Il bar ristorante Glamour e le vere vittime

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La vita in Viale Mazzoni è peggiorata dall’apertura del Phone Center, del Bar Ristorante e del Pakistan Kepab.

Comprendiamo bene come la signora Gloria Imhanfeotor, titolare del Bar Ristorante Glamour e del negozio di parrucchieri portante lo stesso nome, tenti di difendere il suo operato.

Chiunque, nella sua posizione, cercherebbe di fare la stessa cosa.

E difatti le argomentazioni che ha utilizzato nell’intervista pubblicata dalla GAZZETTA DI MODENA sabato 01/3/2008 sono nella sostanza identiche a quelle che adduceva a propria discolpa il titolare dell’ex Circolo ACLI SENZA COLORE.

Motivazioni che lei stessa, peraltro, quando il Circolo era aperto, criticava come noi.

Ciò che sfugge alla signora, come sfuggiva all’ex titolare del Circolo, è però che a noi cittadini in fondo poco importa quale sia la causa prima di una situazione che ha portato più volte il Questore a fare chiudere il suo locale (data la recidività, fatichiamo tra l’altro a spiegarci come finora non ne abbia disposto la serrata definitiva).

Ciò che a noi cittadini interessa è che da quando Phone Center, Bar Ristorante Glamour e Pakistan Kepab si sono insediati in Viale Mazzoni al posto del preesistente magazzino di mobili, il degrado è cominciato e peggiorato sempre più.

Facce poco raccomandabili, ubriaconi, risse, gente schiamazzante per strada fino a tarda ora, spesso orinando e vomitando, marciapiedi ingombrati da auto, biciclette, persone, sporcizia ovunque.

Quel che sappiamo è che quando il Bar Ristorante Glamour rimane chiuso la situazione ritorna quasi normale.

Questo ci importa, perché tutto ciò prima non c’era e ora non lo vogliamo più: abbiamo sopportato abbastanza.

Di certo poi non si può nemmeno scaricare la colpa sulle forze dell’ordine, che per evitare quanto abbiamo descritto dovrebbero stazionare permanentemente davanti al suo locale.

Si attrezzi con telecamere e migliori l’illuminazione esterna, la signora, paghi dei vigilantes privati, anziché mostrarsi strumentalmente collaborante offrendosi di pagare il biglietto di ritorno in patria a chi sa benissimo non può essere rispedito a casa propria.

E se nemmeno questo servirà, da cittadini riteniamo che non possa e non debba essere un esercizio, o un insieme di esercizi, rivelatosi polo di attrazione per balordi a rovinarci l’esistenza: di chiunque sia la responsabilità di questo stato di cose, perdurando tale situazione, arriveremo a raccogliere firme e a compiere azioni eclatanti affinché venga disposta la chiusura definitiva, o quantomeno la delocalizzazione che da tempo chiediamo, delle attività di cui abbiamo parlato.

E certamente pretenderemo ciò nel caso dovesse verificarsi un’altra rissa davanti ad esse.

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