Il futuro governo degli algoritmi

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Siamo di fronte a qualcosa di davvero inedito per la storia dell’umanità, che pone degli interrogativi etici ai quali la scienza pare non voglia dare risposta, e soprattutto non voglia darsi limiti e la ragione politica sembra inibita. Il problema morale è sempre la ricerca di una risposta alla domanda di fondo: perché l’uomo sbaglia, commette errori? E come porvi rimedio?

Nella mia rassegna stampa trovo una notizia interessante sul sito dell’Ansa. Parla dell’intelligenza artificiale anti-choc economici. L’occasione è la pubblicazione di un numero speciale dedicato all’Ai (artificial intelligence) della prestigiosa rivista scientifica Science.

 

Tra i prossimi scenari futuri ipotizzati ci sono proprio due ambiti fondamentali della vita sociale di una comunità: l’economia e la politica.

 

E il professor Antonio Frisoli, raggiunto dall’Ansa per un commento, afferma che l’uomo ha ancora pochi casi della vita in cui può decidere, e questi sono appunto l’economia e la politica delineando un orizzonte piuttosto preoccupante: una volta affidata la gestione dei mercati finanziari ad intermediari virtuali, il passo verso la cessione di sovranità politica all’Ai sarà inevitabile.

 

Siamo di fronte a qualcosa di davvero inedito per la storia dell’umanità, che pone degli interrogativi etici ai quali la scienza pare non voglia dare risposta, e soprattutto non voglia darsi limiti e la ragione politica sembra inibita. Il problema morale è sempre la ricerca di una risposta alla domanda di fondo: perché l’uomo sbaglia, commette errori? E come porvi rimedio?

 

La risposta che la tecnocrazia vuole dare è quella della logica propriamente tecnocratica: l’uomo è un essere incorreggibile, sempre fallibile, quindi meglio affidarsi ad un intelligenza superiore e scevra da errori e condizionamenti. Ne consegue che la freddezza del calcolo matematico dei futuri umanoidi deve sostituire la ragione e la libertà degli umani.

 

Se questa è la risposta del futuro, resta da porsi una domanda prettamente politica: che tipo di società vogliamo costruire? Quale avvenire vogliamo preparare ai nostri figli e nipoti?

 

Se si osserva il mondo industriale non è difficile accorgersi quanto la tecnologia robotica stia sostituendo la manualità umana, tanto che l’Università di Oxford un paio d’anni fa è giunta alla previsione che nei prossimi vent’anni ben il 50% delle attuali professioni saranno sostituite da software, robot, droni, ecc.

 

La questione è seria, e se pensiamo al modo in cui l’ultimo Governo Berlusconi è caduto – causa spread – e alla perdurante crisi finanziaria – causa subprime e titoli tossici – ed osservando la maggioranza degli attuali politici in Parlamento, pare che la risposta stia proprio nel voler sempre più delegare alla tecno-scienza il potere sulla vita, sulla famiglia, sul lavoro, sulla finanza e ridurre il popolo ad un ammasso di monadi di Stato.

 

A questo punto la politica pare destinata all’estinzione, ma di conseguenza non esisterà più nemmeno il popolo che compone lo Stato, e peggio non esisterà più l’umanità libera, ma soltanto il governo degli algoritmi. 

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