Il Carnevale finisce presto o, piuttosto, non finisce mai?

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Giovedì sarà già ‘grasso’ e mercoledì 14 febbraio suoneranno i rintocchi del giorno delle Ceneri, quando, iniziando la Quaresima, ricorderemo l’antico rito: “Pulvis es et in pulverem reverteris”, invito a convertirci simboleggiato da un pizzico di cenere posato fra i nostri capelli.

Il calendario cattolico ci spinge a finire in fretta questo carnevale 2024 e le vicende internazionali, insieme all’insicurezza verso il futuro, sembrerebbero motivarlo, ma forse, come cantava Caterina Caselli, ‘tanto è sempre carnevale’. Non ci sono più gerarchie sociali da capovolgere, seppure per qualche giorno soltanto ed ogni occasione è buona per mettersi in maschera; abbiamo perfino importato Halloween per concederci un viaggio nella magia e i raduni con i protagonisti dei manga. Portiamo una maschera ogni giorno su internet e sui social, dove nascondiamo la nostra individualità reale e ne assumiamo una che ci piace, ma questo era il motivo che aveva fatto nascere il carnevale, così da farlo sembrare una festa ormai superata, tanto è sempre carnevale.

Invece in molti paesi continua ad essere un momento comunitario e diventa attrazione turistica proprio perché conserva la sua ‘anima’.

Nella provincia di Modena,per citarne alcuni, si va da Barigazzo alla sfilata cittadina per accogliere la Famiglia Pavironica; da quelli di Bastiglia, Campogalliano, Prignano  e Piumazzo a Finale Emilia.

Quello di Formigine, rilanciato nel secondo dopoguerra con la Zingaraia, ricorda nel ‘Bivacco’ in piazza i suoi primi leggendari abitanti. Le sfilate dell’ultima domenica di carnevale e di martedì grasso, rivolte in particolare ai bambini, tempo permettendo, richiamano molte migliaia di persone, eppure il suo cuore sta nel gnocco fritto (cherseinta) e nei maccheroni distribuiti in piazza. Partecipare alla pubblica mangiata in pratica significa riconoscersi parte della comunità.

Quando il carnevale non è solo mettersi in maschera allora regge le fatiche del tempo, dell’organizzazione e del passare settimane d’inverno al freddo a costruire carri, altrimenti, dopo qualche anno di successi, si affloscia su se stesso. Nemmeno il carnevale di Viareggio reggerebbe se non avesse alla sua base la competizione fra i diversi quartieri.

Mi domando se il carnevale possa sopravvivere senza la Quaresima e non solo perché il suo nome sembra derivare da ‘levare la carne’, arrivando i giorni della penitenza e dell’astinenza. Vorrebbe  dire essere sempre nel tempo del sovvertimento dell’ordine, del ‘faccio e sono quel che mi pare’, della disobbedienza e del non rispetto delle regole. Sembra proprio così per un numero crescente di persone, ma il carnevale può vivere soltanto fra due parentesi, non un tempo indefinito.

Mentre ci penso se ancora esista Quaresima, perché forse è lì il problema, puccio una frappa nel moscatello e mi preparo mentalmente a ‘levare la carne’.  

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