Il Capitalismo Comunale di Modena –

Condividi su i tuoi canali:

None

Socialismo Reale Comunale

 

Quasi 100 tra Fondazioni, Consorzi e Società hanno tra i loro soci il Comune di Modena. In diversi casi con partecipazioni pari al 100%, in altri con presenze assai più marginali, fino ad arrivare allo 0,0028 per cento. Ampio il ventaglio delle finalità: ci sono due Banche, c’è chi si occupa del settore socio-assistenziale, di quello ambientale, dell’innovazione delle imprese, dello sviluppo culturale e civile del territorio, dello studio del sitema sociale ed economico, di promuovere la cultura della giustizia sociale ma anche di telecomunicazioni (Acantho S.p.A.). Ci sono, poi, società con compiti più “”canonici””: la gestione dei servizi di acqua, luce, gas e rifiuti.

In alcuni casi la presenza dei consiglieri di amministrazione nominati dal Comune è totalmente gratuita, altre volte “”vale”” poche centinaia di euro di rimborsi o gettoni. Ci sono, però, situazioni in cui la carica è ben remunerata e consente di portare a casa oltre 100 mila euro l’anno, come nel caso del Direttore Generale del Comune di Modena, già lautamente retribuito per il suo ruolo (emolumento:

qualche centinia di migliaia di euro/anno), che ricopre la carica di Consigliere in tre Consigli di Amministrazione di società partecipate.

In Italia il numero delle società partecipate sta crescendo vorticosamente, tanto che sarebbero aumentate, negli ultimi cinque anni, del 120%, a Modena con la costituzione delle società create da HERA Holding quasi del 1000%!

Qui prodest? Succede che l’amministrazione, anziché rivolgersi al mercato allorché sceglie di far svolgere all’esterno alcune sue attività, crea essa stessa delle strutture a cui affidare tali compiti, dando così vita a nuove società il cui capitale è detenuto dall’ente stesso. I capitali investiti in queste società derivano da fondi pubblici e quindi dai prelievi fiscali.

Ciò apre il sistema ad un uso clientelare del potere:

la nomina degli amministratori delle società avviene infatti, generalmente, per via politica. Inoltre, i posti di lavoro che si creano per le necessità di funzionamento di queste imprese vengono assegnati al di fuori delle procedure pubbliche previste per la P.A. e tendono spesso a favorire gli amici degli amici. Anche le consulenze affidate sono meno suscettibili di controllo rispetto a quelle della P.A.. Il tutto secondo uno schema consolidato: quello di strutture parallele generate dalla P.A., e da questa collocate in un contesto privo dei vincoli procedurali e normativi ad essa imposti.

I dividendi distribuiti da queste società rappresentano oggi una quota non marginale delle entrate di bilancio. La trasformazione in società per azioni e l’apertura del capitale ai privati consente inoltre di eludere i vincoli di finanza pubblica, quali ad esempio il patto di stabilità. Infine, la classe politica locale, che come abbiamo visto trae dal controllo diretto di alcune imprese una delle fonti di potere, impone alle società partecipate obiettivi extra-economici causando disfunzionalità nella governance e inefficienze sul piano operativo (vedi ATCM).

Scriveva qualche mese Stefano Micossi, direttore generale di Assonime, che «una politica povera e invasa da incompetenti e affaristi continua a preferire istituzioni deboli e un ambiente di regole opache perchè lì è più facile scambiare favori».

Proprio per questo «lievitano le retribuzioni, si moltiplicano i posti pubblici, si assegnano agli amici consulenze inutili e appalti, proliferano società pubbliche dai nomi altisonanti “”per lo sviluppo””, gli affari sono poco limpidi e si moltiplicano le scorrerie nel mercato con l’occupazione delle aziende pubbliche da parte di gruppi politici».

Naturalmente Società, Consorzi e Fondazioni non sono il solo sistema che il Comune ha a disposizione per elargire benefici ai propri Clientes, se analizziamo il cosiddetto Albo dei Beneficiari di Provvidenze di Natura Economica, troviamo una miriade di Associazioni e Comitati che rientrano tra coloro che possono vantare un interesamento da parte del Comune. Anche in questo caso con le dovute differenze: dei 15.186.083,00 Euro spesi nel 2006 ad alcune associazioni sono state elargite poche centinaia di Euro ad altre centinaia di migliaia.

Non sorprende che queste degenerazioni alimentino l’antipolitica a cui può rispondere con efficacia solo una buona politica.

Amici di Beppe Grillo

[ratings]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza

Potrebbe interessarti anche...