Il femminicidio indica l’uccisione di una donna perpetrata da familiari e spesso dal partner in quanto donna.

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Il femminicidio ha ormai raggiunto le proporzioni di una strage. Non passa giorno senza la notizia del brutale assassinio di una donna e non c’è mai fine allo stupore e all’angoscia di apprendere che l’uccisore è il partner della vittima.

La disumanità di questi crimini stordisce e indigna ogni volta come se si trattasse di omicidi improvvisi, di storie sempre nuove e inedite. Eppure, ogni femminicidio contiene un minimo comune denominatore psicologico di dipendenza affettiva e di sottomissione che riconduce a un canovaccio comune.

Sempre più spesso, i famigliari, i conoscenti e le persone che conoscevano la coppia, si stupiscono di come si sia potuti arrivare a tanto, invece si tratta sovente di uomini che agiscono con determinazione, con la volontà di agire e, soprattutto, con premeditazione, rappresentando l’omicidio solo come l’ultimo atto di una violenza perpetrata per anni, ma rinnegata anche dalla vittima stessa.

In queste relazioni, i segnali di “possesso” vengono vissuti dalla donna, come una dimostrazione di interesse, di amore, di esclusività, mentre in realtà sono segnali di morbosità, di tendenza all’isolamento della ragazza dal suo gruppo di amici, perché le sue attenzioni vengano concentrate completamente in quel rapporto a due, che, in realtà, è assolutamente disfunzionale

La violenza “di genere” non deve pertanto essere vissuta come un’emergenza sociale, solo perché finalmente se ne parla, ma si deve far sì che le donne riconoscano che un amore ossessivo non è fonte di crescita per la coppia, ma lì sta la sua distruzione.

Un amore del genere non sconfina necessariamente nell’omicidio, ma è sicuramente alla base di molti casi di violenza psicologica, fatta di atteggiamenti vessatori, denigratori, svalutativi e manipolativi della donna stessa, ancor più minimizzati ed interpretati come segnali d’amore dalla medesima.

È per questa ragione che affrontiamo ancora una volta il tema del femminicidio, parlandone e confrontandoci, per riconoscere quando una donna, sorella, figlia, madre, amica è vittima di un uomo vessatore e manipolatore. Sì perché sono assolutamente convinta che solo la conoscenza renda le donne libere.

La settimana scorsa abbiamo parlato della parità di genere e di come le religioni hanno fornito spesso l’alibi al potere per tenere soggiogata la donna all’uomo nel corso dei secoli e nella storia dell’umanità; questa settimana chiacchereremo insieme affrontando un altro tema legato al genere femminile: lo facciamo venerdì 25 novembre p.v., nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, parleremo di come una relazione sentimentale malata possa sfociare in un femminicidio.

Lo tratteremo come sappiamo fare al Salotto Aggazzotti, nella nostra rassegna “Chiaccherando di diritto”, a cura della scrivente, alternando momenti in cui vengono trattati temi profondi e delicati, piuttosto che il racconto della madre di una vittima, della sua esperienza, esposta e sviscerata nel libro “Per non dargliela vinta” con la leggerezza delle note magistralmente interpretate dalla pianista modenese Valeria Zuccotti, per poi confonderci con la eccellente interpretazione di poesie e brani letti dall’attrice Francesca Malagoli.

Durante la serata il femminicidio sarà il tema conduttore, ma il nostro intento sarà quello di rendere accessibile un argomento tanto delicato ed impregnato di sentimenti contrastanti, facendo sì che l’incontro si trasformi in una esperienza emotiva e culturale, con la presupponenza di lasciare negli astanti nozioni utili e sensazioni profonde per contrastare questi stereotipi di uomo forte, legato al predominio, alla virilità, all’onore ed al ruolo che gli uomini e le donne devono tenere nella coppia e nella società.

Infine Sabrina Gasparini, saprà concludere la serata con la sua voce calda ed avvolgente, contribuendo a rendere il tutto unico ed indimenticabile.

 

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