I soldati di Cecco Beppe

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""Quando si parla, quando si scrive, si ha come primo dovere quello della corretta informazione, senza sfumature che, pericolosamente, fanno virare i giudizi, mutandoli talvolta in modo radicale."" art. di Maria


 

Qualche volta capita ancora di sobbalzare,  di fronte a certe notizie,  nonostante  la nostra coscienza sia assopita nell’indifferenza, sia  ormai mitridatizzata dall’assunzione quotidiana di veleni di ogni genere.

Che sia la  crudeltà, la corruzione, l’infamia di certe persone o la volgarità, la stupidità, l’inutilità  di altre; che sia la furia degli elementi, la violenza dei cataclismi, o l’orrore della guerra,  o in generale  che sia lo spettacolo dell’ingiustizia, che in ogni campo umilia i giusti, uccide il merito, premia le nullità… noi siamo destinatari, sempre meno attenti e sempre meno interessati, dei veleni della mente e dell’anima.

Ma, anche se raramente, capita ancora di avere un moto di sdegno, un sussulto incredulo, una reazione sbigottita.

E’ di qualche giorno fa la notizia dell’esecuzione, avvenuta nel carcere di Salt Lake City , nello Utah,  di Ronnie Lee Gardner, un detenuto di 49 anni, colpevole di due omicidi. 

La pena capitale, la  morte di un essere umano, anche se egli è un  assassino reo confesso, freddamente  decisa ed eseguita, per legge, da altri uomini, certo  è un atto legale, ma non etico, secondo il mio pensiero.

Legale perché regolamentato da leggi, non etico perché va contro la legge morale. L’esecuzione della sentenza, per fucilazione, ha dato, come scrive Giordano Bruno Guerri,  “onestà alla barbarie”[1]  , concetto che condivido anche se nulla può mitigare l’orrore della più inappellabile delle sentenze.

Ma sarei un’ipocrita se dicessi che le reazioni di cui sopra, sdegno, incredulità, sbigottimento, le ho avute solo per la notizia dell’esecuzione  in sé, o per la modalità, inconsueta, scelta dallo stesso Ronnie Lee Gardner.

Le ho avute perchè la giornalista, (notiziario delle ore tredici,  Canale 5 mi spiace non avere avuto il tempo di annotare il suo nome)ha definito “cinque cecchini”  i componenti del plotone di esecuzione.

Non paga di ciò, ha spiegato  che  Ronnie Lee Gardner è stato  “ucciso a colpi di pallottole”…

Che cosa voglia dire “ucciso a colpi di pallottole”   non è chiaro, e se l’argomento non fosse così tragico si potrebbe fare una battuta, come se le pallottole gliele avessero scagliate addosso,  ma definire “cecchini” i componenti di un plotone d’esecuzione,desta  sconcerto.

Non trovo sia corretto  storicamente, non vedo il nesso tra i componenti un plotone d’esecuzione e quei tiratori scelti austriaci che, nella  Grande Guerra i nostri soldati soprannominarono “cecchini”, in  spregio all’ Imperatore Francesco Giuseppe, italianizzato in Cecco Beppe. Cecchini che colpivano i soldati nemici stando nascosti, quindi a tradimento.[2] Meno ancora, trovo possibile il paragone con i cecchini che sparavano sui tedeschi in ritirata, o sugli americani appena sbarcati,  dato che  si parla anche di cecchinaggio “fascista”.Se l’intenzione  della giornalista era lodare la precisione dei cinque volontari, tiratori scelti della polizia locale, sarebbe stato più corretto usare, appunto, la definizione “”tiratori scelti”” senza ricorrere alla parola cecchini, che ha e avrà sempre una connotazione negativa.

Questa è solo l’ultima in ordine di tempo. Ma svariate e frequenti sono le occasioni in cui si fa disinformazione, sia nella carta stampata, sia nei notiziari radiotelevisivi. Quando si parla, quando si scrive,  si ha  come primo dovere quello della corretta informazione, senza sfumature che, pericolosamente, fanno virare i giudizi, mutandoli talvolta in modo radicale.

Ad esempio, assodato quanto  sia molto facile incontrare persone più simpatiche dell’On. Di Pietro,  se viene sentito come persona informata dei fatti  (complessa perifrasi, un tempo si sarebbe definito semplicemente   testimone)[3] come rende noto la stampa “amica”,  nella stessa circostanza, da chi lo trova poco simpatico, o diciamo pure, lo detesta,  viene, invece, bollato con un titolo a nove colonne “Di Pietro torchiato per quattro ore dai PM” , chiaramente lasciando presentire il peggio.

Non si rende un buon servigio alla verità, quando lo stesso evento viene descritto in modi così opposti, si può  essere facilmente fuorviati da parole non sufficientemente soppesate e valutate. Se, invece, sono accuratamente scelte, valutate, soppesate e mirate proprio allo scopo di deformare la notizia e la verità, credo che ci sia poco da stare allegri.

Perchè esiste la realtà oggettiva, e questa  soltanto deve essere riportata, lasciando agli avvocati difensori, o ai portavoce politici, il compito primario di proclamare appassionatamente, sempre e comunque, anche contro l’evidenza, la totale innocenza ed estraneità, quasi il profumo di santità,  di chi paga loro lo stipendio.

Quindi  è il caso di valutare e misurare ciò che si dice, e ciò che si scrive.

E, soprattutto, sarebbe il caso di moderare l’ uso indiscriminato del condizionale, così comodo, così duttile, che permette, certo, di dire un sacco di cose, al riparo dai guai. In fondo, come dicono   sempre, scimmiottandosi gli con con gli altri…””il condizionale è d’obbligo””… così, in caso di bufala, o di malevola insinuazione, o di vera e propria “”balla”” il condizionale è l’ancora di salvezza.

Quante volte sentiamo  frasi come queste…

Sarebbero  pronti alcuni avvisi di garanzia…” 

 “Sarebbero emerse responsabilità a carico di…”

“”Sarebbero stati individuati i responsabili del…”

“”Ci sarebbe un mandato nei confronti di”…

“”Sarebbero stati ritrovati dei filmati compromettenti su…””

“”Avrebbe lasciato un biglietto spiegando il suo gesto…””

“”I vicini confermerebbero  che  la coppia…

E basta! Tutte queste cose hanno il sapore nauseante delle illazioni e del pettegolezzo, nulla di diverso, in  sostanza, dalla calunnia o dal gossip di bassa lega.

Le notizie sono un’altra cosa.

Maria

 

 

 

 



[1] La barbarie più onesta. Quello che io definisco “”un articolo da leggere il piedi””

  http://www.ilgiornale.it/interni/la_fucilazione_la_barbarie_piu_onesta/19-06-2010/articolo-id=454161-page=0-comments=1

 

[2] Un solo cecchino, ( “”Scharfschutze”” in genere era un ex guardiacaccia delle riserve imperiali) con il suo Mauser munito di collimatore, poteva fare una  strage, se  ben appostato, celato agli occhi dei soldati che avevano un percorso obbligato dal quale transitare.

[3] Assunzione di sommarie informazioni dalle persone informate dei fatti (art. 351 C .P.P.) che devono essere verbalizzate ed acquisite al fascicolo del P.M..

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