I trent’anni dello “Studio legale Moscattini”

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Studio Legale Moscattini

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L’avvocato Gian Carla Moscattini, è in procinto di festeggiare i 30° dello studio legale da lei aperto, e di cui ancora oggi è la sola e unica titolare, come del resto per questi tre decenni.

Abbiamo voluto sapere direttamente da lei, come la professione di ieri e quella di oggi si siano evolute, in una categoria che sempre di più vede gli avvocati associarsi o condividere spazi e spese, mentre lei, fedele al suo ideale di professionista, ha voluto essere in prima linea e difendere la propria attività, non solo mettendoci la faccia, come si usa dire oggi, ma rispondendo in prima persona del proprio operato, innanzi al cliente come alle istituzioni.

Non deve essere stato facile, ma la credibilità e la notorietà dello Studio Legale Moscattini, sono la dimostrazione, coi fatti, di questo lungo impegno portato avanti con dedizione, coraggio, determinazione e caparbietà, che uniti alla passione ed alle competenze, acquisite con gli studi ed i quotidiani aggiornamenti, fanno di questa realtà un’eccellenza del terriotrio.

Avvocato Gian Carla Moscattini, da trent’anni alla guida dello “Studio legale MOSCATTINI”; come si diventa Avvocato?

L’avvocato è un professionista esperto di diritto che presta assistenza per conto del suo cliente, in qualità di consulente o rappresentante legale a seconda che lo assista in una vertenza stragiudiziale piuttosto che giudiziale.

Pur essendo disciplinata in modo diverso nei vari stati del mondo ovunque per potere esercitare la professione è necessario essere in possesso di un idoneo titolo di studio nonché l’appartenenza obbligatoria a un determinato ordine, con obbligo di relativa iscrizione a un albo professionale, la regolamentazione dell’iscrizione all’albo è diversa da Stato a Stato.

L’ordine professionale del quale fa parte di solito viene definito “Ordine degli avvocati”, comunemente anche ordine forense, è custode dell’albo professionale (l’albo degli avvocati) nel quale devono essere iscritti, obbligatoriamente per essere autorizzati ad esercitare la professione, gli avvocati.

L’avvocato in possesso dei requisiti che la legge richiede, svolge la funzione di rappresentare, assistere e difendere una parte in un processo in un Tribunale, ma di solito è competente a fornire assistenza e consulenza legale anche al di fuori di un procedimento giudiziario, ed esercitano la loro attività dietro pagamento di un compenso che prende il nome di parcella.

In Italia per potere ottenere il titolo di avvocato è necessario conseguire un diploma di laurea magistrale in giurisprudenza e svolgere un periodo di 18 mesi di tirocinio presso uno studio di altro avvocato, che è condizione necessaria per potere sostenere un esame per ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione. Una volta completato il suddetto periodo, nel quale il praticante deve fare prova di avere partecipato proficuamente alle attività dello studio legale, redigendo atti, studiando pratiche e partecipando ad un certo numero di udienze per semestre, è possibile presentare domanda di partecipazione all’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense. La prova è suddivisa in un esame scritto ed un esame orale1

L’avvocatura costituisce libera professione ed è incompatibile con rapporti di lavoro subordinato, fatta eccezione per i ricercatori e i professori universitari.

Lei come ha cominciato?

Da quando ho iniziato io, dopo la laurea in giurisprudenza (conseguita nel 1989 all’Università di Modena) ho attraversato una dopo l’altra le trasformazioni del ruolo professionale per le normative che sono state emanate, ma soprattutto per i cambiamenti sociali e culturali di questi 33 anni.


1 La prima fase, che di solito si svolge nel mese di dicembre, consiste nella redazione di tre elaborati scritti, in materia di diritto civile, diritto penale e diritto amministrativo. La fase degli scritti si svolge in tre giorni consecutivi determinati annualmente con decreto del ministero della giustizia. I quesiti proposti sono elaborati dal Ministero della Giustizia e consistono in alcune tracce in cui è prospettato un caso da risolvere. Lo svolgimento delle prove avviene in contemporanea in tutta Italia, presso le sedi indicate dalla Corte d’Appello nel quale distretto il candidato ha svolto, quantomeno in prevalenza, la pratica forense. Una volta effettuate le prove scritte, gli elaborati sono trasmessi alle commissioni esaminatrici istituite presso le singole Corti d’appello. I candidati che abbiano conseguito un punteggio sufficiente possono accedere alla seconda prova orale, da sostenere davanti alla commissione istituita nel proprio distretto di Corte d’Appello. Il superamento della seconda prova orale consente l’iscrizione all’ordine professionale. In caso di mancato superamento della prova orale, il candidato dovrà necessariamente attendere la programmazione di un’altra sessione, entro l’anno successivo, per potere sostenere un’altra volta l’esame di abilitazione. In questo caso, nonostante l’eventuale esito positivo della prova scritta in precedenza sostenuta, il candidato dovrà ripetere la prova per l’altra sessione.

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Il ruolo tradizionale dell’avvocato (uso il maschile non come “neutro”, ma perché l’accesso delle donne alla professione è avvenuto in modo massiccio e progressivo successivamente se si considera che nel 1981 le donne iscritte all’albo degli avvocati superavano appena il 6%) si presentava come un professionista con una preparazione esclusivamente giuridica, che diventava un attore nell’ambito giuridico per assistere parti, in genere sprovviste di informazioni giuridiche, innanzi ad un magistrato al fine di chiarire la situazione e far scaturire la sentenza.

Doti fondamentali: “una cultura generale e specifica, attitudine alla logica e all’oratoria, probità e correttezza”, eccellente solista, e poco propenso a confondere la propria voce all’interno dell’orchestra.

Ci siamo formati su testi di diritto che ci hanno insegnato come la difesa doveva rappresentare un diritto della persona costituzionalmente garantito, il processo il luogo dove dirimere le controversie che si conclude con la sentenza mediante la quale il giudice avrebbe dovuto discernere tra le ragioni e i torti, celebrando attraverso di essa il vincitore e sanzionando il soccombente.

Com’è cambiata la professione?

Sono rimasti intatti l’entusiasmo e la convinzione dei valori costituzionali, tuttavia, negli anni hanno subito l’impatto con la quotidianità del contenzioso giudiziario. Rendere giustizia ai cittadini nonostante la generosità e l’impegno di tanti soggetti che vi operano, unito al continuo mutamento delle norme, anche di diritto sostanziale, ha reso sempre più arduo il cammino.

Nel corso del tempo abbiamo assistito anche alla progressiva erosione dei diritti, per limitarci alla materia del diritto del lavoro, basta ricordare che dal 1984 si è delegata la contrattazione dal singolo alle organizzazioni sindacali.

In tema più strettamente processuale le modifiche al codice di procedura civile dal 1940 ad oggi sono state oltre 30, concentrate negli anni successivi al 1995, con innovazioni che non avevano una visione sistemica in cui le regole processuali venivano inserite con leggi destinate ad altri scopi, creando non poche difficoltà interpretativa per gli operatori, dai giudici agli avvocati.

In particolare, in materia di famiglia, una forte “scossa”, questa volta in senso evolutivo, al ruolo tradizionale del “divorzista” è giunto dalla riforma della materia di famiglia con la L. 54/2006 in punto di “bigenitorialità” che richiede alla coppia in crisi di mantenere e rafforzare la responsabilità genitoriale nei confronti dei figli e dalla successiva L. 219/2013 che ha sostituito la responsabilità alla potestà genitoriale, mentre Dlgs 154/2013 con l’art. 366bis cc introduce la normativa relativa all’ascolto del minore da parte del Giudice

Quali sono le caratteristiche per essere un avvocato di famiglia?

Sono richieste oggi all’avvocato di famiglia competenze ulteriori e diverse, rispetto alla professione com’era concepita un tempo, che spesso la formazione ricevuta in ambito universitario è carente e certamente non adeguata a formare professionisti con queste abilità. Oggi la di capacità di ascolto dei bisogni del proprio cliente e della controparte di comprendere le ragioni del conflitto, di sostenerli, di convincere la persona che vive la crisi della coppia a comportarsi ragionevolmente, di fornire le informazioni sulla base della competenza tecnica e della esperienza in un procedimento “sicuro” per i minori coinvolti, è un requisito essenziale.

L’avvocato “tradizionale”, individualista e battagliero, competente solo tecnicamente come giurista, non ha strumenti sufficienti per sostenere queste sfide che coinvolgono aspetti relazionali ben diversi dalla conoscenza delle norme.

Oltre alla Laurea in Giurisprudenza sappiamo che ha conseguito altre lauree, ce ne vuole parlare?

Resami preso conto che la laurea in Giurisprudenza, che ti fornisce le basi del diritto non poteva essere sufficiente, per come volevo svolgere la professione, a tutto tondo, solo pochi anni dopo aver aperto lo Studio Legale Moscattini, mi sono dotata non solo di una segretaria, ma anche di valide collaboratrici, tutte rigorosamente donne, col titolo di avvocato, specializzate ognuna in una loro specifica materia di competenza, e dopo aver stabilizzato lo Studio Legale, ho intrapreso un nuovo percorso di studi giuridici. Nell’anno accademico 1994/95 mi iscrivevo alla Pontificia Università Lateranense – Città del Vaticano, e il 28 ottobre 1998 conseguivo la Licenza in Diritto Canonico, con tesi dal titolo “Delitti contro le autorità ecclesiastiche e la libertà della Chiesa” relatore: Prof. Zbigniew Suchecki titolare della cattedra di diritto penale canonico presso il predetto istituto e dopo aver superato l’esame generale “De Universo Iure Canonico” proseguivo il mio percorso formativo, ottenendo il Dottorato in diritto canonico conseguito con lode il 27 ottobre 1999, presso la Pontificia Università Lateranense, con tesi dal titolo “Iter storico – giuridico dei delitti contro le autorità ecclesiastiche e contro la libertà della Chiesa nel Codex Iuris Canonici del 1917 e nel Codice di Diritto Canonico del 1983” relatori: Prof. Zbigniew Suchecki titolare della cattedra di diritto penale canonico, Prof. Sebastiano Paciolla titolare della cattedra di diritto comune e Prof. Gaetano De Simone, titolare della cattedra di Dottrina sociale della Chiesa, tutti docenti presso la Pontificia Università Lateranense – Città del Vaticano.

Continuavo poi con gli “Studi rotali” (presso il Tribunale della Rota Romana) per approfondire le dinamiche legate al diritto matrimoniale. Il corso della durata di 3 anni comprendeva anche approfondimenti in materia di psicologia, antropologia, metodologia giuridica, consolidamenti che mi hanno fornito una grande apertura mentale su come affrontare le problematiche e soprattutto su come ascoltare il cliente.

La incommensurabilmente necessaria dimensione giudiziaria e pratica quotidiana, si deve comunque necessariamente affiancare a percorsi relazionali e di consapevolezza che consentono di elaborare la sofferenza, attraversare esperienze dolorosissime che richiede  soprattutto di  essere centrati sul cliente piuttosto che sui propri vissuti.

Dopo aver conseguito anche l’abilitazione all’esercizio della professione di Giornalista Pubblicista, conquistata negli anni 2004/2005 ed essermi iscritta al prestigioso Albo dei giornalisti dell’Emilia Romagna, ho sentito l’esigenza di sviluppare studi per diventare Counselor, ovvero quella figura professionale che si occupa di persone sostanzialmente sane, ma che hanno bisogno di colloqui di sostegno o di aiuto per affrontare problemi relazionali o decisionali, senza la necessità di una cura di tipo psicoterapeutico o farmacologico che richiede le competenze e le specializzazioni dello psicologo o dello psichiatra.

Ho quindi intrapreso gli studi per ottenere il titolo di Master Gestald CounselingAgevolatore nella relazione d’aiuto” conseguito nel Luglio 2009 presso l’Università del Counselling, U.P. ASPIC, Roma, che consente lo svolgimento della professione di Counselor, mentre l’anno successivo sono diventata Mediatore Civile Professionista conseguendo il titolo il 27 novembre 2010 presso l’Istituto lodo arbitrale.

Come considera questo corposo “bagaglio” culturale

Questa molteplice visione della persona, è stata l’arma vincente. Da un lato la continua sfida verso traguardi nuovi, dall’altra la presa di coscienza che il cliente va accolto con tutte le sue paure, le proprie incertezze ed i suoi esclusivi bisogni.   Il counseling è un’attività professionale di sostegno e orientamento, che aiuta il soggetto a sviluppare e promuovere le proprie risorse al fine di affrontare in modo funzionale difficoltà momentanee legate alla situazione specifica che sta vivendo; il compito dell’avvocato che abbia in sé anche queste competenze, permette all’assistito di acquisire una maggiore consapevolezza dei propri bisogni, desideri e aspirazioni. L’approccio dell’avvocato è più attento alle azioni più consapevoli e funzionali al benessere del proprio assistito in merito a suo problema. Sta nel legale infatti individuare, di volta in volta, tenendo conto del soggetto che si trova di fronte, dei cambiamenti sociali, del mutamento degli stili di vita e relazionali che la problematica comporterà, delle condizioni materiali che ridisegnano i confini e interrogano su priorità, valori e istanze individuali, quale percorso suggerire o quale soluzione prospettare, tratteggiando l’abito “su misura” per il cliente, nella sua specificità ed unicità.


Come si esplica oggi la professione forense

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L’attività di difesa tradizionale si è poi arricchita della “mediazione” che è stata recentemente

introdotta a fronte della insoddisfazione dei clienti e dei professionisti più attenti sul contenzioso come unico modello di intervento di fronte alla richiesta di giustizia.

Col tempo è sempre più cresciuta la consapevolezza che il sistema giurisdizionale è una risorsa preziosa e limitata, che col tempo si occuperà prevalentemente di casi relativi a questioni fondamentali (cd. diritti indisponibili), di capacità, di interessi generali e che la riduzione della litigiosità demandata al sistema giurisdizionale appare condizione necessaria per rendere lo stesso sostenibile, mentre verranno sempre più delegate all’autonomia privata la composizione di tutte le altre controversie attraverso strumenti “alternativi” più adeguati alle singole tipologie di liti, e parliamo appunto di mediazione, arbitrato, negoziazione tra avvocati, così da lasciare il contenzioso ai casi in cui sia veramente necessario.
L’introduzione del processo telematico (L. 114/2014) presenta infine l’ultimo baluardo della professione. Ora il legale deve saper lavorare sul web, utilizzare i software operativi, trasformare gli atti in files Pdf (consapevole della differenza tra formati “immagine” e formati “testo”) apporre firme digitali con l’inserimento della smart card per poi trasmettere al

firma

sistema nelle strutture e linguaggi compatibili, e così via; il legale oggi può rendere nota la sua attività tramite siti internet previa comunicazione dell’Ordine, colloquia con controparti e clienti, e talora anche con i giudici con mail, acquisisce, in sostanza un linguaggio diverso e impara a interagire con strumenti diversi di cui deve munirsi e su cui ogni studio deve investire, in termini di risorse e competenze.

Lo Studio Legale Moscattini, una sfida riuscita?
Sono convinta che l’aver compreso fin da subito, che la figura del professionista, che avesse avuto la pretesa di essere l’unico attore sulla scena della giustizia non sarebbe bastato, mi ha consentito di circondarmi di donne avvocato con le quali lavorare in squadra, essere coese nell’affrontare clienti sempre più informati dei contenuti diffusi sul web, con cui sostenere la pretesa di giustizia attraverso le diverse opzioni possibili, le quali insieme a me formano lo staff di uno Studio Legale moderno ed attuale.

Collaborare con professioniste che coniughino doti di probità e correttezza, a quelle di cultura generale e specifica, professionalità e competenza, attitudine alla logica e alla oratoria, oltre alle conoscenze informatiche, come la capacità di passare dall’individualismo al gioco di squadra, ci ha consentito di scavallare questi tre decenni rimanendo brillanti ed appassionate, con la volontà di dare sempre maggiore e migliore soddisfazione alla sete di giustizia, che continuiamo a considerare degna di ascolto e risposta. Oggi più che mai viene richiesto all’avvocato di fare un passo avanti, di affrontare gli aspetti ulteriori alla sua formazione e, oltre all’informazione più accurata e approfondita sulle questioni di diritto, riconoscere e dare al cliente l’indicazione degli aspetti diversi da affrontare, e con l’arrivo dell’Avv. Veronica Ravaglia Moscattini, ovvero mia figlia, il cerchio può considerarsi perfettamente compiuto.

Mi sono sempre sentita alla guida di luogotenenti capaci e competenti, certa che schierandoci come un’unica “testuggine” all’avanzare delle pretese dell’avversario, saremmo sempre state in grado d’individuare la strategia più adatta alla risoluzione del problema, offendo ognuna di noi, le proprie competenze e conoscenze. Ovviamente per fare questo serve intesa e complicità avendo come unico obiettivo il bene del cliente onde ottenere la miglior soluzione al problema da affrontare.

Ognuna di noi, anche se io rimango la titolare, è quindi perfettamente integrata col progetto che dello Studio Legale Moscattini avevo in mente trent’anni fa. All’interno del nostro microcosmo sono assolutamente coniugate le diverse competenze relazionali, psicologiche e giuridiche, per fornire al cliente un contesto di informazione completa, sia sul piano giuridico così come un inquadramento globale della questione, senza però dimenticare, mai una volta, l’aspetto umano di chi ci sta di fronte.

La nostra mission è sempre stata ed ancora oggi rimane quella citata da Piero Calamandrei: «Molte professioni possono farsi col cervello e non col cuore. Ma l’avvocato no. L’avvocato non può essere un puro logico, né un ironico scettico, l’avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé, assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro ambasce. L’avvocatura è una professione di comprensione, di dedizione e di carità».

Ecco, questo è lo Studio Legale Moscattini!

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