Il Filantropo e il Cretino

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Ugolino ci porta nel salotto buono del dott.Vespa, ma non è dato sapere chi dei due detiene il pungiglione più velenoso.

Da qualche giorno Prissy gira per casa con una bandana multicolore arcobaleno, canticchiando la famosa romanza[1] della Turandot. Renzo, dal canto suo ostenta una calma olimpica, anzi, per farla felice le ha fatto dono di un foulard, anch’esso multicolore arcobaleno.

Qualche sera fa, era lunedì 11 febbraio, egli assisteva con la consueta svogliatezza ad una trasmissione ove si trattava di “apparizioni” e di “miracoli”.

Il dott. Vespa, dopo aver accennato ad un anniversario, mostra brani di alcuni film del passato e Prissy, riconosciuta la sigla sonora della trasmissione, raggiunge Renzo sul divano.

    Non hai niente di meglio da fare che guardare queste favolette? Una ragazzina visionaria che sogna di aver visto e ascoltato una Signora vestita di bianco e un giovanottello che s’impressiona per una banale risorgiva che sgorga a due passi da un fiume. Insomma le solite panzane che ci raccontano ormai da troppo tempo i preti. Cose da Medioevo.

Renzo non sembra avere voglia di raccogliere la provocazione e finge di sonnecchiare. Nel frattempo il conduttore fa raccontare ad un paio di ospiti presenti in studio la storia delle loro presunte “guarigioni miracolose”.

Dopo poco, evocato da Vespa, appare sullo schermo dello studio il volto di uno che Prissy crede di conoscere: barbetta professorale, sguardo penetrante ed acuto da mandarino. Insomma, sguardo di uno ch’è avvezzo ad usare il lume della Ragione e a credere nella Materia.

    Finalmente – proclama Prissy – si farà un po’ chiarezza e la verità verrà a galla, altro che risorgive!

Inizialmente Prissy pensava si trattasse del luminoso logico matematico[2] , invece era un filosofo, un compagno di pensiero dell’altro, ma intelligente e colto quasi quanto lui.

   Che spiegazione dà, Cacciari?– Chiede Vespa al sapiente filosofo laico.

   Mah eeehh, luoghi di pellegrinaggio di grandissimo richiamo ne esistono in ogni tradizione. E anche i cosiddetti “miracoli”: “miracolo” propriamente in teologia significa “un evento che è spiegabile soltanto attraverso l’intervento divino”. E viene distinto da tutto ciò che è “mirabile”, che sono fenomeni strani, ma che debbono, possono essere riportati ad un ordine naturale. Vi è questo aspetto sociale e culturale che è, ripeto, molto diffuso, anche se non raggiunge all’intensità, la la …, agli aspetti così grandiosi come a Lourdes. Come in altri luoghi a Fatima, eccetera. Però, però il vero miracolo è un altro. Il vero miracolo è che, secondo me, laicamente, è che da questa esperienza si possa giungere, si possa aprire un itinerario, che giunge, come alcune parole dei malati a Lourdes c’hanno[3]ricordato, che possa giungere ad un’esperienza così straordinaria di umiltà e di bontà. Il vero miracolo, il vero miracolo, anche da un punto di vista cristiano, è fare come Lui ha fatto, il vero miracolo è realizzare una vita nel segno delle Beatitudini, essere mite, essere pacifico, sporgere[4]l’altra guancia. Il vero miracolo è poter vivere come Lui. Quello è il vero miracolo! Che forse non è stato mai realizzato, quel miracolo, in forma così completa. Ma sentire, anche da un punto di vista di non credente come me, come l’esperienza di Lourdes possa indurre in quella strada, di bontà, ma nel senso non … come dire, un po’ caramelloso o sentimentale del termine, ma proprio nel senso delle Beatitudini, beh, quella è .. quello sì è miracoloso, anche da un mio punto di vista, quello sì è miracoloso, perché da un punto di vista, come dire, laico-razionale, e beh, il mondo, quella bontà, non la conosce, continua  a non conoscerla, continua a ignorarla, quindi se vi sono delle esperienze, dei luoghi in cui quella possibilità si apre, e quello, io stesso, non posso chiamarlo che “miracolo”, rispetto all’ordine naturale delle cose, degli eventi della storia dove tutto capita, fuorché appunto che qualcuno sia, ehhh …, beato nel senso delle Beatitudini.

Prissy era ammaliata.

    Ma come parla bene! Come le dice bene! Ma che profondità di pensiero! Che vastità di conoscenza! E come ha puntualizzato il significato del termine miracolo! E poi, e poi quel richiamo al Vangelo. Vangelo che poi è tutto nel Discorso della Montagna, è espresso solo nelle Beatitudini. Che c’importa di tutto il resto che c’è scritto? Ma quali miracoli, ma quali tentazioni di Satana, ma quale risurrezione?! Tutte panzane da dare in pasto ai cretini, carta da macero. Il vero miracolo è la bontà intrinseca delle Beatitudini. Altro che storie! E poi quel concetto che “il mondo quella bontà non la conosce, continua a non conoscerla, continua ad ignorarla”! È un filantropo, un vero filantropo.

In studio è presente il cardinale De Giorgi[5]  al quale l’improvvido Vespa chiede un parere sulle affermazioni del sapiente filosofo laico.

    Il Professore ha messo in luce un’esigenza fondamentale della vita cristiana: quello di vivere l’amore, che è la tessera di riconoscimento di noi cristiani … e però questo non significa che non vi siano anche delle manifestazioni della presenza del Signore, che, per esempio, guarisce i malati … Nella vita di Gesù noi leggiamo …

Mentre il prelato esprime codesti concetti il filosofo filantropo è insofferente e, con aria di perspicua sufficienza e di manifesta compassionevole superiorità, scuote il capo. Prissy, memore di un’affermazione scritta dall’intelligentissimo logico matematico[6] , sbotta:

    Poveri cretini, ma come si fa credere a simile sciocchezze?

Renzo a questo punto sembra scuotersi e, cogliendo di sorpresa Prissy, esordisce così:

   Dunque, cretini coloro che sono in studio, cretini i settantamila che se ne vanno a zonzo in questo momento nell’Esplanade di Lourdes con una fiaccola in mano e cretini anche i settecento milioni che li hanno preceduti, sempre a Lourdes, sempre in pellegrinaggio[7]. Tutti quanti cretini. Gli unici intelligenti e dotti sono i tuoi due sapientoni e pochi altri. A proposito, dob
biamo essere grati al dotto logico matematico[8]
, grande estimatore di Crisippo[9], per averci ammaestrato circa l’etimologia di “cretino”[10], dato che noi, si sa, oltre che cretini, siamo anche ignoranti.

Com’è noto l’intelligenza di costoro si sostanzia nella capacità connaturata di negare l’evidenza e di rifiutare ad ogni costo qualsiasi correlazione logica tesa a dimostrare l’assoluta veridicità di un evento.

E allora tacciano di cretineria congenita coloro che credono, in quanto, o non sono in grado di svelare il trucco che sicuramente sta alla base dell’evento inspiegabile, o non sanno ammettere che ciò che non è spiegabile oggi lo sarà certamente domani.

Costoro meriterebbero qualche riguardo se almeno riconoscessero che si trovano di fronte a fatti non spiegabili dalla ragione. Ma ciò significherebbe da un canto porre un limite alla loro sconfinata superbia, dall’altro dover ammettere che la dea Ragione, di cui sono sacerdoti fedeli, è una dea circoscritta e quindi immeritevole di tanto fideismo.

Sai cosa ti dico, cara Prassede? Il tuo esimio filantropo filosofo laico si è esibito in una  disquisizione sui “miracoli” desolatamente povera di contenuti; quanto al suo sconclusionato ragionamento ed alla inconsistente coerenza dei passaggi logici, gioverà stendere un pietoso sudario.

Se costui accettasse un consiglio da un povero cretino qual io sono, farebbe assai meglio a lasciar perdere le questioni che non conosce, che rifiuta o che non è in grado di capire: mi riferisco al Discorso della Montagna, che egli considera il Vangelo, e il Vangelo nel suo complesso.

Magari potrebbe impegnare meglio parte del suo tempo dedicandolo ad un ripassino della grammatica e della sintassi. Nel poco tempo restante potrebbe occuparsi, assieme ai suoi illustri compagni di pensiero, di Crisippo e di Zosimo[11] , cioè del nulla.

Tutto ciò sarà proficuo per il filantropo filosofo, per te, e, soprattutto, per tutti noi cretini. 



[1]  Turandot – Atto III: “… tramontate, stelle! Tramontate, stelle! All’alba vincerò! Vincerò! Vincerò! …”

[2]  Odifreddi Prof. Piergiorgio

[5]  Cardinale Salvatore De Giorgi, Arcivescovo emerito di Palermo.

[6]  Odifreddi Prof. Piergiorgio, ancora lui.

[7]  Certo non è, e non deve essere il numero di pellegrini a sancire la veridicità di un evento, ma il fatto in sé, nella sua essenza innegabilmente vitale e, nel contempo, soprannaturale, ontologica. Altrimenti si dovrebbe dar credito all’idolatria: totem, vitelli d’oro, pietre grandi e piccole, di vario colore,  etc.

[8]  Odifreddi Prof. Piergiorgio, sempre lui

[9]  Filosofo stoico greco (281-204 a.C circa) è il terzo e ultimo scolarca della scuola antica. Successe a Cleante nella guida della Stoà e acquistò grande fama tra i suoi contemporanei, tanto da meritarsi l’appellativo di rifondatore dello stoicismo. Fu autore di opere monumentali, di cui peraltro non ci è giunto neppure un rigo.

[10]  Cretino: dal franco-provenzale crétin « cristiano » quindi « persona qualunque, senza particolari caratteristiche ».

[11]
 
“Zosimo e il festival di Rimini” DaBicesidice – n° 2 del 25 ottobre 2005.

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