Il consiglio comunale… secondo il mio parere

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Rispecchia il volto della città che lo ha votato. Non è giusto scaricare su di esso la responsabilità politica dell’attuale dilagante relativismo etico dove si ragiona più di pancia che di testa. Possibili passi avanti. art. di Dieffe

Nell’ultimo numero 305 di Bice a margine di  una intervista a due componenti il Consiglio Comunale di Modena (per leggere klicca qui) due particolari  commenti (il consiglio comunale secondo la stampa) hanno colto l’occasione per denunciare e rimarcare la scarso spessore politico degli attuali eletti in quella istituzioni elettiva sul territorio.

Penso che queste particolari grida d’allarme e di denuncia meritino un approfondimento più ragionato ed equilibrato di quello sin qui letto perché il problema esaminato riguarda non solo gli eletti, ma pure il loro elettorato; sia i militanti politici che la società civile nel suo complesso in quanto sono le due facce di una stessa medaglia. Sarpedonte, nel suo commento a sostegno della tesi di A. Martinelli,  secondo il quale « nel consiglio comunale di Modena… solamente un teatrino sul cui palco si alternano saltimbanchi, marionette, sempliciotti, etc, etc,etc… », riassume le efficaci e trancianti pennellate sull’argomento pubblicate su un quotidiano locale. Dunque ci viene presentata una sommatoria di critiche che tuttavia si limitano a mostrarci solo una desolante fotografia della realtà politica «militante» come se questa provenisse da Marte e fosse del tutto interdipendente dalla società civile che al contrario l’ha legittimata con il proprio voto.

Avverto in questa sommaria semplificazione un certo retrogusto di deteriore  qualunquismo: quasi un compiacersi di questa deriva a cui sembrano condannati tutti i partiti con i loro rappresentanti: una rassegnata constatazione di uno stato di complessiva inefficienza che non lascia intravedere a breve soluzioni o sbocchi positivi credibili e rassicuranti.

Infatti si tralascia, dopo il giusto segnale d’allarme, come organizzare i soccorsi e i rimedi a tanta compromessa situazione, quasi che la soluzione fosse quella di sostituire “la politica” con un improbabile club di saggi, di sapienti, di esperti, di tecnocrati caso mai scelti seguendo criteri di merito che contemplino  il modo in cui hanno saputo e sanno gestire i propri affari. In ogni caso nell’attesa di improbabili ulteriori sviluppi ci si rassegna e si rinvia a tempi migliori: «Il popolo modenese decise….ora che se li tenga e li sopporti» perciò la prossima volta sia più attento: «magari preparando meglio e selezionando in tempo i propri candidati»

Sicuramente c’è un fondo di buoni consigli in queste stringate raccomandazioni, ma la vera questione che sta producendo queste poco entusiasmanti presenze anche nel Consiglio Comunale di Modena  non è dettata dall’esistenza di un “peccato originale” pre-esistente che rende poi ogni “casta politica” una specie di “razza dannata”, ma è il frutto che matura proprio dalla società civile che la legittima con il proprio voto e con le proprie preferenze facendoli diventare rappresentanti della propria smarrita identità, della perdita di coscienza di se e delle proprie certezze, dei suoi valori perduti, traditi o superati. In sintesi in consiglio comunale di Modena  siedono i rappresentanti delle contraddizioni e della scarsa ricchezza di idee innovative, di obbiettivi entusiasmanti della  società modenese: una realtà che appare spesso alle corde, che smarrita arranca e gira a vuoto.

Nella società attuale con la fine delle dogmatiche ideologie, la bussola che indicava il cammino delle certezze e dei valori irrinunciabili caratterizzanti a loro modo una società civilizzata è ora orientata verso una cultura relativista, consistente in una morale secondo la quale ciascuno crea a proprio modo di vedere ciò che ritiene più giusto ed ingiusto, pretendendo preventivamente dalla politica il riconoscimento dei propri diritti relegando a momenti successivi il punto sui suoi doveri.

Questa nostra è divenuta una società che tollera e permette tutto. Sulla base di sempre nuovi principi o di una logica che individua “le liberta” solo come il risultato del “vietato vietare” ha stravolto ogni cosa e alla fine è accaduto che si sia persa ogni forma etica del «senso del dovere» con tutto quello che ciò comporta.

Anche tra i genitori, tra questi e i loro figli si è smarrito il confine tra ciò che è bene e quello che è male, il discrimine tra il lecito e il non lecito. L’uso del termine “disvalore” è sempre più in disuso perché anche questo ultimo rappresenta, per i suoi cultori, degli ideali o quanto meno degli obiettivi da realizzare. Perciò se oggi qualche nostro figlio o se alcuni giovani trovano importanti soprattutto alcol, sesso, droga e dintorni non sono da condannare.

Sempre oggi sono sempre meno i giovani che pensano alla famiglia come la cellula fondamentale su cui si articola la società. Ci si sposa sempre di meno: si arriva a convivere anche due, tre volte e più: “la famiglia allargata e aperta” pluri composita di figli nati dalle diverse esperienze di coppia  sta diventando un dato di costume comunemente accettato…Ciò si consuma tra il fatalismo, la rassegnazione e la benedizione di padri e di madri attoniti e frastornati  dal prendere atto del  incalzare  di questo “relativismo etico”.

Infatti nella nostra società ormai multi etnica e multi culturale è imperante un “relativismo etico” : un concetto che risuona come un parolone, ma che in verità significa molto semplicemente che ciascun individuo ha il diritto di modellare, all’interno d
ella comunità, una propria etica personale senza alcuna limitazione e più in generale vuol dire che ogni cultura ha il proprio sistema di valori su cui le altre nulla possono eccepire.

Con questo non intendo demonizzare il “relativismo etico” perchè pur generando molto disordine non produce però alcun tipo di imposizione, mentre, al contrario, i sostenitori delle sue opposte “etiche dogmatiche o granitiche” spesso pretendono di imporle.

 

Ragionare di ‘pancia’ e di ‘testa’

Sono invece interessato a scoprire quali meccanismi attiva, questo relativismo, per diffondersi così profondamente anche tra le pieghe del nostro vissuto.

In questo ci aiuta l’esperienza la quale ci mostra, sia se ascoltiamo sia se discutiamo qualsiasi argomento, che i criteri di valutazioni dipendono o dalla nostra passionalità o emotività oppure dalla nostra razionalità che in quanto tale segue percorsi logici.

Il ragionamento di passionalità, che possiamo definire di «pancia»  si affida alle emozioni immediate che una volta assorbite vengono poi consolidate entro steccati ideologici e dogmatici.

A questo proposito mi sovviene una affermazione dell’on. Angelino Alfano, neo segretario del PdL, primo partito italiano, che candidamente confidava come da giovane sia stato folgorato politicamente da «un signore che parlava come se avesse il sole in tasca e dal jingle musicale che lo accompagnava».

Cito questo dato come esempio  classico di reazione positiva di ‘pancia’ che può coinvolgere chiunque più o meno acculturato.

Tutto quello che seguì come successiva discesa in campo di quel “signore” compresa la sua demonizzazione da parte degli avversari politici non è cosa certamente ascrivibile a speculazioni di carattere razionale.

Anzi possiamo tranquillamente affermare che negli anni che seguirono «molto di tutto ed il suo contrario» è stato sapientemente e maliziosamente  «comunicato» «accuratamente trasmesso» al popolo italiano e da questo è poi  stato assorbito ragionando e reagendo di ‘pancia’!

Se l’italiano avesse adottato invece, nelle sue valutazioni, un ragionamento di ‘testa’ avrebbe sviluppato la sua capacità di discutere, di analizzare, di razionalizzare.

Un tale ragionamento di ‘testa’ lo avrebbe reso disponibile al confronto ed alla discussione con l’altro anche se politicamente diverso; lo avrebbe fatto maturare , migliorare e crescere.

Al contrario ci siamo fatti ridurre a volgare tifoseria da stadio, dove la controparte è il nemico , il cattivo da combattere e da gambizzare e col quale non ci si confronta..

Naturalmente per parlare e ragionare di ‘testa’ è impegnativo e problematico: occorre sapere cosa dire e quindi essere informati su ciò che si dice. Mentre per ragionare di ‘pancia’ non occorre una particolare preparazione: la passionalità e l’emotività è capace di travolgere  tutto, compreso la necessità di pervenire, prima di attualizzare le proprie scelte, ad analisi logiche e razionali..

A queste condizioni non si può pretendere che maturino “candidati” per governare la città all’altezza dei tempi impegnativi che dovremo affrontare.

Addirittura certa stampa e certi insigni leader politici arrivano a trattare con sufficienza la professione di “professore” come se il “sapere” per il politico rappresentasse un inutile orpello.

 

Conclusioni

Stiamo affrontando un passaggio della nostra storia repubblicana alquanto accidentato.

Non è dato sapere se ne usciremo sostanzialmente  indenni o se invece non potremo più riproporci come eravamo. Sarebbe auspicabile se riuscissimo a fare tutti un passo in avanti nel segno di una corale volontà di uscire dalle secche morali, materiali ed economiche nelle quali ci siamo arenati. Un cambiamento che richiederà tempi lunghi, ma che si impone. Basta pensare che da più parti si invoca la urgente necessità che il paese ricominci a crescere, ma non sappiamo o non abbiamo ancora deciso o non ci è stato ancora comunicato quale tipo di crescita vogliamo mettere in moto.

In questa fase, che ritengo di transizione, grande è la responsabilità dei mondi vitali che si muovono nella società per l’apporto positivo che possono e debbono dare nel ripensare e aggiornare le nuove aspettative, i nostri più ambizio
si progetti che devono coinvolgere la coralità del nostro paese.

Infatti continuano a mancare le proposte per attuare un serio progetto sociale, culturale e politico del quale da troppo tempo avvertiamo la mancanza.

Per quanto mi suggerisce l’esperienza vissuta, tra questi mondi vitali, ritengo decisivo l’apporto che dovrebbe vedere in prima linea le punte più avanzate del mondo cattolico per l’insieme di percorso virtuoso che potrebbero indicare e suggerire; per la riscoperta e la riformulazione di valori derivanti da un senso del dovere che da sempre difetta nel popolo italiano complessivamente preso.

C’è da sperare che anche avanguardie del mondo laico facciano la loro parte perché senza questi fermenti capaci di iniettare nuovo vitalizzante ossigeno nelle polverose stanze della politica, gli attuali partiti e la stessa società civile non sono oggi in grado, con le sole loro forze, di portarci fuori dalla secche e condurci in mare aperto.

Perciò senza quei determinati, ricercati, sollecitati e mirati apporti dovremo continuare a  temere e a tenerci  le risposte di ‘pancia’ dell’odierno elettorato che in buona o in mala fede ci consegnerà oggi, domani e il giorno dopo domani, come suoi naturali rappresentanti delle persone scelte  e preconfezionate a sua triste, opaca e sfiancata immagine e somiglianza… priva di un suo appagante e rassicurante futuro. Tutti grideranno l’urgenza e l’esigenza di cambiare e tutto cambierà perchè nulla cambi.

 

 

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