Il Lavoro Pubblico è il nuovo Eldorado dei Sindacati

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Bisogna aumentare i dipendenti pubblici per fare funzionare la macchina dello Stato. Speriamo che i nuovi assunti abbiano un passo più veloce di quelli attuali.

 


I nostri antichi sostenevano che ogni stagione hai suoi frutti. Le fragole, le ciliegie e altri prodotti agricoli si acquistavano e si consumavano solo in determinati periodi dell’anno. Oggi, grazie alla globalizzazione, si mangiano in tutte le stagioni. Ogni nazione ci manda un po’ delle sue produzioni agricole e tutti siamo contenti. Io faccio parte, in un certo qual modo, di quella generazione. Sì, perché ogni novità ha due facce: una buona e una meno buona. Prendiamo ad esempio lo smart working che sembra essere la panacea di alcuni ritardi della nostra amministrazione pubblica. So già in partenza, che con quello che dirò, mi alienerò una parte dei lettori e quindi, a scanso d’equivoci, premetto che non tutti i dipendenti pubblici sono scansa fatiche nulla facenti. Tuttavia, sono tante le inchieste su persone che timbrano in mutande o che si assentano dall’ufficio per fare altro o non si presentano per nulla lasciando l’onere di obliterare il cartellino al collega di turno. Non lo dico io, ma lo confermano le varie inchieste portate avanti dalla magistratura a seguito di denuncie delle forze dell’ordine. Ora, se i mariuoli l’hanno fatta franca per anni, alla presenza dell’utente o di chi è preposto al controllo del dipendente, chi non mi dice che stando in casa lavorino ancora meno?  E vengo, al titolo. Ho sentito durante una trasmissione un sindacalista dire che bisogna aumentare il personale. Ma che tipo di personale? L’amico dell’amico o il compagno di tessera? A pensare male si fa peccato, ma qualche volta ci si azzecca. Al lettore l’ardua risposta.

Si avvicina fine marzo, termine per la proroga dei licenziamenti nel variegato mondo del lavoro. Uso questo termine perché ci sono dei settori (pochi) che, nonostante la pandemia, hanno continuato a lavorare, mentre tanti altri sono stati costretti a fare ricorso alla cassa integrazione e, altri ancora, a chiudere l’attività. In mezzo, anche casi umani strazianti di persone che si sono tolte, il bene più prezioso, quello della vita ottenendo solo poche righe in cronaca. Un quotidiano scrive che si potrà arrivare tra i 120 e 150mila licenziamenti il mese, in attesa di una ritrovata normalità. Dietro a ogni lavoratore licenziato c’è una famiglia: una moglie e dei figli. Cosa si pensa di fare? Oddio, a sentire gli ottimisti (sindacati in testa), ci sarà la proroga. Ma se ciò non dovesse accadere? Cosa ci dobbiamo aspettare? Chi darà i soldi ai ragazzi per andare a fare l’aperitivo nei luoghi della movida? I nipoti, potranno continuare a usufruire del bancomat dei nonni pensionati, se questi dovranno anche aiutare i figli a pagare l’affitto o il mutuo? Sono domande che al momento nessuno si pone. Quindi, come spesso è capitato in questo disgraziato periodo, avremo la capacità di affrontare questa nuova sfida? Su Mario Draghi, si nutrono tante speranze, ma sempre un uomo è, ed è solo, o quasi.

Chiudiamo con una bella notizia: Domenico Arcuri, che ricopriva l’incarico altisonante di Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica  Covid 19, è stato giubilato. Visti i risultati da lui conseguiti, non sarà rimpianto.   

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