I talk show della politica. Tanto fumo e poco arrosto.

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Non cito i titoli dei programmi per non far torto a nessuno, siano essi politici di sinistra o di destra . Quale riflessione può trarre il libero pensiero di un elettore dopo avere ascoltato uno di questi talk show conditi di pubblicità?

Per motivi di salute sono stato costretto a stare sdraiato per alcuni giorni. Non avendo il conforto di potere leggere, perché il mio problema riguardava proprio la vista, mi sono fatto una scorpacciata di televisione. Ringrazio l’inventore del telecomando dell’apparecchio sopra citato che mi ha permesso, comodamente sdraiato, di digerire le stupidità che sentite. Avrei avuto un’assimilazione migliore se mi fossi strafogato di trippa o un piatto più raffinato come le escargot à la Bourguignonne. Lasciando stare i vari programmi in cui si parla di omicidi, o quelli che si fanno i fatti degli ‘altri’, mi sono dedicato a quelli in cui si parla di politica. Certo, anche prima li guardavo ma non in dose così massiccia e partendo dalla mattina. Non cito i titoli dei programmi per non far torto a nessuno, ma sono giunto a una conclusione: tanto fumo e poco arrosto da parte dei partecipanti. Siano essi politici di sinistra o di destra (ma esiste ancora una destra in Italia?). Quale riflessione può trarre il libero pensiero di un elettore dopo avere ascoltato uno di questi talk show conditi di pubblicità? Tornando al cervello libero sopra citato, credo che ormai possa trarre le sue personali considerazioni sugli opposti schieramenti. Guardiamo uno dei grandi temi del presente e del futuro: l’immigrazione e l’integrazione. Da una parte, una sinistra che si ostina e fa le barricate sull’accoglienza dei migranti difendendosi dietro il paravento dell’accoglienza e del buonismo mettendo sulle poltrone dei programmi i volti sorridenti e rassicuranti dei suoi deputati (ci avete fatto caso che le donne del PD sono sempre sorridenti) con le riserve: gli intellettuali. Dall’altra parte, i soliti noti del centro destra che si affannano a dire il contrario, o meglio, con i distinguo di chi fugge da stati in guerra e chi viene credendo di trovare il paradiso. Lo stesso vale per il diritto alla difesa personale. Sempre visioni diverse e spesso condite con urla e insulti. Intanto, le persone oneste continuano a essere rapinate picchiate e qualche volta uccise. In mezzo, i sempre più poveri e i senza lavoro, che se la legge fosse veramente applicata, sarebbero molto di più visto lo scandalo dei dipendenti pubblici assenteisti. Ecco perché ringrazio l’inventore del telecomando. Mi sarò perso qualche campo Rom o qualche battibecco, però adesso so come si restaura una casa in America o come funziona un banco dei pegni a Las Vegas. 

Concludo con una domanda e una riflessione riallacciandomi a quanto scritto prima. Esiste ancora una destra in Italia? Un partito, un movimento di persone che antepongano il proprio interesse personale per servire la nazione e gli italiani. Certo di sprone potrebbe essere il ricordo di come nacque Alleanza Nazionale, a cui aderirono elementi cattolici, liberali, conservatori e monarchici, prima di essere divorati dalla maggioranza missina, che, prima li utilizzò per darsi un’immagine nuova (basta vedere i risultati elettorali per rendersi conto del vantaggio che ne trasse: 1992 MSI 5,37%, 1994 AN 13,47), per poi scaricarli dal treno in corsa quando ci si accorse che non erano degli (non mi piace usare le parole straniere, ma questa volta ci vuole proprio) yes men. Guarda caso il dato elettorale del 1992 è similare a quanto è accreditato nei sondaggi a Fratelli d’Italia. 

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