IL BOSS LA BIBBIA e NOSTRO SIGNORE

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Non mi ha sorpreso la assidua frequentazione di Provenzano delle pagine della Bibbia accuratamente chiosate e annotate con posticks multicolori: è una devozione che nella storia ricorre in prima o in seconda istanza anche tra i piu’ efferati assassini, specie quando , trascorrendo periodi esageratamente lunghi  di detenzione volontaria o coatta,  si trovano   un pezzo dell’anima inprigionata a cercare uno spiraglio di luce e di libertà.. E poichè nessun uomo è degno della confidenza di un boss o di un criminale incallito, l’unico guizzo di autocritica e riflessione , l’unico frammento di specchio seppur deformante per guardarsi al di dentro e’ questo libro così poco comprensibile intriso di sinistri bagliori di umani sacrifizi, di popoli  scannati e di altri che si redimono alla guida di un dio condottiero, un dio che promette numerosa discendenza ai giusti e morte atroce per gli empi. Una Bibbia non si nega a nessuno, nemmeno ai frequentatori di  alberghetti che abbiano almeno 3 stelle evidentemente nella tradizione popolare della ospitalità essa è un viatico, una sorta di  valium a buon mercato quando nella solitudine di un viaggio o di un soggiorno si vogliono ritrovare pensieri di serenità e riflessioni di pace che conciliano in luogo della conta delle pecore. Ma che ci azzecca Provenzano con la Bibbia? Studiava egli forse da Dio onnipotente signore del cielo e della terra ? E’’ senza dubbio probabile che chi ha il vezzo di uccidere, non di prima mano, ma su commissione, possieda una dote primaria del Divino, poiche’ se tutti i comuni mortali sono in grado di dare o meglio di trasmettere , la vita che hanno ricevuto, la dote divina di porre fine ai giorni altrui se la puo’ permettere solo Dio; ed evidentemente la lettura biblica di Provenzano è stata fino ad ora una dialogo alla pari con Dio circa il dominio della vita. E le altre pagine ? Quelle del decalogo, quelle di Salomone, quelle di Davide e Golia,dei fratelli Maccabei  e quelle lodi sperticate per il giusto che fiorirà come palma , che si moltiplicherà come il cedro del libano, quelle. Be’ quelle sono pagine per i picciotti , i sottoposti, quelli che pagano il pizzo ed eseguono scrupolosamente gli ordini dei pizzini Se Dio è arrivato al punto di  chiedere a Giacobbe  la morte del figlio Isacco ,  graziandolo poi all’ultimo momento, per un improvviso raptus di indulgenza, evidentemente Provenzano ha ancora molti  artifizi da imparare dalla Bibbia e molti argomenti “” parigrado “”da trattare  con Dio. Del resto il popolo sottomesso alla mafia è un po’ come il popolo ebreo, incline ai disordini alle gozzoviglie, ai compromessi morali agli accomodamenti.E lo STATO, il fragile iniquo Stato persecutore è un po’ come gli egiziani, e i Babilonesi :un conquistatore un deportatore di schiavi che si costruisce le piramidi a Roma e Torino  e che è destinato a finire come Sodoma e Gomorra  sotto gli anatemi della lega lombarda e le profezie di Bossi, Calderoli e Borghezio. Quante volte immagino Provenzano appisolato , la Bibbia sulla pancia, la ricotta sul comodino e un paralume floscio che irraggiava  una luce soffusa, sereno  come un fanciullo , senza che sul muro di calce della sua  stalla rinfrescata, apparissero in  frenetica dissolvenza i fantasmi delle nullità umane che lui aveva  mandato a morte,
secondo una  convenzione stipulata direttamente tra lui e il creatore di cui lui e la mafia  si sono assunti il ruolo di interpeti esecutori. O forse , quando sotto mentite spoglie finì sotto i ferri degli urologi a Nizza condannato poi al pannolone a vita, percepi forse egli  di soggiacere , anch’esso a quelle leggi di vulnerabilità che egli aveva sempre  lucidamente applicato in nome e per conto  del Dio biblico ? E non sarà forse stato quel momento di incertezza e di anonimato e quel lezzo urinoso che gli paventava la corruzione della carne invecchiata, a fargli apparire lo spettro della morte  come un esigenza impellente di ristudiare di nuovo la Bibbia e capire se alla morte, se pure  sotto mentite spoglie, sotto un altro nome e cognome e in terra francese, Provenzano avrebbe potuto con  qualche cavillo sottrarsi, lui che aveva comunque pagato con 40 anni di autoprigionia, il prezzo che la giustizia  commina ai delinquenti comuni? Provenzano è dunque , probabilmente , un giusto redento,  che si è autoinflitto la pena  giuridica  giorno per giorno, rimanendo al suo posto, che ha sfidato la morte cruenta urologica, per caso fosse stato questo il suo destino, sotto mentite spoglie, per rimanere egli, comunque immortale. Una invadente e procace giornalista televisiva durante una trasmissione di cronaca-verità , ci ha mostrato , indiscreta ,che nel covo del Boss. Dietro al calendario sul muro , anche padre Pio faceva capolino, con il suo sguardo febbricitante teso ad un anelito di redenzione:  ma egli era dietro al calendario , dietro al trascorrere dei  giorni, ultima icona prima del muro bianco che simboleggia la fine della vita. tra il dio della Bibbia e padre Pio nessun segnale di un Cristo messo in croce e di un Dio che finisce male pure lui per pure risorgere al terzo giorno. Questi sono misteri, efferatezze ed ineffabili redenzioni di fronte a cui restiamo inebetiti pensando che Dio è Provenzano e Provenzano è Dio adesso quasi inerme e pure incontinente, ma che ancora si addormenta con la Bibbia del carcere sull’ombelico  a tutelare i suoi sonni dai fantasmi dei suoi assassinii.

 

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