Il Discorso della Montagna

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Articolo d Maria. Una danza lessicale e di misurati e solidi concetti, tra le legittime libertà altrui, espresse, lette, ascoltate e taciute in questi giorni nella e dalla stampa italiana e non.

E’ pur vero che qui non si parla di Corazim, la Montagna delle Beatitudini che  domina il  mar di Galilea, vicino a Cafarnao, ma di una località sulle alture di Genova, più precisamente del Monte Figogna, alle pendici del quale c’è il santuario della Madonna della Guardia, e il mare vicino è il mar Ligure… ma sempre di discorso si è trattato. Se mi permette l’arcivescovo di Genova e presidente della C.E.I. card. Angelo Bagnasco, assai meno memorabile di quel Discorso della Montagna che da quasi duemila anni è, non solo per i credenti, una lezione, la più alta, la più infinitamente grande, sulla vita umana,  sul destino e sullo scopo dell’esistenza… Qualcuno l’ha definita la “Magna Charta” del cristianesimo; sicuramente anche per chi non ha alcuna competenza teologica,  è un discorso nel quale parole semplici e immense ci fanno da guida, veicolano significati profondi, rispondono  alle  nostre domande eterne.

Ciò che riempie in questi giorni le pagine dei giornali, desta comprensibile indignazione, o disgusto, o  crudele sollazzo, è la vicenda del dr. Boffo, direttore di Avvenire, al quale l’alto prelato suddetto rinnova « tutta la stima e la fiducia mia personale e quella di tutti i vescovi italiani e delle Comunità cristiane» e che definisce l’attacco operato dal Giornale, ora diretto da Feltri,  “”…un fatto disgustoso e molto grave””.

Grave sicuramente, disgustoso,pure. Ma quanto ad essere un fatto disgustoso e molto grave,  è una bella lotta, con altri attacchi, disgustosi e assai gravi, fatti ad altre persone, nella fattispecie al premier. La comprensione, la solidarietà umana, il perdono per le possibili colpe,  sono cose  auspicabili e giuste. Non è, invece, comprensibile e giusto, attaccare e  definire disgustoso e molto grave chi certe colpe le scopre.

Dell’operazione di Feltri non condivido l’intempestività,presentando,bello fresco, un fatto accaduto anni addietro, al solo scopo di avere del materiale da contrapporre agli attacchi alla  vita privata di Berlusconi. Tantomeno condivido il pistolotto moraleggiante, su chi ha il diritto di dare lezione di morale e chi, invece, non avendone i requisiti, deve tacere.(Piccolo inciso: ma, per Feltri, i moralisti non erano dei miserabili?)                

Tornando a bomba, anzi, a Boffo, e  alla sua poco edificante vicenda, secondo Feltri ampiamente documentata, sulle intimidazioni alla moglie del suo amante, conclusa con patteggiamento, condanna, etc., se avesse diritto a scrivere  solo chi è giusto, chi è immacolato, chi è senza peccato, tanto per restare in tema, ci saremmo fermati ai Rotoli del Mar Morto[1] e anche Feltri sarebbe disoccupato.

Il problema è quello di chi usa le parole, i fatti, gli eventi, non per appurare la verità, non per migliorare le cose, ma per demolire l’avversario, per seppellirlo sotto il lerciume, a qualunque costo. [2] In attesa di elementi certi, trovo sia corretto astenersi, sia da accuse  senza appello, sia da difese appassionate.

Ma la libertà di stampa ce l’ha Repubblica, come ce l’ha Libero, o il Corriere, o il Giornale  e nessuno deve sindacare sull’opportunità o meno di certi scritti, tantomeno pilotarli.

A questo proposito speriamo che non abbia giurato sulla testa di Feltri il nostro premier, sul fatto di non averlo mai interpellato sull’argomento, del quale si dice all’oscuro. Di certo, prendendo per buona questa dichiarazione, e prendendo per buona anche l’indignazione che il premier dice di aver  provato leggendo dell’attacco a Boffo, Feltri ha comunque fatto un gran piacere a Berlusconi, dirottando l’attenzione verso altri colpevoli, protagonisti di altre vicende, altrettanto  pruriginose,  per palati facili. Quando, più che a questi squallidi retroscena, le prime pagine dovrebbero essere dedicate a tutti gli infiniti guai che ci opprimono e che rendono difficile la situazione economica e politica.

Rimane come unico denominatore di questa storia, come di quelle che l’hanno preceduta (Noemigate, telefonate, docce “en plein air”, lettoni vari)la povertà morale degli argomenti e la  spregiudicatezza dei metodi usati. E, fra tante incertezze, la sola cosa certa è la nausea della quale i cittadini, i lettori, le persone qualsiasi, ormai sono preda.

A fare da potente emetico non sono certo le vicende private, per le quali credo sia legittimo avere perfetto disinteresse, come lo si può avere per uno scarafaggio che sale sul muro a migliaia di km da noi…che c’importa, purchè non si arrampichi sul nostro muro, purchè non lo vediamo… Allo stesso modo, nessuno ha il diritto di ficcare il naso nei fatti privati degli altri, anche i meno edificanti.

Ciò cui il cittadino, il lettore, la gente, hanno  diritto irrinunciabile, invece, è l’esercizio della sobrietà, è la discrezione, è la classe, è la sincerità di ammettere, non solo  quando si viene  “beccati”, le proprie colpe, (che poi a certi appariranno colpe, ad altri sciocchezzuole)…come ha fatto Berlusconi, scherzando sul fatto di non essere un santo.  Io trovo più grave averlo negato in precedenza,  dando della pazza, della mitomane, della… escort, etc, a chi, in modo circostanziato, portando prove inconfutabili, diceva la stessa cosa, cioè che non è un santo.

Sulla legittimazione a governare una nazione, o a dirigere un giornale come l’Avvenire, in assenza di certi requisiti di adamantina moralità, il dibattito è ampio e impossibile da liquidare in poche parole.

C’è da dire comunque che la  differenza sostanziale, tra Berlusconi e Boffo, va ben oltre i loro gusti nella scelta dei partner sessuali.

Con tutti i “”distinguo”” del caso e magari con  qualche montanelliana turata di naso, io credo si possa anche accettare di essere governati da un disinvolto  gaudente (non da un bugiardo, però!) che dimostri di essere, una volta  uscito dalle sue  affollate alcove, magari anche capace di prendere decisioni, di fare il bene della nazione, di essere oculato nella scelta degli alleati, giusto ed equo nel promuovere e attuare le riforme…Se non promette  seggi a Strasburgo, se non frequenta minorenni, se non scarrozza ballerine sugli aerei di Stato…che ce ne può importare delle conversazioni hard con le escort, delle “feste simpatiche” e, in generale,  di ciò che fa nel suo tempo libero?

Meno di nulla.

Non è altrettanto facile, a mio avviso almeno, dirigere un giornale come l’Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana, se si ha qualche notevole  ombra nel proprio passato o nel presente.

Perché dalle sue pagine, è logico e comprensibile, vengono gli energici predicozzi, le  decise esortazioni alla virtù, le reprimende per le pecorelle smarrite. In generale, e seriamente, in quanto organo della C.E.I., l’Avvenire ha una funzione non soltanto informativa, ma anche formativa verso i suoi lettori, cristiani cattolici.

Senza scandalo e senza clamore, ma con fermezza, forse si potevano consigliare le dimissioni  al dr.Boffo, per motivi prudenziali, per ragioni di opportunità. Francamente sorprende, prima ancora dell’opportuna verifica dei fatti e degli atti di cui parla Feltri, che ci sia stata per Boffo la difesa immediata e sdegnata da parte addirittura dell’editore di riferimento.

Difesa ufficiale, non in un’intervista informale, in clergyman, nel privato del suo studio  ma, addirittura, vestito dei paramenti sacri, mentre si accinge a celebrare la S. Messa in un santuario conosciutissimo e amato. In quel momento, secondo me,  non parla un cardinale, parla la Chiesa e ciò può disorientare  i credenti e certo fa sorridere di perfida soddisfazione i detrattori della Chiesa stessa, i quali colgono ogni occasione per farlo.

A queste due categorie aggiungo i non  credenti, che sono cittadini spesso assai migliori dei baciapile e che vedono in tutto questo soprattutto il degrado generale della società.

Assisteremo, nostro malgrado, e speriamo per poco, ad altri scontri fra i due malc
apitati duellanti, Berlusconi e Boffo, le due metà della stessa mela, non esenti da vizi, errori, mancanze, come tutti.

E mentre questo accade…altri, come Gianfranco Fini,  più pacati, più morigerati, più “animali politici” nel senso meno deteriore del termine, studiano da presidente della Repubblica.

Piccoli presidenti crescono.

   


 

[1] Rotoli del mar Morto, o manoscritti di Qumran, località sulle rive occidentali del Mar Morto, scoperta archeologica importantissima, del 1947,  ad opera di  Mohamad ed-Dhib, un beduino della tribù Ta’amireh. In  una grotta  vennero ritrovate diverse giare, alcune delle quali sigillate. In una di queste c’erano tre rotoli manoscritti. Era soltanto l’inizio di una serie di eccezionali ritrovamenti,  datati tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C.La comunità di Qumran rappresenta secondo gli studiosi documento del Cristianesimo delle origini e una variante del più ampio gruppo religioso degli Esseni.

[2] Va ricordato, per onestà intellettuale, che “”il rito abbreviato e il conseguente patteggiamento di pena (ricordati da Feltri come prove della presunta colpevolezza di Boffo), non costituisce da parte dell’accusato ammissione di colpa, ma corrisponde solo alla scelta spesso consigliata dagli avvocati di evitare le scandalose lungaggini dei processi italiani””. Ed è proprio quello che,  a differenza, di Feltri, monsignor Diego Coletti, vescovo di Como e presidente della Commissione episcopale per l’educazione pensa “”sia successo a Boffo””.

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