Il diavolo e l’acqua santa. Perché no?

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E'uscito il Rapporto sulla finanza etica e sostenibile in Europa, un altro modo di usare il denaro. In Italia abbiamo anche un manifesto predisposto dall’Associazione Finanza Etica nel quale si ritiene che il credito, in tutte le sue forme, sia un diritto umano; considera l'efficienza una componente della responsabilità etica; non ritiene legittimo l'arricchimento basato sul solo possesso e scambio di denaro; è  trasparente.

Elaborazione da immagine dell’acquasantiera col diavolo, opera di Pietro Galli,  nella basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma.


Il denaro diventa sterco soltanto quando lo tocca il diavolo, perché lo accumula; altrimenti, nelle giuste mani, è strumento di sviluppo e di equità sociale, perché viene condiviso, Proprio in questi giorni, con le banche in prima pagina sempre per fallimenti motivati da una gestione del denaro al servizio dei soliti noti, pagata con i risparmi degli altri soliti noti, i semplici cittadini; con la politica preoccupata di non rimanere con il cerino in mano sulle responsabilità dei gamballaria, è uscito il Rapporto sulla finanza etica e sostenibile in Europa, un altro modo di usare il denaro.

E’ un settore da 715 miliardi di euro, pari al 5% del Pil dell’Unione. capace di sopportare la lunga crisi senza tracolli; capace di concedere il doppio dei prestiti a parità di attivo rispetto alle consorellastre speculative, nonostante sostenga il microcredito e apra la cassa per chi si vede sbattere la porta in faccia dalle banche tradizionali (2,54 miliardi concessi a 750.000 europei). Non solo; investe in fondi sociali responsabili, quindi in azioni e obbligazioni selezionate in base alla sostenibilità: niente aziende produttrici di armi, o gioco d’azzardo, o che estraggono petrolio e carbone, o lavorano tabacco.

In Italia abbiamo anche un manifesto predisposto dall’Associazione Finanza Etica nel quale si ritiene che il credito, in tutte le sue forme, sia un diritto umano; considera l’efficienza una componente della responsabilità etica; non ritiene legittimo l’arricchimento basato sul solo possesso e scambio di denaro; è  trasparente; prevede la partecipazione alle scelte importanti dell’impresa non solo da parte dei soci ma anche dei risparmiatori; ha come criteri di riferimento per gli impieghi la responsabilità sociale e ambientale; richiede un’adesione globale e coerente da parte del gestore che ne orienta tutta l’attività.

Anche in questo caso viene da dire: allora si può! allora le fake news le propinano i media quando accettano e rilanciano l’ineludibilità del  pensiero unico capitalista doc. Basta mettere al primo posto non il guadagno, più che si può, costi quel che costi, ma l’uomo e i suoi bisogni. Tutto il resto viene naturalmente di conseguenza.

Allora, alla politica, possiamo chiedere maggiore impegno per promuovere la finanza etica, per obbligare le istituzioni pubbliche ad avvalersene e a chiedere i suoi servizi. In particolare possiamo chiederlo alla sinistra, se non si dividerà ulteriormente in partiti con dimensioni da condominio (dannosi come le polveri sottili?), riconoscendole maggiore sensibilità e attenzione su questi temi. 

 

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