un nuovo miracolo economico A Romano Prodi, per il periodo nel quale ha governato avanzerei gli stessi quesiti.

Ma ad oggi marzo 2010, Silvio regnante, siamo ancora un paese lacerato e profondamente diviso

Quali interventi significativi, epocali sono stati varati per l’ammodernamento sociale, politico, economico e strutturale del nostro paese?

Pensiamo di essere divenuti più liberi, più democratici, un popolo  più responsabile, più intelligente e  più maturo rispetto al passato con questi atteggiamenti che rasentano il  “culto della personalità o con il partecipare alle adunate oceaniche che  vengono proposte dagli opposti schieramenti anche in questi giorni?

In queste ore una nuova grana sta imperversando tra i palazzi della politica: le intercettazioni telefoniche. Poiché di questi tempi esiste anche  “Echelon”  a dimostrarci che addirittura paesi stranieri ormai possono fotografarci, seguirci, monitorarci a nostra insaputa  e senza nostra autorizzazione, da che cosa vogliamo sfuggire se pretendiamo più sicurezza e più  tranquillità.

Giusto  che la materia venga regolamentata anche se in alcuni casi  sarebbe sufficiente seguire quanto suggerisce Umberto Bossi: Basterebbe stare più attenti al telefono!

Eppure assistiamo a   grida, ad invettive editoriali deliranti di direttori di quotidiani super prezzolati anche se nessuno sa dire quanti ispettori e con quale tempestività manderebbe Angelino Alfano se ad essere inquisiti fossimo alcuni di noi semplici cittadini appartenenti al popolo sovrano.

Ma non siamo tutti uguali davanti alla legge? Tutto questo mi riporta alla memoria la scena di un film del 1981 diretto da Mario Monicelli con Alberto Sordi e Paolo Stoppa “Il marchese del Grillo”.

In particolare mi riferisco alla scena nella quale l’aristocratico marchese spiega lapidario perché lui non subirà lo stesso trattamento benché sia stato coinvolto assieme a loro nella stessa rissa « Ah… Mi dispiace, ma io so’ io, e voi nun siete un ….! » (clicca qui)

Quanto detto dal marchese  ad un gruppo sottomesso di ammutoliti popolani condizionati dalla cultura dominante del tempo che li relegava in una fatalistica accettazione delle disparità sociali fotografava una realtà che riconosceva certi privilegi ai potenti mentre li negava ai ceti più deboli.

Oggi sarebbe impensabile accettare tutto questo come “giustizia giusta”, ma in verità…

In verità certo potere sta oltrepassando la misura concessa.

Vale la pena reagire turandosi il naso o altalenarsi andando da un “tanto sono tutti uguali” ad un meschino “ voto il meno peggio”?  E’ ancora il momento di soprassedere pazientemente o è giunto il momento di mandare in frantumi questa finta ed ormai inutile cristalliera?

Nel primo caso saremo ancora chiamati a versare ancora lacrime sudore e sangue, nel secondo caso basterebbe pacificamente non rispondere più ai loro telefoni…Le troppe suonerie attivate formerebbero un onda d’urto che frantumerebbe la cristalliera…

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...

Gentilezza mal ripagata

Un gesto  di gentilezza, tenere aperto il portone  d’entrata del palazzo a chi segue … Le persone  educate lo compiono quasi automaticamente, non lascerebbero mai

Olimpiadi ma non in pace

Quando nell’antichità si svolgevano  le Olimpiadi, le guerre erano sospese da una tregua e quando Pierre de Coubertin volle riproporle nel mondo che si avviava