Il Bel Paese dove YES suona

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Non esiste una materia più importante dell'Italiano. Le parole rivestono il pensiero e consentono di trasmetterlo agli altri, scrivendo e parlando. Eppure, puntuale, ogni anno, alla conclusione dell'anno scolastico e degli esami di Maturità, arriva il grido dall'allarme: gli studenti non conoscono l'Italiano. Se l'Italiano è la vittima più illustre, non stanno meglio le altre lingue benchè ci sia lo stucchevole vezzo di infarcire di termini in lingua straniera, soprattutto Inglese, ogni discorso

 


In questo periodo dell’anno si “”tirano le somme””  non soltanto con i dati statistici relativi al numeri dei “”maturi””, dei punteggi conseguiti e quant’altro. Arriva  anche il grido dall’allarme: gli studenti non conoscono l’Italiano.  Non è mancato neppure  quest’anno ma non è certo la prima volta che viene segnalato, con ritocchi progressivamente  peggiorativi, anno dopo anno.

E’ tristissimo, constatare i giovani usciti, magari con elevati punteggi, dalla maturità, abbiano una conoscenza davvero insufficiente dell’Italiano, talvolta con errori imperdonabili anche per ragazzini della Scuola Media… Altrettanto, si mostrano  impreparati  anche i laureati che partecipano a prestigiosi concorsi post laurea… Indimenticabile, quel l’addove che un candidato a un prestigioso concorso in Magistratura pensò bene di inserire nel suo testo. Uno dei molti errori imperdonabili di quel concorso, si disse all’epoca,  ma si potrebbero  tranquillamente riempire tomi ponderosi, riunendo tutte le “”perle”” di studenti e anche di molti insegnanti.
Avere la maggior conoscenza possibile della lingua permette di capire qualsiasi testo riguardante  qualsiasi disciplina, sia essa umanistica o scientifica. La proprietà di linguaggio, la conoscenza  delle parole,  rivestono il pensiero e consentono di trasmetterlo agli altri, nel modo più chiaro possibile, scrivendo e parlando.

Più conoscenza si acquisisce, maggiori possibilità si avranno di  poter comprendere la realtà che ci circonda, nelle sue infinite sfaccettature;  più facilità si avrà nel comprendere qualunque materia di studio, in qualsiasi grado d’istruzione, dalle prime classi fino all’Università.

Considerare l’italiano un accessorio,  sorvolare su errori  marchiani,  considerare pignoleria    rilevare l’uso scorretto di sostantivi, verbi, aggettivi, pronomi, accenti…crea danni incommensurabili.
Impazzano, in particolare  sugli ormai onnipresenti social, aforismi assolutori… che beatificano l’ignoranza, l’errore di un congiuntivo, preferendolo a una testa di rapa ( diciamo…)
Se l’Italiano è la vittima più illustre, non stanno meglio le altre lingue benchè ci sia lo stucchevole  vezzo di infarcire di termini in lingua straniera, soprattutto Inglese, ogni discorso, talvolta rasentando il ridicolo per la conoscenza sommaria, mutuata magari da qualche pedestre traduttore.

La Scuola, purtroppo, complice anche un certo forzato “”buonismo”” sorvola su troppe cose. Il relativismo onnipresente, applicato anche alla preparazione scolastica, fa il resto

Si parla di abolire i compiti a casa,  non si possono interrogare “” a sorpresa”” i ragazzi, non è possibile che le verifiche siano fatte senza  preparazione  di settimane, tutto deve seguire un ben preordinato  iter.

I genitori , non educatori ma avvocati d’ufficio dei figli,  trovano per essi ogni scusante e alibi… Alcuni rafforzano il concetto passando dalle parole ai fatti, dalla teoria alla pratica, arrivando a malmenare i professori che  danno un brutto voto o fanno una nota. Ovviamente, gli insegnanti non con l’esatta vocazione di martiri, pensano bene di dare  bei voti e limitare ogni richiamo. Fratture del setto nasale, ecchimosi varie, soste in pronto Soccorso, come si evince dalle cronache, fanno passare la voglia di eroismo anche ai più motivati fra loro.

Se,   dopo elementari e medie un ragazzo non riesce a mettere insieme una frase senza errori di grammatica, di sintassi, di ortografia, se non sa fare una divisione a due cifre, saprà fare altre cose,  e può tranquillamente andare alle superiori

E’ passato il concetto che, se la Scuola non insegna una cosa, ne insegnerà altre… certo, come no. Ma se io vado a scuola per imparare le materie,  le varie discipline, potrò essere bravissimo nei progetti  di aggregazione, in educazione fisica, in volontariato, tutte cose bellissime, ma se devo fare un’operazione devo essere capace, se devo fare un tema, che sia non infarcito con svarioni…  non posso invocare a scusante che me la cavo bene con lo sport, che vado a fare compagnia ai nonnini all’ospizio, o  altro.

Imperano il  perbenismo, lo stucchevole appiattimento, il livellamento al basso, l’errato concetto  per il quale  “”siamo tutti uguali””. Siamo uguali solo come esseri umani; non siamo  tutti uguali come intelligenza, come preparazione, come competenza.

E, benchè rara, la bocciatura è vissuta come un’ingiustizia somma perpetrata  ai danni dello studente o come una tragedia familiare.

Non è così, evidentemente, ma in una società che omologa tutto, (ovviamente livellando al basso tutto)  e’ impossibile che ci sa la selezione, impossibile che ci siano i bravi e gli scadenti, impossibile che ci sia chi è più adatto a studiare e chi lo è meno, che ci sia chi è più intelligente e chi lo è meno.

Ma circoscrivere agli studenti l’ignoranza non è giusto. Fior di professionisti, politici, giornalisti  lo sono altrettanto. Riempiono le frasi di termini inglesi ma sistematicamente uccidono i congiuntivi, inseriscono bel bello l’apostrofo anche dove non va e allegramente in altri casi lo sostituiscono con l’accento; usano “”spesse volte”” non per indicare massicce costruzioni murarie, bensì per dire “”frequentemente””; usano  “”piuttosto””   come se fosse un sinonimo di “”oppure”” ; scrivono “”intrigante”” per definire una persona attraente, non sapendo che intrigante è persona dedita a tessere sinistre trame o, quando va bene, pettegolezzi. La lista è lunghissima.

Beh…che importa, si dirà. Hanno forse ammazzato qualcuno, costoro? Nooo! E allora, continuiamo così.

A risentirci, al prossimo grido di dolore sull’Italiano questo sconosciuto.
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Come di consueto, qui di seguito presento brevemente il numero on line da oggi. I titoli in grassetto sono link che portano direttamente ai relativi pezzi. Questo per consentire anche a chi ha poco tempo, di poter sfogliare più facilmente il giornale.

Il Bel Paese dove YES suona

di A.D.Z.

Tagliate le poltrone… ma cambierà poi qualcosa?  

di Massimo Nardi

Mirandola senza antivirus

di Alberto Venturi

Nonostante sia perseguito dalla legge chiunque “pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”, per il Primo Cittadino di Mirando
la non è giusto dichiararsi pubblicamente contro il fascismo.

Bad Banks

di Roberto Gallo

Confesso che mi è venuta profondamente a noia la questione del Debito Pubblico, delle minacce della troika contro l’Italia, del balletto giallo-verde su tutte le questioni di governo. Noia che aumenta quando sento parlare preti da sbarco o pseudointellettuali già in canotta da mare.

Rom e Gitani

di Eugenio Benetazzo

Ogni italiano con il trascorrere della sua vita si è fatto una propria opinione sui rom tanto quanto se la sono fatti gli spagnoli con i gitani. Purtroppo il clima di patetico perbenismo che regna ormai trasversalmente in Europa impedisce di poter esternare il proprio pensiero su queste persone e sulla loro cultura.

Buona settimana e buona lettura del n. 662 – 348

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