Il buonismo non e’ giustizia, ma neanche il reato di clandestinità

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Siamo impotenti di fronte al fenomeno migratorio, ondeggianti fra un buonismo deleterio e le posizioni xenofobe della Lega o di certa Destra, con una giustizia permanentemente fuori tempo massimo e una politica incapace di elaborare riforme strutturali e di lungo respiro.

Leggo con stupore la posizione del sindaco di Vignola Mauro Smeraldi in merito ai sei magrebini che la sera del cinque gennaio hanno terrorizzato cinque sedicenni con una pistola, sparando colpi in aria: “Non voglio minimizzare, sia chiaro, però gli stessi autori hanno parlato di ragazzata e si sono costituiti spontaneamente”. Le vittime invece non l’hanno vissuta come ragazzata e ne porteranno a lungo il segno.

In questi casi, se non sono cittadini italiani, la risposta può essere una soltanto: l’espulsione, perché non hanno saputo dare buona prova di sé. L’apparente durezza del mio pensiero tutela prima di tutto gli altri stranieri, perché con la paura reciproca non si va da nessuna parte e già ci sono differenze culturali , come la concezione della donna, che impattano pesantemente e richiedono, per la convivenza, un reciproco sforzo.

Ho aperto domenica Il Resto del Carlino: “Una donna ci ha lanciato le pietre. Il parabrezza è andato in frantumi. Dito puntato contro i rom”; “Gang di ladri romeni scatenata. Depredate quattro case in poche ore”: gli uni perché nomadi e gli altri perché di uno stato membro della comunità europea, non possono essere espulsi. Bisognerà pensare di cambiare le leggi e allora m’avvilisco leggendo la dichiarazione del ministro Angelino Alfano: “Il reato di clandestinità non ha funzionato, ma abolirlo adesso spaventerebbe la gente”, ovvero il trionfo della demagogia, l’incapacità della politica di essere autorevole, il teatrino del faccio finta che.

La Merkel ha aperto le porte della Germania, molto più di tanti altri stati, ma non ha avuto paura a cacciare il capo della polizia dopo i fatti di Colonia e ad arrestare numerosi rifugiati e stranieri coinvolti. Agli Italiani del reato di clandestinità frega una micca, ma sanno che dietro non c’è altro, che siamo impotenti di fronte al fenomeno migratorio, ondeggianti fra un buonismo deleterio e le posizioni xenofobe della Lega o di certa Destra, con una giustizia permanentemente fuori tempo massimo e una politica incapace di elaborare riforme strutturali e di lungo respiro.

Nella incapacità italiana di fare rispettare diritti e doveri, si infilano tutti: gli abusivi dell’edilizia in attesa di un nuovo condono, come i delinquenti finanziari, i micro e i macro criminali, i falsi invalidi, i falsi pensionati. I corrotti e i corruttori. Perché non dovrebbero farlo gli stranieri? E soprattutto perché non dovrebbero farlo i delinquenti stranieri, sapendo di vivere nella nazione dell’impunità?  Dura menga.

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