Il commissario Cataldo assomiglia vagamente a Luigi Guicciardi

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“OCCHI NEL BUIO” e’ il titolo dell’ultima avventura del commissario Cataldo il personaggio nato dalla penna del giallista modenese Luigi Guicciardi che insieme a Lucarelli,,Varesi e Macchiavelli e’ in prima linea nella rinascita del giallo d’autore in Italia.

Come è nato il suo esordio nel giallo?

 

E’ un passione che mi è nata durante le pause dagli studi universitari, quando approfittavo del tempo libero per leggere i classici del giallo. Credo che prima di diventare scrittori tutti passino attraverso la fase della lettura. Io ero appassionato dei romanzi di Agatha Christie, George Simenon ed anche Chandler. Dopo aver letto molti romanzi gialli di questi autori, mi è venuta voglia di provare a scriverne uno, mettendo a punto ciò che credevo di aver imparato dalla lettura dei grandi maestri. E’ stata una passione maturata lentamente e cominciata a livello di narrazione attiva intorno al 1997.

 

Un inizio nato dato da una grande passione, ma il suo primo libro giallo può considerarlo una vera e propria scommessa con se stesso?

 

In un certo senso si. Avevo una storia da raccontare ed ho voluto provare a me stesso se ero in  grado di narrarla. La cosa più difficile, infatti, è iniziare a scrivere una storia cercando di avvincere il lettore sia alla trama che ai personaggi. E’ stato un salto nel vuoto perché non avevo la certezza che il libro sarebbe stato pubblicato e al tempo stesso è stata un’esperienza divertente perché quando vedi una pagina scritta da te che esprime ciò che avevi in mente è una soddisfazione superiore a quella provata  nella scoperta di un bel autore.

 

I tuoi romanzi sono caratterizzati dalla figura del commissario Cataldo. Da dove è nata l’ispirazione?

 

Nel commissario Cataldo ho messo un po’ di me stesso. Mi somiglia molto nel carattere, nei gusti musicali e letterari, ma anche per la pazienza e per lo spirito di osservazione. In lui convivono anche caratteristiche dei personaggi che ho amato nel corso delle mie letture, da cui ho mutuato il raziocinio, la nostalgia, la malinconia. Elementi che in qualche poliziotto ed investigatore classico si ritrovano. Altri aspetti li ho desunti da personaggi realmente esistenti che ho incontrato in Questura, caserme dei carabinieri e tribunali.

 

Come mai hai deciso di ambientare i suoi romanzi a Modena?

 

 E’ una scelta legata all’esigenza di dare più realismo alla vicenda narrata. Secondo me se un autore ambienta il romanzo nel luogo che conosce meglio dà maggior spessore realistico ed una più attendibilità all’opera. Un grande scrittore del passato diceva :“Se vuoi essere davvero universale parla del tuo paese”. E’ importante, quindi, illustrare una realtà che l’autore conosce così bene da renderla credibile anche a coloro che imparano a conoscerla attraverso ciò che egli scrive. Credo che per il giallo l’esigenza del realismo sia importantissima rispetto ad altri generi letterari. Modena, inoltre, è una città che potenzialmente è molto feritile per questo genere letterario perché in essa sono presenti tutte le classi sociali, tantissime motivazioni che portano a delinquere e numerosi spunti di cronaca nera utili al lavoro di un giallista.

 

Quanto il quotidiano e le vicende criminali alla ribalta della cronaca possono ispirare il lavoro di un autore di romanzi gialli?

 

I fatti di cronaca sia locale che nazionale possono ispirare moltissimo un autore, soprattutto nel genere noir. Rispetto al genere classico il noir prescinde dalla rivelazione finale dell’assassino e si nutre fortemente della cronaca, della realtà politica e sociale dei nostri tempi. Un esempio può essere il giallo di Carlotto, che offre uno spaccato del nord-est italiano o la Sicilia dei romanzi di Camilleri. La cronaca nera anche nel genere classico, così detto “mistery”, che seguo anch’io, può fungere da spunto di partenza. Credo che il giallo, oggi, riveli molto della realtà sociale che viviamo, ma non deve prendere il posto dell’inchiesta di costume, deve sempre rappresentare per il lettore un mento di emozione e di evasione.

 

Come riesce un autore a creare la famosa  “suspance”? E’ una tecnica  o  un talento?

 

A questo proposito voglio ricordare una definizione di Sciascia, scrittore ed acuto studioso di romanzi gialli, che sosteneva come l’arte del giallo fosse quella di tendere il mistero il più a lungo possibile e saperlo sciogliere nel rispetto della logica e della razionalità. Questa è una dote che il giallista deve avere  per essere in grado di condurre il lettore fino alla fine del romanzo calandosi nei fatti narrati. Lo stile visivo riesce meglio di ogni altro a catturare l’attenzione del lettore perchè come i una pellicola cinematografica lo conduce alla rivelazione finale. Questo è un banco di prova su cui si gioca la capacità del giallista. A tutti può venire in mente una bella storia, ma non tutti hanno gli strumenti per poterla raccontare nel migliore dei modi.

 

Come mai il giallo italiano sta vivendo un momento di grande successo?

 

Ci sono molte spiegazioni. Una risiede nel fatto che il giallo è un genere consolatorio, perchè diversamente dalla cronaca nera il colpevole viene sempre svelato. Basti pensare al mostro di Firenze, alla vicenda di Cogne, all’omicidio dell’Olgiata. Il lettore che legge la cronaca nera si appassiona e desidera una soluzione finale del caso, in nome della verità, ma questo non sempre avviene. In un libro giallo al contrario accade sempre. Svelare l’assassino gratifica il lettore medio che in questo modo riesce a compensare ciò la realtà lascia spesso incompiuto. Un’altra ragione può essere che il lettore attraverso il giallo può essere proiettato in una realtà vicina a sé o che conosce bene ed ha la possibilità di fare dei confronti e di immedesimarsi ancor di più. Il luogo del giallo è oggi un luogo più familiare al lettore che gli permette di seguire meglio la storia.

 

Spesso un libro ha un’evoluzione cinematografica. Pensa che questo potrà accadere ai suoi romanzi?

 

Me lo auguro. Sono convinto che se un registra decidesse di filmare delle storie dai miei romanzi o dalle mie inchieste avrebbe numerosi vantaggi. Innanzitutto perché ho già scritto un numero elevato di romanzi, con “Occhi nel buio”,uscito pochi giorni fa, le storie del commissario Cataldo salgono a sette poi il lavoro di sceneggiatura è ridotto all’osso. I miei romanzi, infatti, sono in gran parte già sceneggiati e per l’80% sono dialogati, perciò si tratterebbe solo di trovare la giusta location e il cast. Per esperienza devo dire che molti dei miei lavori sono stati opzionati per il cinema da produttori che intendevano farne un opera cinematografica, però, hanno desistito perchè le cifre per la realizzazione sono davvero proibitive. La concorrenza, inoltre, incide molto.E’ vero che il giallo sta andando bene, però, siamo anche in tanti a farlo.

 

Lei ha citato “Occhi nel buio” l’ultima avventura del commissario Cataldo ci può dare qualche anticipazione?

 

L’ambientazione è estiva. Si comincia con un’ombra misteriosa che si aggira nelle campagne intorno a Modena per spiare le coppiette che fanno l’amore in auto. In un crescendo di tensione questo “guardone”si trasforma in rapinatore, poi avviene uno sparo e proprio al ritrovamento dei cadaveri interviene Cataldo. Si tratta di un’indagine molto difficile, per l’oscurità del movente, che dai campi si trasferirà alla facoltà di chimica dell’università di Modena.  

 

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