Il futuro della Destra italiana

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“…allo stato attuale e con una legge elettorale che tende a favorire le aggregazioni l’unico modo per tenere unita la destra è collocarla in un grande contenitore moderato…”art. del Sen. Paolo Danieli

 

 Nei paesi europei la destra ha un bacino elettorale medio del 20%, voto più, voto meno. In alcuni stati è frammentata, sparsa in vari partiti o allocata in qualche contenitore moderato, in altri è riunita in un unico movimento, ma lo spazio elettorale su cui può contare mediamente è un 20%. In alcuni momenti lo spazio si contrae, in altri si espande, a seconda delle situazioni. Ci possono essere momenti favorevoli nei quali la destra supera quella soglia o altri in cui cala. Ma quello è il suo bacino.

Ci sono casi, come quello francese, dove il Front National punta a raggiungere un 30% alle prossime presidenziali o come quello tedesco dove oltre a piccole formazioni politiche radicali un significativo spezzone della destra politica è all’interno della Csu/ Cdu.
In Italia durante la Prima Repubblica la destra ha avuto la principale espressione partitica nel Movimento Sociale Italiano, anche se una parte di elettorato di destra era collocato, in funzione anticomunista, nella Democrazia Cristiana.


Nella Seconda Repubblica la situazione è cambiata. Il voto di destra si è distribuito fra Alleanza Nazionale, continuazione del Msi, e altre formazioni minori, come Fiamma e Forza Nuova. Tuttavia il voto di destra è andato anche a Forza Italia e, soprattutto, alla Lega. Poi, nell’ultima fase della Seconda Repubblica, con la costituzione del Pdl, l’elettorato di destra si è collocato in gran parte in questo contenitore, oltre che nella Lega e in formazioni minori, come la Destra. 
Ora il ciclo della Seconda Repubblica si è concluso e con esso, verosimilmente, quello dei partiti che l’hanno popolata. C’è da chiedersi quale sarà il futuro della destra nella Terza Repubblica prossima ventura.  Fare previsioni, si sa, è pericoloso. Ma lo è altrettanto non porsi il problema e continuare come se niente fosse.


Bisogna allora ragionare circa le prospettive, analizzando le dinamiche che si sono innescate.
A una prima analisi già un elemento balza all’occhio: nel nord del paese c’è la Lega che sequestra una grande mole di voti di destra. Ciò rende impossibile costruire un grande partito di destra che vada a coprire quel bacino elettorale del 20% di cui si diceva sopra. Chi si pone il problema di tenere viva e unita la destra non può prescindere da questo dato.
Ne consegue che allo stato attuale e con una legge elettorale che tende a favorire le aggregazioni l’unico modo per tenere unita la destra è collocarla in un grande contenitore moderato. Con due prospettive. Una, quella di egemonizzarlo attraverso la coesione e la proposta politica. L’altra, quella di attendere che  all’esterno si creino le condizioni per costituire un grande partito di destra autonomo. E l’una non esclude l’altra.

 

 

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