I voucher sono la punta dell’iceberg

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Ovunque e comunque si persegue il profitto, sia esso rivolto all’arricchimento personale o a quello della comunità la conseguenza è lo sfruttamento. Può succedere perché il denaro non puzza più, si è persa qualsiasi etica in termini di giustizia, equità, pari doveri, pari opportunità, dignità del lavoro. 

 


I voucher stanno mal ripagando la Cgil che li usa, del tutto legittimamente, mentre la segretaria generale Camusso ne chiede l’eliminazione in quanto strumenti contro i lavoratori e i loro diritti fondamentali. Mezza Italia gode nel poter accusare il sindacato di doppia morale e l’altra metà si rammarica di questo non bel capitolo, ma in realtà tutto il sistema delle istituzioni pubbliche accetta lo sfruttamento massimo del lavoro come regola, in modo coincidente con lo sfruttamento nell’impresa privata.

Tanto per citare qualche esempio, i parlamentari pagano i propri collaboratori, talvolta in nero o con altre fantasiose forme;  i comuni non avvertono alcuna contraddizione nell’avere personale interno pagato in un modo e personale esterno che li affianca, con stipendi e diritti inferiori. Ovunque e comunque si persegue il profitto, sia esso rivolto all’arricchimento personale o a quello della comunità. Sempre di profitto si tratta e sempre, conseguentemente, di sfruttamento. Può succedere perché il denaro non puzza più, neanche nei bilanci pubblici, in quanto si è dispersa una qualsiasi etica e non sto pensando a corruzione o reati, ma all’esempio dovuto da enti e istituzioni al servizio della gente,  in termini di giustizia, equità, pari doveri, pari opportunità, dignità del lavoro. I programmi, le dichiarazioni e le parole pubblicamente spese dimostrano invece una distanza siderale dalle prassi utilizzate per realizzarli. Basta sostenere un pubblico risparmio se si calpestano o si limitano i diritti di qualcuno dei propri cittadini?

Del resto cosa può produrre la teoria del ‘massimo ribasso’ quando non si coniuga con la giustizia? A monte c’è la necessità dei bilanci in pareggio, in mezzo ci stanno le norme, spesso degenerate in un sistema burocratico assurdo, per cui non si possono assumere nei comuni i lavoratori indispensabili, ma si possono esternalizzare i servizi che svolgono, a  valle c’è lo svilimento della risorsa umana.

Non mi stupisco che succeda, mi stupisco non udire una voce che una, protestare, né un sindaco alzare la voce contro il governo per le stupide norme che lo costringono ad assurdità e ingiustizie, né un partito prendere le distanze e ribadire che un mondo nuovo non si costruisce con le regole vecchie e che non si può pretendere di riformare il lavoro dei privati, se si adottano gli stessi metodi contro cui si combatte.

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