Il Covid resterà per sempre

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Una cosa è certa :  con questi virus e con queste pandemie dovremo fare i conti per tutti i prossimi anni e sarà quindi necessario ed indispensabile ristrutturare profondamente almeno 10 sistemi socialmente impattanti sul controllo e la corretta gestione delle epidemie. Ecco le dieci regole necessarie per conviverci.


Il Covid? abituatevi a conviverci per tanto, tanto tempo.

L’amministratore di Moderna (la casa farmaceutica che ha brevettato uno dei vaccini adottati in Italia), Stephane Bancel,  ha affermato molto chiaramente che il virus SARS-CoV-2 sarà presente “per sempre”.  Gli esperti di malattie infettive sono convinti che c’è un’alta probabilità che il Covid-19 diventi una malattia endemica,  presente costantemente, anche se clinicamente a livelli più bassi di ora.  Bancel ha dichiarato: «Ci sono già quattro coronavirus endemici in tutto il mondo, ma non sono contagiosi o mortali come il SARS-CoV 2 che da Covid-19, secondo l’OMS: quattro ceppi si presentano ogni anno con il comune raffreddore». 

In realtà i coronavirus mappati sarebbero più di 500. Esistono però, per il momento, solo 3 ceppi molto patogeni di coronavirus: MERS, SARS e SARS-CoV-2. A questo si aggiunge il fatto che si stanno differenziando delle varianti dello stesso SARS-CoV-2 che complicano ulteriormente lo scenario pandemico.  I meccanismi che portano a far variare il virus sono diversi come per esempio la “Deriva antigenica” (antigenic drift). Si tratta di una graduale modifica della sequenza degli aminoacidi che compongono le proteine virali , quelle stesse proteine che sono in grado di stimolare una risposta immunitaria nell’uomo. Le nuove varianti diventano sufficientemente irriconoscibili agli anticorpi presenti nella maggior parte delle popolazione precedentemente immunizzata, così da rendere un ampio numero di individui nuovamente suscettibile al nuovo ceppo. 

La deriva antigienica virale, che porta a mutazioni genetiche spontanee sulla base anche selezioni naturali, di solito porta alla comparsa di ceppi che nel tempo sono meno patogeni, proprio perché quelli che tendono ad uccidere presto e in alta percentuale il proprio ospite non permettono contemporaneamente una diffusione massiccia e duratura ma sopratutto la permanenza in natura e quindi la sopravvivenza dello stesso virus. In natura i virus a più alta diffusione e presenti in larga misura nell’uomo sono anche quelli che meno fanno sentire i loro danni in maniera veloce e grave.

Sappiamo esistere ormai molte varianti che hanno dato manifestazioni cliniche: l’inglese VOC 202012/01 , la sudafricana 501.V2 associata a maggiore gravità della malattia spagnola, ma altre sono state scoperte (americana, giapponese, cinese e probabilmente italiana). Ma le varianti esistenti probabilmente sono molte di più di queste.  La variante a più alta trasmissibilità e a più bassa letalità sarà quella che si diffonderà di più e che resterà più a lungo. Questo potrebbe essere un fattore positivo per l’instaurarsi nel tempo della così detta immunità di gregge. Ma va chiarito molto bene, come ritiene anche l’OMS, che più che le nuove varianti virali, a sostenere le nuove ondate epidemiche sono i comportamenti individuali e gli assembramenti. Ancora una volta la ripresa epidemica non è colpa del virus variato ma delle persone che non adottano le regole preventive.  Le varianti di per se infatti incidono molto poco sulla generazione dei nuovi casi rispetto ai fattori comportamentali. 

Una cosa è certa comunque: con questi virus e con queste pandemie dovremo fare i conti per tutti i prossimi anni e sarà quindi necessario ed indispensabile ristrutturare profondamente almeno 10 sistemi socialmente impattanti sul controllo e la corretta gestione delle epidemie:

  1. Il sistema delle regole e dei comportamenti sociali ed individuali di prevenzione (uso costante di mascherine almeno Ffp2, distanziamento fisico di almeno 2 metri, il lavaggio/disinfezione delle mani e adozione di sistemi di ventilazione/aspirazione idonei e più potenti. 
  2. Il sistema sanitario territoriale permanente e tempestivo di diagnosi precoce, contact tracing e isolamento con controllo dei cluster nascenti
  3. Il sistema della farmacie territoriali per renderle veri punti di prevenzione e diagnosi rapide e precoci ben integrati nella sistema sanitario
  4. Il sistema assistenziale territoriale di cure primarie domiciliari  dotato di telemedicina (Advanced Primary Health Care)
  5. Il sistema ospedaliero pubblico di infettivologia avanzata, parallelo ed isolato dal sistema tradizionale che andrà comunque anch’esso ristrutturato sopratutto per la parte delle cure intensive e del pronto soccorso. 
  6. I sistemi di sorveglianza epidemiologica regionali e nazionali facendoli diventare più tempestivi e capillari ( Early Warning System) 
  7. I sistemi di sequenziamento genomico virale che attualmente sono del tutto scoordinati e sottovalutati.
  8. I sistemi più vulnerabili alla trasmissione virali: trasporti pubblici, RSA, scuole centri commerciali.
  9. I sistemi ufficiali di comunicazione alla popolazione sull’andamento dell’epidemia e le attività 
  10. I sistemi di prevenzione e gestione delle sindromi depressive e del forte disaggio pisicologico  prima di tutto degli operatori sanitari e poi della popolazione in generale. 

Questi i punti nevralgici su cui bisognerebbe concentrare l’attenzione, la riprogettazione e gli sforzi per preparare ed adeguare i sistemi a convivere in futuro con i meno danni e disagi possibili con le prossime pandemie, augurandoci che non arrivino ma preparandoci a combatterle. La sorpresa e l’impreparazione a questo evento epidemico è stata pagato in modo troppo pesante per farci cogliere in futuro ancora impreparati. 

 

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