Il “Gruppo 63”

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“Modena, città di folli e di persone “strane” ricorda la rivoluzione artistico-culturale del “Gruppo 63” e si inchina al poeta “visionario e folle” Gian Pio Torricelli”

(Foto di Corrado Corradi)


Sabato 16 gennaio 2016, a partire dalle ore 17,30, presso la “Sala dell’ex Oratorio del Palazzo dei Musei” , davanti ad un nutrito e interessato pubblico –soprattutto di artisti e intellettuali di ieri e di oggi- sono stati ricostruiti-ricordati e “rivissuti” gli anni Sessanta, quegli anni “eroici” e di grande valenza artistico-letteraria, che ha visto la città capitale dell’editoria (con il primo “Festival del Libro”) e l’intera Regione tutta protesa a condividere e promuovere la rivoluzione portata avanti dal “Gruppo 63” . Il ricordo-testimonianza è avvenuto attraverso la presentazione del volume “dunque TORRICELLI. Gian Pio Torricelli , dal “Gruppo 63” al manicomio criminale” di Caterina Fantoni (“Edizioni Artestampa”).  Personalmente, ricordo quegli anni come tra i più interessanti e vivacemente propositivi, ricchi di fermenti artistico-culturali e di “passione”. Del “Gruppo 63” (che –ancor prima del ’68-  ha contribuito a rivoluzionare il mondo letterario e socio-culturale, non solo del nostro Paese) , ricordo, per conoscenza diretta-personale,  il reggiano Corrado Costa, Umberto Eco e soprattutto Giorgio Celli, Angelo Guglielmi ed Adriano Spatola, di cui conservo ancora una copia della sua opera di narrativa (unica, credo, in quanto è stato soprattutto poeta, inventore della “poesia concreta” e di quella “sonora”) “L’Oblò” pubblicato da “Feltrinelli” nel 1964. E’ un volume che si può leggere come si vuole, dalla prima all’ultima pagina o viceversa, oppure cambiando l’ordine delle pagine. E’ il più palpabile-concreto esempio di ciò che diceva Voltaire, già nel Settecento : il libro quando viene pubblicato non è più del suo autore, ma di tutti i suoi lettori. Ognuno potrà leggere un libro diverso, il suo. Con Giorgio Celli, sono rimasto in contatto fino alla sua  prematura morte: nel maggio 2011,  lo attendevamo a Fiorano modenese per un incontro del fortunato ciclo “Fiorano incontra gli Autori”  voluto dal Comitato “Fiorano in festa” presieduto dall’Avv. Gian Carla Moscattini. Ma un male incurabile ci ha privati del piacere di incontrare l’entomologo e scrittore Giorgio Celli. 

L’incontro con l’autrice Caterina Fantoni di sabato 16 gennaio si proponeva di ricordare e valorizzare un geniale scrittore-poeta-artista del “Gruppo 63”, Gian Pio Torricelli. E’ stata una serata omaggio all’uomo e all’artista che è stato amico anche di Umberto Eco e di Federico Fellini. Omaggio e riscoperta-valorizzazione voluta dall’editore modenese Carlo Bonacini con la sorella Maria Pia ed il fratello Luca, che di Gian Pio   sono i nipoti. E’ stato un omaggio allo zio, che, quando loro avevano tra i 10 e i 14 anni, li intratteneva con i racconti di suggestive, bellissime storie, che li coinvolgeva ed affascinava.  Sabato 16 gennaio 2016, con la regia e la conduzione del giornalista Roberto Serio, si sono avvicendati nel ricostruire e raccontare la vita e l’opera di Gian Pio Torricelli, uomo e artista, (nell’ordine); Carla Barbieri (della “Biblioteca Poletti” di Modena, che ha ospitato-promosso l’incontro), la giovane autrice Caterina Fantoni   (da aprile a novembre 2015, ha girato l’Italia per documentarsi sul Torricelli e per raccogliere interviste-testimonianze sul poeta e sull’uomo. Cioè per “costruire” il suo libro) il critico e scrittore Roberto Barbolini , Franco Guerzoni (assente, presente con una sua lettera-testimonianza sul Torricelli ), lo scrittore-giornalista Maurizio Spatola (fratello di Adriano, autore di riferimento del “Gruppo 63”), gli artisti modenesi Gianni Valbonesi, Franco Vaccari e Giuliano Della Casa (particolarmente toccanti le loro testimonianze), e poi, ancora,  di Franco Tedeschi detto “Ciccio”, (che non ha condiviso il parallelo fatto da molti degli intervenuti tra poesia e follia. Concludendo di non avere mai creduto nell’avanguardia,  “Gruppo 63”, compreso), dell’artista Carlo Cremaschi (la sua è stata una testimonianza di un amico: ha ricordato le serate a Roma, con Gian Pio Torricelli, raccontando anche un paio di aneddoti che confermano l’amicizia e la stima di Federico Fellini per il Torricelli). Mentre stava intervenendo il critico-scrittore-saggista e docente universitario Renato Barilli (uno dei fondatori del “Gruppo 63”, uno dei più vivaci intellettuali di quegli anni e di oggi, ancora), è arrivato Gian Piero Torricelli.   Come aveva anticipato il nipote Carlo Bonacini, “invecchiato, si è ristretto” ma “è ancora quello di cinquant’anni fa, con gli stessi occhi, lo stesso spirito”. Bello, intenso, anche commovente l’incontro dei numerosi amici-estimatori, dei nipoti e dei parenti con Torricelli, che ancora oggi, dopo essere stato ospite di un manicomio criminale, è ricoverato in una struttura psichiatrica in provincia di Reggio Emilia. Per essere presente alla presentazione del libro sulla sua vita, sulle sue opere letterarie e di pittura, ha ottenuto un permesso . Renato Barilli (da grande uomo , anche di teatro) ha ricordato le battaglie all’interno del “Gruppo 63”, in particolare, le vivaci discussioni e polemiche al Primo Congresso del “Gruppo 63” di Palermo e al Quinto tenuto a La Spezia, nel 1965, quando Gian Pio Torricelli ebbe uno scontro polemico con (nientepopodimeno che) Umberto Eco. E il ricco volume “dunque Torricelli. Gian Pio Torricelli, dal “Gruppo 63” al manicomio criminale” , contiene anche la lettera del 1966 con cui Umberto Eco, riconoscendo il valore poetico-artistico e le ragioni di Torricelli, si propone di recuperare i loro rapporti .  Lettera che è –come dicevo-  pubblicata nel libro della Fantoni, che, per documentarsi e raccogliere le testimonianze e le interviste di tutti gli amici , gli estimatori e i critici sul Torricelli, ha girato l’Italia dall’aprile al novembre 2015. Così che il volume è arricchito dalle testimonianze degli artisti-amici Erio Carnevali, Carlo Cremaschi, Giuliano Della Casa, Franco Guerzoni, Enrico Manelli, Franco Vaccari, Gianni Valbonesi, degli scrittori-giornalisti Roberto Barbolini e Maurizio Spatola e del professor Franco Tedeschi. Non è possibile riportare quanto hanno detto e scritto-testimoniato gli amici che sono intervenuti, sabato 16 gennaio 2016, al “Palazzo dei Musei”. Mi limito a sottolineare che anche questo incontro (in linea con la vivacità delle polemiche che caratterizzavano i congressi e gli incontri del “Gruppo 63”), è stato vivacizzato da alcune polemiche, in particolare una del professor Franco Tedeschi ed una del gallerista Emilio Mazzoli, che si è rifiutato di considerare Gian Pio Torricelli un “poeta maledetto” (come definito da Franco Guerzoni, forse sulla scia e dietro l’influenza della “moda” dei poeti maledetti francesi o di artisti “maudì” come Modigliani) . Per Emilio Mazzoli, “maledetto non è Gian Pio Torricelli, lui è un poeta del suo tempo e quindi è un benedetto. Maledetti sono quelli che fanno del pietismo sulla sua figura, ne mettono l’opera tra virgolette in modo borghese” .                                                                

L’incontro è stato arricchito anche da tre partecipate, scoppiettanti letture dell’attore-regista Luigi Gozzi, che ha letto l’incipit di  due opere del Torricelli, “Zona Cesarini” e un brano da “Dunque cavallo”, con la colta presentazione-introduzione dell’italianista
Alberto Bertoni.
                                                   

Tra tutti gli interventi (ripeto: non potendo riportarli tutti), cito quello arguto, divertente-divertito dello scrittore e critico teatrale (di “Panorama”) Roberto Barbolini.  Riprendendo il “Baldus” di Teofilo Folengo (che , nel Cinquecento, ha scritto dei modenesi “ non modenesus erit cui non phantastica resta” cioè “non c’è modenese che non abbia idee balzane che gli frullano per la testa”), Barbolini ha sottolineato che “nelle nostre terre serpeggia una follia padana”, filone aurifero nostrano e Gian Pio Torricelli ha una “fantastica testa” “balzana”. Alias , è un artista-uomo che, spesso, dava in escandescenze (si dice che, facendo finta di fare il baciamano a Giulietta Masina, le abbia dato un “feroce” morso). Barbolini ha anche sottolineato che il libro di Caterina Fantoni evidenzia che “il destino di Torricelli ha analogie con quello di altri sperimentatori degli anni Sessanta, più o meno vicini al Gruppo 63, da Patrizia Vicinelli , a Corrado Costa, e Adriano Spatola, che hanno vissuto sul proprio corpo i colpi e le ferite da loro stessi inferti al linguaggio, spingendosi a volte fino all’autodistruzione” . Queste parole dell’ottimo Roberto Barbolini ci riportano alla mente un altro modenese, Antonio Delfini, un altro “sconfitto” o meglio “diverso”  del XX secolo, poeta e scrittore amato e raccontato dallo stesso Barbolini. 

                

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