Il dirigibile Hindenburg

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La mongolfiera, si sa, è un aeromobile costituito da un grandioso e variopinto pallone che ha un foro in basso, chiamato gola.

Numerosi individui si ritrovano al posto della testa una mongolfiera: hanno un involucro osseo contenente solo aria calda o, nei casi peggiori, gas, talvolta maleodoranti. La dimensione dell’involucro è direttamente proporzionale alla narcisistica vanità del soggetto: il rapporto volumetrico è di circa tre m³ per ogni kg. di peso.

Va da sé che codesti individui, spesso assurti a posizioni di visibilità e di rinomanza solo per meriti di casta (leggi: appartenenza politica), possono gabellare il prossimo millantando la kültüra di finta plastica di cui sono edotti, grazie all’analfabetismo culturale che pervade  il nostro consunto tessuto sociale.

Mi  sono imbattuto in uno di questi individui leggendo un articolo[1] assai lungo di Antonio Socci, con cui, sia detto per inciso, non sempre mi trovo in assonanza.

L’articolo narra di una lettera di un signore, inviata al Direttore di Repubblica.it.

Scrive Socci:

«Costui, con la moglie al quinto mese di gravidanza, dopo aver drammaticamente spiegato “che il bambino nascerebbe cieco e con problemi all’ipofisi”, riporta “la domanda posta da tutti i dottori che abbiamo consultato: ‘Che intendete fare?’ ”. Questa è stata la sua risposta: “Io sono un cattolico praticante. Uno di quelli che tutte le domeniche va a battersi il petto. Nonostante questo ho deciso in un solo istante. Non ho dubbi, e mia moglie nemmeno: stiamo già cercando una struttura ospedaliera per l’aborto terapeutico. Sono un ipocrita? Un infedele? Non lo so. So solo che preferisco finire io all’inferno piuttosto che lasciarci mio figlio per una vita intera. Questo è tutto l’amore che conosco”.»

Fin qui nulla di strano. Mi chiedo: che bisogno c’è di un’intera pagina di quotidiano?

Solo una mente particolarmente arguta può credere che un padre, con un problema di tale drammaticità nell’animo, trovi la voglia e il tempo di scrivere una letterina al Direttore di Repubblica.it, tale Zucconi Vittorio, solo per poter affermare che egli e la moglie sono cattolici praticanti, che tutte le domeniche si battono il petto, ma, tuttavia, decidono in un solo istante. Non hanno dubbi, e decidono immantinente per l’aborto. etc. etc.

Si tratta della solita, squallida propaganda artefatta, adatta a coloro che codeste falsità se le vogliono sentire raccontare, per poi ripeterle a paperetta, come è consuetudine delle miserande sventolatrici del cencio abortista o dei loro reggicoda maschili.

Infatti, la letterina offre il destro al Direttore che, puntuale, risponde parlando proprio delle diagnosi di “malformazioni” e del nostro “potere di scelta” sul quale “i pastori di anime dovrebbero aiutarci costruendo ponti di comprensione, di tenerezza, di pietà, imparando a distinguere, a sorreggerci, non condannarci come ‘terroristi dal volto umano’, secondo l’orrenda, ignobile definizione sparata ieri da un vescovo a nome della Congregazione della Fede”.

Anche qui nulla di strano. Il Direttore Mongolfiera, volendo rintuzzare la condanna che qualche settimana fa monsignor Angelo Amato espresse duramente contro la piaga “invisibile” dell’aborto (invisibile poiché mascherata di “terrorismo dal volto umano”), scuote l’aria e sfiata dalla gola le consuete, trite solfe, sputando sentenze e biascicando teorie “etiche” in buona assonanza con quelle della Commissione per le malattie genetiche ed ereditarie, assai stimate ai tempi del nazismo[2].

Incidentalmente osservo che la saccente Mongolfiera non sa distinguere fra “foro interno” e “foro esterno” o, semplicemente, non sa, ignora. Ma poco importa. Di “orrendo e ignobile” finora si legge solo la messinscena ed il sostegno dato a codeste teorie “etiche”.

Tuttavia
l’articolo di Socci prosegue.

« Un lettore del sito, il signor Paolo, resta profondamente addolorato dalla vicenda (ma non si avvede della messinscena, soggiungo io). Tornato a casa ne parla con la moglie Marta. Il pensiero di quel povero bambino non lo lascia dormire. Così, all’indomani, d’accordo con la moglie, prende con tutto il cuore una decisione: accoglieranno loro stessi quel bimbo se i suoi genitori non se la sentono. Dunque accende il computer e scrive allo Zucconi: “poiché né i medici, né Lei dall’alto della vostra sapienza e saggezza, avete saputo o voluto fornire al signor X e soprattutto al suo bambino, uno straccio di alternativa all’aborto, allora La prego di far pervenire a questi papà e mamma in pena questo messaggio: se pensano di non riuscire a dare a questo figlio malato l’amore e la cura di cui avrà bisogno, non si angustino! Sappiano che c’è una famiglia, la nostra, che è già pronta ad averlo così come nascerà. Non lo uccidano! È solo una persona malata e le persone malate vanno curate. Lo diano a noi! La preghiamo, faccia pervenire loro questo nostro appello. Ci rivolgiamo a quella pietà cristiana che sicuramente Lei custodisce nel cuore”.»

Un colpo di spillo che potrebbe sgonfiare la Mongolfiera, ho congetturato fra me. Ed ho proseguito la lettura.

«Dopo aver titolato la loro lettera “Io sono più buono”, il Direttore risponde: “Dunque sarebbero assassini quei due genitori disperati? A volte la bontà mi fa più paura della cattiveria. I cattivi, almeno, possono sempre ravvedersi e pentirsi, i buoni mai”. »

Oltre a sfiatare, sbava anche un po’. Qualcuno, se ne valesse minimamente la pena, potrebbe chiedere alla troppo intelligente Mongolfiera: di che si deve ravvedere e pentire una persona buona, che fa del bene? Ma sarebbe come parlare al vento.

All’amareggiata risposta di Paolo e Marta il Direttore di Repubblica.it replica in via definitiva e sfiata per l’ultima volta:

Vi eravate permessi di invitare due disperati genitori dei quali nulla sapete se non che sono alle prese con una tragedia immensa, a ‘non uccidere’ il loro figlio, a non ucciderlo, perché soltanto voi sapete che cosa sia l’amore, che cosa sia un bambino, che cosa sia la vita, che cosa sia la generosità. Ma come osate? Ma come vi permettete? Ma che sapete di quali scelte abbiano dovuto fare loro, o io, nelle nostre vite. Addio, senza rimpianto. Non tollero neppure i fanatici in materie cretine come il pallone, figuriamoci su cose tanto serie”.»

Quell’acume intellettuale, quella limpida e consequenziale concezione etica dell’amore e, soprattutto, quel guizzo di umiltà che si conclude con “… Ma come osate? Come vi permettete?”, rappresentano un salto di qualità per me inatteso e insospettato.

Qui mi sono accorto di avere commesso un errore madornale: non si tratta di una Mongolfiera, bensì di un Dirigibile.

Debbo riconoscere che siamo in presenza dell’Hindenburg, del più grande oggetto volante mai costruito, gloria e vanto dell’aeronautica e dell’industria nazista degli anni trenta: pensate 211.890 m³ di gas: il dirigibile LZ 129 Hindenburg[3] fece il suo primo volo il 31 marzo 1936. Peccato che dopo un anno, un mese e sei giorni tutto quel gas si sia trasformato in un’immensa, tremenda palla di fuoco, e del dirigibile non sia rimasto che lo scheletro, il cencio nazista, tanto caro ai dottori Leonardo Conti, Philip Bouhler, Josef Mengele , e l’immensa, inutile vanagloria.

 

 

Dateli a me

[…] Sento che oggigiorno il più grande distruttore di pace è l’aborto, perché è una guerra di
retta, una diretta uccisione, un diretto omicidio per mano della madre stessa. […] Perché se una madre può uccidere il suo proprio figlio, non c’è più niente che impedisce a me di uccidere te, e a te di uccidere me. […] Vi prego di non uccidere il vostro bambino, lo voglio io. Vi prego di darmelo, sono lieta di accettare qualsiasi figlio che dovrebbe altrimenti essere abortito e di darlo ad una coppia sposata che lo amerà e da lui sarà amata.

Forse il “Dirigibile” non ha mai letto queste parole. Se le leggesse non esiterebbe a definirle ignobili, orrende, e così apostroferebbe anche l’incauta Autrice [4] : “Lei si è permessa di invitare una madre della quale nulla sa se non che è alle prese con una tragedia immensa, a ‘non uccidere’ suo figlio, a non ucciderlo, perché soltanto lei sa che cosa sia l’amore, che cosa sia un bambino, che cosa sia la vita, che cosa sia la generosità. Ma come osa? Ma come si permette?”.

In fondo, chi è la beata Madre Teresa di Calcutta in confronto al signor Direttore di Repubblica.it, noto, oltre che per l’acume intellettuale, per auspicare che “”i buoni si ravvedano e si pentano”” così da non avere più “”paura della loro bontà””, e per non tollerare i fanatici?

Tanto incomparabilmente grandi a volte possono essere le persone umili, quanto minuscoli, meschini e insignificanti gli omuncoli che si credono dei.



[1] http://www.antoniosocci.it/Socci/index.cfm : L’incredibile caso di Paolo e Marta. © Libero – 4 luglio 2007

[2] Aktion T4. Prima ancora che fosse varato ufficialmente il piano di eutanasia la Direzione Sanitaria del Reich guidata da Leonardo Conti si mise in moto per eliminare i bambini malformati o giudicati fisicamente o psichicamente disabili. Venne creata la Commissione per le malattie genetiche ed ereditarie. La Commissione disponeva di una rete di 500 medici sparsi in tutta la Germania e l’Austria e organizzati in quei “”consultori della morte”” che erano i “”Centri di consulenza per la protezione del patrimonio genetico e della razza””.

    http://www.olokaustos.org/argomenti/eutanasia/eutanasia4.htm

[3] L’ LZ 129 Hindenburg è stato il più grande apparecchio volante mai costruito. Era uno Zeppelin tedesco e portava il nome del Presidente della Germania, Paul von Hindenburg.    http://it.wikipedia.org/wiki/LZ_129_Hindenburg

[4] Beata Madre Teresa di Calcutta.

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